Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Marco Valsania
6' di lettura
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Pfizer e il suo partner BioNTech hanno sollevato il sipario su quella che potrebbe diventare una svolta cruciale nella lotta alla pandemia. Il loro vaccino sperimentale, somministrato in due dosi e nella fase finale degli studi clinici, ha mostrato sulla base di dati preliminari un'efficacia superiore al 90% contro il Covid-19. Se continueranno a trovare conferme, questi risultati consentiranno alle imprese di chiedere un via libero straordinario per il vaccino alla authority Usa forse già entro la fine del mese. E alla “strana coppia” di case farmaceutiche, un tradizionale colosso americano di Big Pharma e una nuova biotech tedesca, di passare in testa nella corsa - di salute pubblica, di reputazione e di business - per immunizzare la popolazione mondiale da una malattia che ha mietuto oltre 1,2 milioni di vittime e che continua a imperversare.
Avvertimenti e cautele sono necessari. L'annuncio è arrivato direttamente dalle aziende a sperimentazione da completare e tuttora da esaminare da parte della comunità scientifica. Frutto dell'analisi di un campione di 94 volontari che, nel vasto studio clinico, hanno contratto il coronavirus sviluppando almeno un sintomo. Non è sicura, tra l'altro, la durata della protezione immunitaria che sarebbe garantita dal vaccino, anche se le aziende sono ottimiste che possa durare forse più di un anno. Ma i risultati sono comunque andati di là delle più rosee aspettative. E hanno destato malcelato entusiasmo tra esperti di salute pubblica, nella politica e nel mondo aziendale.
“E' un gran giorno per scienza e umanità”, hanno affermato le due società sfoggiando apertamente ottimismo. Il chief executive di Pfizer, Albert Bourla, ha rivendicato la “luce in fondo al tunnel” e il progresso medico “più significativo in cent'anni, considerato l'impatto su salute e economia globale”. Il direttore dell'Istituto per le malattie infettive degli Stati Uniti, Anthony Fauci, ha definito l'efficacia indicata dagli studi clinici di società che considera credibili come “straordinaria” e uno sviluppo di buon auspicio anche se non cancella la necessità di campagne contro la continua avanzata del virus in attesa di controlli e di piani distribuzione di vaccini che richiederanno ancora tempo. Gli Stati Uniti hanno appena passato la soglia dei dieci milioni di casi.
Sia Joe Biden, il Presidente statunitense eletto, che Donald Trump, Presidente in carica fino al 20 gennaio e che non ha riconosciuto la sconfitta, hanno celebrato, lasciando momentaneamente in disparte lo scontro sul futuro della Casa Bianca e evitando di dar credito a polemiche sui tempi post-elettorali dell'annuncio. “Il vaccino arriva presto. Notizia fantastica”, ha twittato Trump sottolineando soprattutto l'impennata di Wall Street davanti allo sviluppo. Biden è stato più misurato: “Congratulo donne e uomini brillanti che hanno portato a questa scoperta e ci danno ragioni di speranza”. Ha poi tuttavia aggiunto, facendo eco a Fauci, che non basta. Che “la fine della battaglia contro il virus resta distante mesi” anche in caso di un vaccino o vaccini di successo. E richiede dunque una strategia nazionale comprensiva di serie precauzioni quali mascherine, social distance e diffusi tamponi.
In un segno della transizione di potere che appare ormai in corso a Washington verso la prossima amministrazione democratica, Biden ha nel frattempo dato vita alla sua task force contro il virus, composta di medici e esperti di sanità. E un vaccino potrebbe così diventare parte della sua strategia, che dà priorità alla sconfitta della pandemia e a un risanamento dell'economia a sua volta contagiata. Da Berlino il Ministro della Sanità della Germania Jens Spahn ha da parte sua affermato che se il vaccino di Pfizer e dell'azienda di casa BioNTech troverà tutte le ulteriori necessarie conferme “fa la differenza, è incoraggiante”.