Abitazioni accessibili

Piano Casa, Rixi annuncia un decreto da 950 milioni nel CdM di venerdì

L’annuncio al convegno “Città da vivere”, promosso da Ance nazionale e Assimpredil. Il viceministro ha aggiunto che il ministro Matteo Salvini sarebbe al lavoro per destinare all’abitare ulteriori 1,2 miliardi di fondi del Pnrr

di Paola Pierotti

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«L’Italia affronta una fase cruciale per il mondo delle costruzioni. Eventi traumatici ricorrenti dimostrano come la lentezza nell’adattarsi non sia solo un problema politico, ma dell’intera comunità civile. La credibilità futura del Paese si gioca sulla capacità di trasformare le città e oggi non lo si riesce a fare anche per una sedimentazione di norme che danno poteri ad una serie di autorità che sono autoreferenziali rispetto alla politica (e il riferimento è alle citate Soprintendenze ndr)».

Così il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, nella sede dell’Ance, ha annunciato che «il 6 marzo è atteso in Consiglio dei Ministri un decreto legge sul “piano casa”, che stanzierà 950 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica». A questo si aggiungerà l’integrazione di fondi privati - pilastro che come dice Rixi è in fase di valutazione a Chigi - riconoscendo che «la finanza pubblica da sola non può sostenere la mole di interventi necessari per riqualificare il patrimonio abitativo». Gli obiettivi includono: recupero del suolo, modernizzazione edilizia e rimodulazione del Pnrr (recuperando risorse originariamente destinate dal Mit ai trasporti).

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Per Rixi la vera scommessa sarà quella di costruire una visione comune e una cultura della rigenerazione che coinvolga tutti gli attori: dal governo al parlamento, dai ministeri (Infrastrutture, Ambiente, Cultura, Economia) agli enti locali e al settore privato. È fondamentale superare la logica dei veti incrociati e della competizione interna per “fare sistema”. La rigenerazione delle città non è quindi una battaglia contro l’ambiente o il patrimonio culturale, ma un’opportunità per migliorare la qualità della vita, garantendo edifici sicuri, efficienti dal punto di vista energetico e con bassi costi di gestione.

Un annuncio atteso da mesi che potrà orientare le scelte di amministrazioni e operatori. Un obiettivo che segnerà l’orizzonte di riferimento nel dibattito in cui le città italiane sono chiamate a costruire un modello di governance che coniughi sostenibilità, inclusività e gestione efficiente. Ma con quale agenda urbana? Se l’Europa considera prioritari temi come l’abitare, il clima, la mobilità, la cooperazione internazionale, la sicurezza, l’inclusione sociale e la competitività, l’Italia, attraverso il Pnrr, ha sistematizzato temi come la rigenerazione urbana, i piani integrati urbani e il Pinqua. E più sinteticamente, secondo l’Ifel, i driver per il futuro saranno la casa, l’energia e i trasporti, orientando di fatto un ipotetico prossimo Pnrr per le città post-2026.

Il “diritto ad abitare” emerge come punto cardine dell’iniziativa “Città da vivere”, promossa da Ance nazionale e Assimpredil, che sposta l’attenzione dal semplice accesso alla casa al benessere che un ambiente urbano può offrire. Come sottolinea Federica Brancaccio, presidente di Ance, «La città da vivere è un tema che Ance porta avanti da tempo con il progetto ’Città in Scena’. Vogliamo rispondere alle esigenze dei cittadini, evidenziando l’urgenza di aggiornare normative urbanistiche datate (1942) e standard dei servizi (1968). La vera sfida? Bilanciare un mercato libero con l’attrattività urbana, senza dimenticare chi davvero rende le città funzionanti».

La governance diventa quindi la chiave per creare città vivibili, dove servizi, mobilità e opportunità siano disponibili per tutti, abbattendo disuguaglianze e promuovendo inclusione sociale.

Matteo Robiglio, responsabile sviluppo immobiliare di Homes4All, suggerisce di concentrarsi sui progetti concreti e cita la mission della sua benefit, attivare il patrimonio privato dormiente, partendo casa per casa, per sviluppare via via delle soluzioni industriali che riducano i costi e favoriscano economie di scala nell’ambito dell’affordable housing. Tra l’altro in linea con le politiche già promosse dalle cooperative e in particolare da Legacoop Abitanti (che la prossima settimana ha organizzato un incontro dal titolo “the european affordable housing plan versus Piano Casa Italia).

Ance e Assimpredil, con l’intento di «rilanciare il modello della città italiana», insistono sulla polarità tra Roma e Milano, ascoltando anche le voci degli ex sindaci Francesco Rutelli e Gabriele Albertini. E Albertini interviene mettendo in evidenza come l’Expo sia stata una vetrina per una Milano che già si era trasformata con un lavoro di almeno 20 anni, avendo saputo attrarre prima del grande evento del 2015 30 miliardi di euro di investimenti. E la ricerca del centro studi Ance sulle città metropolitane conferma che Milano, pur essendo molto attrattiva, affronta una crisi abitativa, che si estende oltre la scarsità di alloggi, coinvolgendo una crescente frammentazione sociale e territoriale. Ecco che la soluzione sembra trovarsi nell’espansione all’area metropolitana. In sintesi: se la governance non integra crescita economica e accesso ai servizi, le città rischiano di diventare luoghi dove pochi vincono e molti perdono.

Il tema del lavoro e della residenza è centrale. Davide Agazzi di From evidenzia come il passaggio a un modello di terziario avanzato accentui la separazione tra aree residenziali e di lavoro, con disuguaglianze crescenti tra centro e periferia. Agazzi suggerisce che le politiche urbane trattino insieme residenza e lavoro come componenti interdipendenti per evitare che le disuguaglianze si radichino ulteriormente. Lavinia Pastore di Open Impact d’altro canto sottolinea l’importanza di misurare concretamente gli impatti delle politiche urbane, affermando che la misurazione dell’impatto sia l’unico modo per garantire che i cambiamenti siano efficaci. Ecco che la governance deve fare i conti con la realtà e non con il consenso momentaneo.

Nel confronto con Milano, Roma, con la sua vastità amministrativa e la complessità del coordinamento tra i vari livelli di governo, continua a puntare su una gestione efficace del territorio. Temi supportati dai dati e raccontati in queste settimane alla mostra “Roma nel mondo” allestita al Maxxi e sostenuta dalla stessa Ance-Roma Acer.

In questa partita sul rilancio delle città, il ruolo dei sindaci è centrale: i loro interventi e la misurazione dell’impatto sociale e ambientale devono essere integrati nei bilanci non settoriali, creando un modello di governance che vada oltre la pianificazione edilizia e diventi un motore di sviluppo equo e inclusivo. La casa potrà essere il motore, in grado di accelerare le politiche e magari anche attivare nuove economie.

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