Se le compagnie low cost hanno tolto il primato all’Alitalia, è anche perché offrono voli diretti fra città anche non grandi senza passare dagli hub, perni della rete delle compagnie “tradizionali”.
Invece il Governo punta tutto sul salvataggio Alitalia, non solo ricapitalizzandola e rinazionalizzandola, ma anche creando - direttamente o indirettamente - ostacoli alla concorrenza. Come il modello di gestione centralizzata (di tipo spagnolo) previsto dal disegno di legge delega sul riordino del trasporto aereo, il tentativo di imporre contratti di lavoro italiani indiscriminatamente anche al personale di compagnie estere e le ipotesi di modifica alle linee guida del 2016 sugli incentivi all’avvio di nuove rotte. I precedenti tentativi di salvare l’Alitalia penalizzando la concorrenza non hanno giovato nemmeno alla stessa compagnia.
Finisce per avere un ruolo anche l’Art (Autorità di regolazione dei trasporti), che il 16 luglio ha pubblicato i nuovi modelli di tariffe aeroportuali in vigore dal 1° luglio 2021. Essi penalizzino gli scali con politiche commerciali attrattive per nuovi vettori, come quelli periferici.
I gestori vanno incontro anche a costi più alti, non solo per le misure anti-Covid (che pesano molto anche sulle compagnie) ma anche per i nuovi obblighi sui contratti di lavoro delle imprese loro appaltatrici, che equiparano addetti esterni non specializzati a interni qualificati. Unica misura recente a favore dei gestori, l’allungamento di due anni delle concessioni.
Sullo sfondo, le penalizzazioni di tutto il trasporto aereo per obiettive ragioni ambientali, legate a inquinamento, rumore ed emissioni di CO2. La Ue ha obiettivi ambiziosi di qui al 2030 e l’intero settore dovrà fare i conti con esse.