Artigianalità

Pezzi one of a kind per arredare un soggiorno mai visto

Sono luoghi magici dove trovare l’inaspettato. Le gallerie di collectible design attraversano un momento speciale con una generazione di curatori e curatrici attenti anche al contenuto narrativo e sociale degli oggetti.

di Nicoletta Spolini

Feather Sofa di Studio Job, un day bed, a forma di piuma in cashmere lavorato a mano: il paradosso della leggerezza che sostiene.

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Negli anni Venti il Chicago Tribune definiva la galleria di collectible design di Eile en Gray a Parigi – forse una tra le prime al mondo con un concept così vicino a quello contemporaneo – “un soggiorno nel mai visto e nel mai sentito prima”. Lo si legge nella biografia di Gray, firmata da Gisella Bassanini e Giovanna Canzi per marinonibooks, con le belle illustrazioni di Beppe Giacobbe. Gli spazi dedicati ai pezzi unici sono luoghi magici dove trovare l’inaspettato, Gray vi esponeva in particolare i suoi paraventi in lacca, ma anche oggetti artistici dei suoi contemporanei. Il fatto a mano è da sempre considerato il vero lusso da esporre nelle proprie dimore. Ma il mondo del collectible sta avendo, ora, il suo momento e il primo sintomo è stato Salone Raritas. Curated icons, unique objects, and outsider pieces, una sezione dedicata a oggetti one-of-a-kind. E non al Fuorisalone, dove spesso in passato le gallerie facevano bella mostra dei loro capolavori, ma al Salone del Mobile appena concluso a Milano, accanto ai brand dell’industrial design più classico, a sancire di fatto una sorta di dialogo tra la filiera del progetto e l’alta manifattura creativa. A confermarlo, le parole di Nicolas Bellavance-Le-compte, co-founder di Nomad, l’evento internazionale dedicato al collectible che ha in St. Moritz la sua edizione emblematica (l’ultima è stata a Villa Beaulieu dal 12 al 15 febbraio) per poi approdare per la sua prima volta agli Hamptons dal 25 al 28 giugno e ad Abu Dhabi a novembre (se la situazione geopolitica mondiale lo permetterà). «È un mercato che ha avuto negli ultimi sei anni una crescita esponenziale», spiega a HTSI. «La pandemia ha avuto certamente il suo ruolo in questo: costretti tra le mura domestiche abbiamo cominciato a dare più valore all’ambiente casa e agli oggetti che ci circondano. Se ne ha beneficiato l’industrial design in generale, il mercato dei pezzi unici, con la moda a fare da traino attraverso progetti speciali, limited edition con un profondo contenuto artigianale, ha avuto grande fortuna anche grazie a un contesto economico che ha favorito i consumi nell’area luxury». La conseguenza è che si è fatta strada nel settore un’avanguardia di giovani curatori – e tante curatrici – animati dalla passione, attenti non solo all’aspetto commerciale o al potenziale di investimento di ogni singolo pezzo, ma anche al suo contenuto narrativo. I nuovi galleristi non hanno necessariamente spazi immensi, né aprono solo nelle grandi città, ma sanno creare ovunque comunità attraverso talk, workshop ed eventi speciali, usano spesso il potenziale digitale e sono stati capaci di dare luce a una generazione emergente di designer, attraendo al contempo un nuovo pubblico di collezionisti. Non è un caso che un’altra fiera del design da collezione, la belga Collectible, abbia proprio inaugurato una sezione dedicata agli emergenti – si intitola Curated – che ha subito riscosso recensioni entusiastiche. Cominciamo allora un percorso esplorativo tra alcune delle giovani gallerie che, in Italia e non solo, stanno proponendo i format più innovativi.

