Scenari

Petrolio, l’Aie torna ottimista: offerta di nuovo in eccesso fin dal 2027

Il recupero delle forniture dal Golfo Persico sarà «graduale», ma l’Agenzia internazionale dell’energia prevede che già dal prossimo anno si ripresentino le condizioni di surplus che prima della guerra tenevano sotto pressione il prezzo del barile

di Sissi Bellomo

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L’impatto della guerra nel Golfo Persico durerà poco sul mercato del petrolio secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), che prevede fin dal prossimo anno il ritorno di un forte eccesso di offerta: ben 4,7 milioni di barili al giorno, a fronte di un deficit di 920mila bg nel 2026. L’abbondanza ritrovata, osserva, potrà «dare al mercato una benvenuta boccata di ossigeno, offrendo l’opportunità di ricostituire le scorte esaurite o creare nuove riserve strategiche».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sono all’insegna dell’ottimismo le prime previsioni dell’Aie per il 2027, pubblicate quando mancano due giorni al fatidico incontro in Svizzera, in cui Stati Uniti e Iran dovrebbero firmare l’accordo per mettere fine al conflitto e ristabilire i transiti nello Stretto di Hormuz.

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L’Agenzia parigina riconosce che il percorso verso il pieno recupero delle forniture dal Golfo sarà «graduale» e potenzialmente accidentato: «Vincoli operativi e politici, tra cui operazioni prolungate di sminamento e questioni irrisolte relative alle modalità di transito, comportano rischi al ribasso per l’outlook», si legge nel rapporto mensile diffuso mercoledì 17.

Lo scenario di base prospetta comunque una normalizzazione del mercato in tempi relativamente rapidi, seguito da un ritorno dei fondamentali ai “vecchi” squilibri, che tenevano il prezzo del barile sotto pressione: vale a dire un’offerta di petrolio ampiamente superiore alla domanda.

Prima della guerra l’Aie si era a lungo distinta per una visione del mercato molto più ribassista rispetto alla maggior parte degli analisti, cosa che l’ha costretta a forti e ripetute revisioni delle stime da marzo in avanti. Anche l’ultimo rapporto non fa eccezione.

Per la domanda petrolifera viene ora prevista una contrazione di 1,1 mbg nel 2026, 700mila in più di quanto indicato a maggio (solo nel secondo trimestre c’è stato un crollo di ben 5 mbg). Nel 2027 però l’Aie si attende che la domanda risalirà di 2 mbg (a 105,3 mbg, circa l’1% più che nel 2025), grazie a «una normalizzazione dei flussi commerciali, prezzi del petrolio più bassi e un outlook economico in miglioramento».

Anche sul fronte dell’offerta l’Agenzia prevede un capovolgimento: dopo un crollo di 3,9 mbg nel 2026, l’anno prossimo ci sarà un rimbalzo di ben 8 mbg, trainato non solo dal recupero di produzione nel Golfo Persico (e in particolare negli Emirati arabi, ormai usciti dall’Opec e impegnati ad espandere la capacità) ma anche da quello che l’Aie chiama il «quintetto americano»: Usa, Canada, Brasile, Guyana e Argentina. L’offerta raggiungerà così 110,3 mbg nel 2027, superando la domanda di quasi 5 mbg. Sempre che tutto vada per il verso giusto.

Nonostante le speranze di pace e la netta discesa delle quotazioni del barile negli ultimi giorni (anche se il Brent è rimbalzato di circa l’1% mercoledì 17, tornando vicino a 80 dollari), la situazione sul mercato resta difficile.

La stessa Aie registra un ulteriore declino della produzione a maggio, quando sono arrivati a mancare all’appello 13,6 mbg rispetto a prima della guerra (600mila più che ad aprile).

I prelievi dalle scorte si sono intensificati raggiungendo 4,6 mbg a livello globale, dai 2,5 mbg di aprile. E le riserve strategiche in particolare sono crollate nei Paesi Ocse ai minimi da dicembre 1990.

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