Immobili

Piano casa, negozi e alberghi per facilitare gli investimenti privati

Le strutture non residenziali potranno essere realizzate in deroga ai vincoli del Piano. Lunedì il testo è atteso al voto di fiducia

di Flavia Landolfi e Giuseppe Latour

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Spazi commerciali, uffici e alberghi potranno contribuire a rendere sostenibili le operazioni private attivate nell’ambito del Piano casa. Il testo finale della legge di conversione del decreto 66/2026, atteso lunedì 22 giugno al voto di fiducia della Camera dopo la prima discussione di ieri, contiene anche un passaggio che cerca di aumentare la fattibilità degli investimenti del programma per il contrasto all’emergenza abitativa: sebbene resti il vincolo di dedicare almeno il 70% all’edilizia residenziale convenzionata, arrivano delle deroghe per la parte non residenziale.

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La modifica, approvata in commissione Ambiente, porta la firma di Fratelli d’Italia e della Lega, ed è al centro di un ordine del giorno firmato dal capogruppo del Pd in commissione Ambiente, Marco Simiani che chiede di evitare di dedicare le agevolazioni del Piano «a operazioni nelle quali la componente non residenziale risulti prevalente e la funzione abitativa sociale rivesta carattere meramente accessorio».

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Edilizia convenzionata

L’emendamento votato giovedì 18 giugno, allora, ritocca l’articolo 9 del provvedimento, dedicato all’edilizia convenzionata, cioè ai lavori pagati dai privati con una quota di alloggi a prezzo calmierato e una quota (al massimo il 30%) di alloggi venduti a prezzo di mercato. In teoria, i secondi devono rendere sostenibili i primi; in pratica, molti operatori considerano difficilmente realizzabile il 70% di case a prezzi convenzionati. Il rischio è, insomma, che l’articolo 9 resti soltanto sulla carta.

Così, la maggioranza punta ad ammorbidire questo vincolo. Le operazioni, allora, potranno prevedere «l’insediamento di una pluralità di destinazioni d’uso, residenziali e non residenziali». In questi casi, la quota percentuale minima del 70% di edilizia convenzionata, da rispettare per ottenere le semplificazioni del decreto, sarà calcolata esclusivamente sulla componente residenziale: cioè, mettendo in relazione gli immobili a prezzo libero e quelli a prezzo calmierato. Saranno fuori da questo conteggio gli investimenti «destinati a destinazioni d’uso non residenziali», dice la modifica. Sarà la convenzione con il Comune, posta alla base dell’investimento, a definire il perimetro della componente residenziale e, quindi, i numeri posti a base del calcolo.

Quota per start up e microimprese

Il mix di funzioni degli interventi privati agevolato attraverso l’edilizia convenzionata è al centro anche di altri emendamenti approvati in commissione Ambiente. Viene, infatti, prevista la possibilità che «una quota compresa tra il 5 per cento e il 15 per cento della superficie utile complessiva» dei nuovi insediamenti possa essere «destinata a start up, microimprese, attività lavorative svolte in postazioni condivise (coworking), commercio di prossimità, artigianato urbano e a servizi di quartiere mediante convenzioni a canone calmierato».

Attività artigianali

Non solo. Con una modifica appoggiata sia dalla maggioranza che dall’opposizione, e salutata con favore ieri da una nota di Cna, tra i servizi pubblici dei quali bisognerà assicurare una «adeguata dotazione» nei nuovi insediamenti di edilizia integrata, vengono ricomprese anche le attività artigianali «di produzione di beni o di prestazione di servizi».

Spazi e servizi di prossimità

Sarà anche assicurata, nelle nuove aree, «la presenza di spazi e servizi di prossimità, anche comuni, funzionali alla coesione sociale e al benessere della comunità residente». E, andando in una direzione sollecitata nel corso delle audizioni, dovranno essere coinvolti in questi progetti «le reti e gli enti del Terzo settore operanti in ambito sociosanitario e di comunità».

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