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L’IRONIA CONCETTUALE

Tra le gallerie scelte a inaugurare Raritas al Salone del Mobile ce n’era una in particolare che punta tutto sul design radicale. È la Mouromtsev Design Editions, nuovissima, che non ha ancora una sua sede fisica – avrebbe dovuto inaugurare a breve a Dubai, ma data la situazione geopolitica è rimasta per ora solo digitale – e presenta proprio a Milano la sua prima collezione collectible, con la curatela di Maria Cristina Didero. «È l’obiettivo del founder, Efim Mouromtsev, a essere interessante nel concept di questa galleria: usare il design come strumento per confrontarsi con la realtà, per proporre una riflessione sul presente», racconta lei stessa. «Così abbiamo scelto Job Smeets, artista e progettista belga, profondamente concettuale. Il titolo della collezione è Soft Parade e approfondisce il tema della morbidezza intesa come espressione tangibile della gentilezza verso gli altri, verso il mondo». Interessante anche il codice espressivo usato da Job, l’ironia e il gioco della contraddizione. Sei i pezzi che la compongono: un day bed che sembra una piuma, fragilissima, eppure capace di sostenere senza difficoltà il peso corporeo; un tappeto che si chiama Gentle Panther e, se il felino richiama la ferocia, il tappeto è morbido e accogliente; una poltrona che sembra fatta di fuoco e fiamme e invece è comoda e avvolgente. C’è un tavolo formato da una sorta di chewing gum rosa che emerge dai distributori di caramelle che lo sostengono, ricordo d’infanzia del designer; un coffee table fatto dai colletti dei servitori del Settecento. E infine una ruota, una delle più grandi invenzioni dell’umanità, che, invece di servire al movimento, porta luce e diventa una lampada. I prezzi delle opere variano dai 30mila ai 100mila euro. «Sì, perché ognuna è realizzata utilizzando materie prime preziose e con lavorazioni artigianali molto sofisticate», aggiunge Didero che nei suoi progetti di curatela si concentra sull’uomo, sul suo storytelling piuttosto che sull’oggetto, sull’espressione simbolica e dell’intelligenza manuale piuttosto che sulla forma.

UN TRIANGOLO VIRTUOSO

Joy Herro nella galleria milanese The Great Design Disaster. ©Alina Lefa

La galleria è aperta da settembre 2025, anche se l’attività di The Great Design Disaster (TGDD) ha inizio cinque anni prima con un’idea innovativa. «Tutto nasce da una considerazione sul valore del collectible design», spiega Joy Herro, founder insieme a Gregory Gatserelia di TGDD. «Un pezzo costa e vale molto, ma mi sono sempre chiesta quanto un compratore fosse consapevole della maestria artigianale a volte nascosta nella sua realizzazione». E proprio per questo, la designer libanese, da 14 anni in Italia, ha immaginato di costruire una sorta di triangolo virtuoso, di porsi come intermediaria tra il cliente e l’artigiano. «È il compratore che, con un ruolo quasi creativo, ci espone la sua idea. Noi gli troviamo chi gliela realizza. E seguiamo il progetto fino alla consegna. Abbiamo ebanisti in Brianza (tavoli da 10 ai 60mila euro), soffiatori del vetro a Murano (console con piani in vetro, da 15mila euro). Di recente, abbiamo anche degli esperti nella lavorazione dei metalli in Libano».

La lampada Hydra II Wall to ceiling, disegnata da Paul Matter e in mostra da The Great Design Disaster (11.677 €) a Milano. ©ANKUSH MARIA

La galleria oggi è in via della Moscova. «È uno spazio un po’ irriverente dove vogliamo porre delle questioni più che esporre collezioni, vogliamo coinvolgere la città con riflessioni su design e arte», spiega Joy. «La mostra che si è appena conclusa Connective Tension presentava il lavoro di Nikhil Paul (Paul Matter) che, nato in Zambia, cresciuto a Nuova Delhi e formatosi a Milano, ha sviluppato una pratica che esplora la luce oltre la funzione, muovendosi tra scultura, design ed esperienza. Il suo lavoro indaga la luce come presenza spaziale, capace di attivare relazioni e trasformare la percezione dell’ambiente (lampada Hydra II Floor to Wall, 11.677 euro). Il 15 aprile invece abbiamo inaugurato la mostra Ceramics - Second Edition in collaborazione con la Eleftheria Tseliou Gallery di Atene, che ha sfidato i suoi artisti mettendoli a lavorare con un materiale per loro inusuale come la ceramica per la produzione di pezzi a metà strada tra l’arte e il design (da 500 a 100mila euro in base all’artista)».

MODERNISMO E WABI SABI

Mirian Badaró, brasiliana, founder della Sorgin Gallery. ©Tinko Czetwertynski

Mirian Badaró della Sorgin Gallery di San Sebastián in Spagna è stata tra i nuovi talenti dell’ultimo Nomad di St. Moritz. Al suo spazio espositivo si arriva solo se appassionati: non è in centro città, non passi di lì per caso. È in un casale storico con duecento anni di vita, un bell’esempio di architettura vernacolare basca. «È un luogo speciale, in mezzo alla natura e a pochi passi dal mare del golfo di Biscaglia, dove mi piace l’idea di accogliere i visitatori come ospiti più che clienti», dice Badaró, di origini brasiliane. «Vorrei che avessero un’esperienza immersiva, vivessero la galleria come una piattaforma dove condividere idee sul design, l’arte e l’architettura. Mi sono trasferita qui per amore dieci anni fa e nel 2024, dopo una meticolosa opera di ristrutturazione, ho aperto Sorgin: un sogno realizzato».

