Per la domanda petrolifera viene ora prevista una contrazione di 1,1 mbg nel 2026, 700mila in più di quanto indicato a maggio (solo nel secondo trimestre c’è stato un crollo di ben 5 mbg). Nel 2027 però l’Aie si attende che la domanda risalirà di 2 mbg (a 105,3 mbg, circa l’1% più che nel 2025), grazie a «una normalizzazione dei flussi commerciali, prezzi del petrolio più bassi e un outlook economico in miglioramento».
Anche sul fronte dell’offerta l’Agenzia prevede un capovolgimento: dopo un crollo di 3,9 mbg nel 2026, l’anno prossimo ci sarà un rimbalzo di ben 8 mbg, trainato non solo dal recupero di produzione nel Golfo Persico (e in particolare negli Emirati arabi, ormai usciti dall’Opec e impegnati ad espandere la capacità) ma anche da quello che l’Aie chiama il «quintetto americano»: Usa, Canada, Brasile, Guyana e Argentina. L’offerta raggiungerà così 110,3 mbg nel 2027, superando la domanda di quasi 5 mbg. Sempre che tutto vada per il verso giusto.
Nonostante le speranze di pace e la netta discesa delle quotazioni del barile negli ultimi giorni (anche se il Brent è rimbalzato di circa l’1% mercoledì 17, tornando vicino a 80 dollari), la situazione sul mercato resta difficile.
La stessa Aie registra un ulteriore declino della produzione a maggio, quando sono arrivati a mancare all’appello 13,6 mbg rispetto a prima della guerra (600mila più che ad aprile).
I prelievi dalle scorte si sono intensificati raggiungendo 4,6 mbg a livello globale, dai 2,5 mbg di aprile. E le riserve strategiche in particolare sono crollate nei Paesi Ocse ai minimi da dicembre 1990.