L’assassinio di Chiara Poggi

Perché si è tornato a parlare del caso Garlasco e cosa è successo negli ultimi 7 giorni

Gli inquirenti che nell’ultima settimana hanno accelerato sulle indagini - con le perquisizione a casa di Sempio e dei genitori e la ricerca dell’arma del delitto nel canale di Tromello - oggi sono pronti a svelare qualche asso dalla manica

a cura di Enrico Bronzo

Aggiornato il 21 maggio 2025, ore 07:32

Un'immagine di Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione a Garlasco (Pavia).   ANSA/EMMEVI

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Gli inquirenti che nell’ultima settimana hanno accelerato sulle indagini - con le perquisizione a casa di Sempio e dei genitori e la ricerca dell’arma del delitto nel canale di Tromello - oggi sono pronti a svelare qualche asso dalla manica, in attesa che l’incidente probatorio possa restituire quel match genetico che per la Procura colloca il sospettato in via Pascoli quando Chiara Poggi viene uccisa.

Nell’archiviazione su Sempio - firmata dal giudice delle indagini preliminari Fabio Lambertucci e chiesta dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dalla sostituta procuratrice Giulia Pezzino - quel dato è già spiegato con un contatto mediato tra le dita di Chiara e la tastiera del computer di casa Poggi (non pulita con reagenti) su cui Sempio tempo prima potrebbe aver lasciato le sue impronte.

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Una spiegazione che non convince una Procura segnata negli ultimi anni da veleni e lotte intestine.

L’inchiesta attuale - in attesa di colpi di scena a distanza di quasi 18 anni dal delitto - parte da una rilettura e una nuova ricostruzione di quanto accaduto al piano terra della villetta in cui i genitori di Chiara Poggi continuano a vivere.

Si valuta l’ipotesi - smentita delle sentenze - che potrebbe esserci stata una colluttazione tra la vittima e Sempio tale da giustificare quella traccia genetica sulle unghie che per la procura non trova altra giustificazione.

La dinamica dell’omicidio - foto alla mano - mostra che Chiara Poggi viene colpita a pochi passi dalla porta d’ingresso, trascinata sul pavimento, adagiata allo stipite prima di essere gettata dalle scale su cui è stata trovata.

Indossa il pigiama - a indicare che ha aperto a chi conosceva -, nessun segno di effrazione, nessun tentativo di violenza, in casa manca solo un martello.

Il martello

Un martello è stato trovato il 15 maggio 2025 grazie al dragaggio di una roggia che scorre nei pressi della ferrovia a Tromello, non distante da Garlasco. Di recente, infatti, un supertestimone ha indicato il canale come possibile luogo in cui cui si sarebbe potuta trovare l’arma del delitto. Da fonti vicine alle indagini si apprende che sarebbe stato trovato più di un oggetto compatibile con quanto si cercava. Al momento è l’unico particolare emerso dal riserbo degli inquirenti, che invitano alla prudenza perché potrebbe trattarsi di oggetti di uso comune. L’attrezzo è stato trovato proprio nei 300 metri in cui si concentrate le ricerche di carabinieri e vigili del fuoco.

La ricostruzione dell’omicidio

La ventiseienne, colpita poco dopo la colazione, viene uccisa - per gli esperti - tra le 9.12 e le 9.35.

Il killer è uno per la Suprema corte, sebbene la pista della doppia arma e di due assassini torna sulla stampa.

La traccia genetica, già entrata nei processi contro Stasi, è ritenuta nella perizia firmata da Francesco De Stefano non utilizzabile perché inattendibile.

Non è un Dna identificativo ma segnala solo la linea paterna e non è databile ossia potrebbe essere stato lasciato da tempo sulla superficie poi toccata in un altro momento dalla vittima.

Ma ora a non convincere i magistrati c’è anche l’alibi mostrato da Sempio a un anno di distanza dalla morte della ventiseienne - lo scontrino di un parcheggio di Vigevano pagato per un’ora a partire dalle 10.18 - e il malore accusato dalla madre di Sempio al nome di un ex vigile del fuoco.

“Suggestiva, ma priva di sostanza”, la vicenda dello scontrino: quando viene sentito la prima volta “non esibisce alcuno scontrino a supporto delle sue affermazioni ” un modo ben curioso di crearsi un alibi, sentenza il gip nell’archiviazione del 2020.

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