- i ribassi dei prezzi delle polizze (premi) già verificatisi negli ultimi due anni;
- il prevedibile aumento degli incidenti dopo la ripresa della circolazione a livelli sostenuti (anche se spesso non ancora pari a quelli di prima della pandemia), per cui le quote non godute sarebbero da considerare una sorta di acconto destinato a smorzare i rincari che normalmente scattano quando il numero dei sinistri sale.
Ufficialmente non se n’è mai parlato, ma è noto che con l’emergenza coronavirus le compagnie sono esposte a molti rischi sul fronte delle polizze “sanitarie”. Di fatto, quindi, i buoni risultati del ramo Rc auto compenserebbero i maggiori esborsi sui rami infortuni, Rc sanitaria e Rc dei datori di lavoro. Anche se, in una sana gestione, ogni ramo dovrebbe mantenersi in equilibrio “da solo”.
Le stime dell’Ivass
Nonostante le tre ragioni addotte dalle imprese, l’Ivass (l’istituto della Banca d’Italia che vigila sulle assicurazioni) a giugno 2021 ha stimato che, con le iniziative di ristoro avviate spontaneamente dalle compagnie, i consumatori avessero maturato il diritto di farsi restituire 811 milioni di euro. Sensibilmente meno dei 2,2 miliardi incassati per i periodi in cui la circolazione si era quasi annullata a causa del lockdown.
La differenza (1,4 miliardi di euro) ha contribuito a far salire del 45% i profitti delle compagnie nei rami danni. Non solo: le tariffe sono diminuite del 5,5%, mentre i costi di risarcimento sono stati abbattuti del 20%.