Pezzi one of a kind per arredare un soggiorno mai visto
Sono luoghi magici dove trovare l’inaspettato. Le gallerie di collectible design attraversano un momento speciale con una generazione di curatori e curatrici attenti anche al contenuto narrativo e sociale degli oggetti.
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Negli anni Venti il Chicago Tribune definiva la galleria di collectible design di Eile en Gray a Parigi – forse una tra le prime al mondo con un concept così vicino a quello contemporaneo – “un soggiorno nel mai visto e nel mai sentito prima”. Lo si legge nella biografia di Gray, firmata da Gisella Bassanini e Giovanna Canzi per marinonibooks, con le belle illustrazioni di Beppe Giacobbe. Gli spazi dedicati ai pezzi unici sono luoghi magici dove trovare l’inaspettato, Gray vi esponeva in particolare i suoi paraventi in lacca, ma anche oggetti artistici dei suoi contemporanei. Il fatto a mano è da sempre considerato il vero lusso da esporre nelle proprie dimore. Ma il mondo del collectible sta avendo, ora, il suo momento e il primo sintomo è stato Salone Raritas. Curated icons, unique objects, and outsider pieces, una sezione dedicata a oggetti one-of-a-kind. E non al Fuorisalone, dove spesso in passato le gallerie facevano bella mostra dei loro capolavori, ma al Salone del Mobile appena concluso a Milano, accanto ai brand dell’industrial design più classico, a sancire di fatto una sorta di dialogo tra la filiera del progetto e l’alta manifattura creativa. A confermarlo, le parole di Nicolas Bellavance-Le-compte, co-founder di Nomad, l’evento internazionale dedicato al collectible che ha in St. Moritz la sua edizione emblematica (l’ultima è stata a Villa Beaulieu dal 12 al 15 febbraio) per poi approdare per la sua prima volta agli Hamptons dal 25 al 28 giugno e ad Abu Dhabi a novembre (se la situazione geopolitica mondiale lo permetterà). «È un mercato che ha avuto negli ultimi sei anni una crescita esponenziale», spiega a HTSI. «La pandemia ha avuto certamente il suo ruolo in questo: costretti tra le mura domestiche abbiamo cominciato a dare più valore all’ambiente casa e agli oggetti che ci circondano. Se ne ha beneficiato l’industrial design in generale, il mercato dei pezzi unici, con la moda a fare da traino attraverso progetti speciali, limited edition con un profondo contenuto artigianale, ha avuto grande fortuna anche grazie a un contesto economico che ha favorito i consumi nell’area luxury». La conseguenza è che si è fatta strada nel settore un’avanguardia di giovani curatori – e tante curatrici – animati dalla passione, attenti non solo all’aspetto commerciale o al potenziale di investimento di ogni singolo pezzo, ma anche al suo contenuto narrativo. I nuovi galleristi non hanno necessariamente spazi immensi, né aprono solo nelle grandi città, ma sanno creare ovunque comunità attraverso talk, workshop ed eventi speciali, usano spesso il potenziale digitale e sono stati capaci di dare luce a una generazione emergente di designer, attraendo al contempo un nuovo pubblico di collezionisti. Non è un caso che un’altra fiera del design da collezione, la belga Collectible, abbia proprio inaugurato una sezione dedicata agli emergenti – si intitola Curated – che ha subito riscosso recensioni entusiastiche. Cominciamo allora un percorso esplorativo tra alcune delle giovani gallerie che, in Italia e non solo, stanno proponendo i format più innovativi.
L’IRONIA CONCETTUALE
Tra le gallerie scelte a inaugurare Raritas al Salone del Mobile ce n’era una in particolare che punta tutto sul design radicale. È la Mouromtsev Design Editions, nuovissima, che non ha ancora una sua sede fisica – avrebbe dovuto inaugurare a breve a Dubai, ma data la situazione geopolitica è rimasta per ora solo digitale – e presenta proprio a Milano la sua prima collezione collectible, con la curatela di Maria Cristina Didero. «È l’obiettivo del founder, Efim Mouromtsev, a essere interessante nel concept di questa galleria: usare il design come strumento per confrontarsi con la realtà, per proporre una riflessione sul presente», racconta lei stessa. «Così abbiamo scelto Job Smeets, artista e progettista belga, profondamente concettuale. Il titolo della collezione è Soft Parade e approfondisce il tema della morbidezza intesa come espressione tangibile della gentilezza verso gli altri, verso il mondo». Interessante anche il codice espressivo usato da Job, l’ironia e il gioco della contraddizione. Sei i pezzi che la compongono: un day bed che sembra una piuma, fragilissima, eppure capace di sostenere senza difficoltà il peso corporeo; un tappeto che si chiama Gentle Panther e, se il felino richiama la ferocia, il tappeto è morbido e accogliente; una poltrona che sembra fatta di fuoco e fiamme e invece è comoda e avvolgente. C’è un tavolo formato da una sorta di chewing gum rosa che emerge dai distributori di caramelle che lo sostengono, ricordo d’infanzia del designer; un coffee table fatto dai colletti dei servitori del Settecento. E infine una ruota, una delle più grandi invenzioni dell’umanità, che, invece di servire al movimento, porta luce e diventa una lampada. I prezzi delle opere variano dai 30mila ai 100mila euro. «Sì, perché ognuna è realizzata utilizzando materie prime preziose e con lavorazioni artigianali molto sofisticate», aggiunge Didero che nei suoi progetti di curatela si concentra sull’uomo, sul suo storytelling piuttosto che sull’oggetto, sull’espressione simbolica e dell’intelligenza manuale piuttosto che sulla forma.
UN TRIANGOLO VIRTUOSO