Un angolo della Sorgin Gallery a San Sebastián, nella campagna basca: sulla sinistra “Chrysta 02” di Adeline Halot(22.500 €); sulla scala, arazzo “Gravitación” (1997), di Eduardo Chillida per Nanimarquina in lana e seta (12.000 €); sedia Hedonê di Estúdio Mameluca (prezzo su richiesta). ©Erlantz Biderbost

Laureata in Legge, in una famiglia di avvocati, ma con una grande passione per la creatività, aveva già aperto una galleria tra Rio de Janeiro e San Paolo, ma quando il marito di origini basche è tornato a casa, l’ha seguito trasferendo qui l’attività con una selezione di pezzi dei maestri del modernismo brasiliano come Joaquim Tenreiro e José Zanine Caldas e creazioni giocose di autori contemporanei quali Adeline Halot, Joseba Lekuona ed Eduardo Chillida. «L’armonia per me nasce dal mescolarsi di tecniche, decadi e linguaggi diversi», spiega. «Mi piacciono in particolare pezzi dalle forme organiche (tavolo basso in legno peroba e vetro di Giuseppe Scapinelli, 11mila euro), materiali naturali (vasi in lana di Inês Schertel da 10mila a 22mila euro), pratiche che ricordano il wabi sabi, come la scultura Chrysta 02 di Adeline Halot, fatta con fili di acciaio inossidabile, ottone e filati di lino (22.500 euro)».

Nella Sorgin Gallery: tappeto in lana di Eduardo Chillida per Nanimarquina (4.015 €), sedia di José Zanine Caldas per FÁBRICA MÓVEIS ARTÍSTICOS Z(8.000 €) e cesto di lana merino Inês Schertel (1.800 €). ©DAVID VICENTE

LA SEMANTICA DELLE COSE

Valentina Guidi Ottobri di Vgo Associates e alle sue spalle “Magia”, scultura talismano che fa parte del “Bestiario”, da lei disegnato e prodotto dai Fratelli Colì (da 60 €). ©Monica Spezia

«Devono tutti avere un significato profondo gli oggetti che ci circondano». Valentina Guidi Ottobri, founder di Vgo Associates, ha studiato Semiotica con Umberto Eco. E la disciplina ha finito per influenzare la sua vita e il suo lavoro. Così quando ci racconta della sua attività di curatrice di arte e design, introduce il concetto di casa medicina. «È una casa che ti accoglie, ti cura, contiene cose che evocano ricordi ed emozioni». La sua prima galleria l’ha aperta in Costa Azzurra, in una dimora rustica alle porte di Grasse, dove si era trasferita nel 2019. «Era la mia casa e il mio giardino dove compratori e appassionati potevano vedere gli oggetti, nati dalla mia collaborazione con artisti e designer, nella piena espressione del loro contenuto semantico. Come, per esempio, il Frattale Visivo di Carlo Maria Maggia, una virtuosa costruzione di specchi con un telaio metallico che, nella natura, riflette il paesaggio circostante o la tenda di Franco Raggi, un’architettura che ancheggia con il vento, elegante e fragile (da 7mila euro)». Ora il concetto di dimora/galleria Valentina l’ha trasferito a Firenze, sua città d’origine dove è tornata per aprire La Cabana, la sua casa affacciata su un terrazzo pieno di piante grasse: «Ogni oggetto sintetizza design, arte e ritualità, e lo si può ordinare dai nostri artigiani». Qualche esempio: The Snake Table, un tributo all’alchimia nato dalla partnership tra Vgo e l’artista Leonardo Bianchi (9.500 euro), o le sculture talismano che fanno parte del Bestiario, disegnato da Valentina e prodotto dai Fratelli Colì (dai 60 ai 150 euro).

Night Dance Coffee Table di Alphie Fuzzies, prodotto da ANGELONI di Carrara e proposto da Vgo Associates (10.000 €). ©Monica Spezia

A Firenze l’anno scorso Valentina ha aperto un’altra casa-galleria che si può anche affittare per un soggiorno in città. «È Casa Lilia, il cui nome è un omaggio al Giglio fiorentino e all’identità di Firenze. La si può trovare anche su Airbnb a 200 euro a notte. Gli ospiti, oltre che acquistare gli oggetti, possono prenotare una visita che guido personalmente ad alcuni degli atelier artigiani con cui lavoro». Con le due case, le residenze creative che Valentina organizza in giro per il mondo e le collaborazioni con designer internazionali, di fatto, Vgo Associates è un progetto di design collectible che va oltre la galleria per diventare comunità di scambio culturale e ricerca progettuale.

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