Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
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Parola d’ordine: aggregare. Che nel vocabolario tecnologico fa rima con semplificare e scalare. Perché oggi la difficoltà maggiore per gli utenti connessi è orientarsi in una pluralità infinita di scelte. Opzioni specifiche di navigazione su singoli prodotti o servizi molto verticali. E invece per alcuni analisti il successo passa proprio dell’aggregazione delle piattaforme e quindi dalla convergenza. È quanto ha scritto la bibbia americana delle startup TechCrunch a proposito del round di MealMe, piattaforma tech che integra ordini per i consumatori. Ha ottenuto otto milioni di dollari in finanziamenti per un inventario basato su oltre un miliardo di prodotti da 1,2 milioni di alimentari e ristoranti negli Stati Uniti e in Canada. «Tutto sarà sempre più incorporato. Col tempo l’utente sarà in grado di ordinare dalla propria auto, dalla TV, dalle app di social esistenti, dall’assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. La chiave sta nella piattaforma infrastrutturale», ha detto Matthew Bouchner, co-fondatore di MealMe. Insomma, non bastano più le app perché oggi si prova a ragionare di superapp sul modello della cinese WeChat.
La necessità, ma anche il rischio, è creare interazioni agevoli. Kevin Roose sul New York Times lo ha definito effetto frictionless, ovvero senza attrito. La tendenza a semplificare in un unico hub farà sì che vivremo una bulimia di acquisti digitali, col rischio di non rendercene conto. Dall’America all’Italia. La fotografia che offre la classifica delle 500 aziende Leader della Crescita 2025 di Statista e Il Sole 24 Ore vede la componente It e software al 10,4%. A dominare sono quelle realtà che aggregano per offrire servizi a valore aggiunto. Tra le presenti c’è la bresciana Web al chilo, partner di Amazon e che semplifica gestione e promozione dei punti vendita online. A Genova c’è Netalia, che propone un modello public cloud per minimizzare i rischi legati alla protezione dei dati. Dall’Abruzzo al mondo intero: Esyen è la società nata ad Avezzano ormai tredici anni fa e impegnata a fornire servizi di consulenza ai principali progetti aerospaziali europei con una presenza a Roma, Parigi, Monaco e Madrid. Da Scarperia, nella provincia fiorentina, arriva Temera, diventata leader nel mondo per la tracciabilità e per la serializzazione dei prodotti nei mercati della moda e del lusso. In classifica c’è anche la FiloBlu, legata ai servizi sull’e-commerce: l’azienda milanese sviluppa e gestisce il business digitale di colossi legati ai diversi settori moda, sport, bellezza e design. Ancora una volta l’Italia che innova si distribuisce in lungo e in largo lungo lo stivale, focalizzandosi su servizi unici e distintivi