Perché i risultati restano deludenti nonostante le terapie disponibili

La domanda

A fronte della disponibilità di strategie efficaci quale é il controllo attuale della pressione nella popolazione?

Risposta: Nonostante la disponibilità di strategie farmacologiche e non farmacologiche efficaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, il controllo pressorio nella popolazione generale rimane subottimale in molte aree del mondo, inclusi i paesi ad alto reddito come il nostro. Questo paradosso, cioè la discrepanza tra efficacia teorica delle terapie e controllo reale della malattia, è uno dei principali ostacoli nella prevenzione delle complicanze cardiovascolari.

Se andiamo a vedere i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’ipertensione colpisce circa 1,28 miliardi di adulti nel mondo. Tuttavia, si stima che oltre il 40% degli adulti ipertesi non sia consapevole della propria condizione, e solo una parte dei soggetti in trattamento raggiunge i target pressori raccomandati.

Se ci spostiamo in Italia, i dati più recenti dell’Istituto superiore di sanità ci mostrano che nel 2022-2023 la popolazione italiana di età 18-69 anni aveva una prevalenza di ipertensione arteriosa del 18%. I dati di un recente monitoraggio realizzato dal Gruppo di Lavoro Thea Group mostrano che i dati Istat 2025 vanno in questa direzione.

Va sottolineato che più l’età sale più è possibile trovare individui ipertesi: tra 35-44 anni sono solo il 3,9%, per diventare il 33,2% a 60-64 anni e il 55,7% oltre i 75 anni. Una buona fetta di questi individui, inoltre, non raggiunge il controllo pressorio. Un dato drammatico è che dal 2014 ad oggi, pur con la maggior conoscenza medica e la presenza di strategie di prevenzione e terapie sempre più conosciute, sicure ed efficaci, questo non è cambiato.

Diversi fattori concorrono a questa situazione, nonostante l’ampia disponibilità di farmaci efficaci:

1. Scarsa consapevolezza della malattia: l’ipertensione è spesso asintomatica e viene definita il “killer silenzioso”. Molti pazienti non sanno di essere ipertesi finché non si sottopongono a controlli, spesso tardivi. Inoltre, molto spesso i pazienti non sono consapevoli dei valori pressori che devono raggiungere.

2. Ritardo nella diagnosi e nella presa in carico: l’accesso limitato a servizi di prevenzione e a programmi di screening contribuisce al ritardo diagnostico.

3. Mancata capacità di automonitoraggio: pur con la presenza oramai, da molti anni, di apparecchi automatici da braccio, validati in tutti gli studi clinici, alcuni pazienti non sono istruiti nell’effettuare un adeguato automonitoraggio della pressione. Questo limita particolarmente la capacità di un controllo pressorio a lungo termine.

4. Aderenza insufficiente alla terapia: alcuni studi mostrano come fino al 50% dei pazienti abbandoni la terapia entro il primo anno.

5. Inerzia terapeutica: talvolta, soprattutto in alcuni tipi di pazienti (come gli anziani), si tende a non intensificare la terapia anche quando dovremmo, basandoci sull’ottima performance del paziente e sull’aspettativa di vita.

C’è ancora molta strada da fare e la separazione tra ciò che è possibile ottenere con le terapie attuali e ciò che avviene nella pratica clinica quotidiana è ancora troppo ampia. Il miglioramento del controllo pressorio richiede un’azione multilivello: maggiore attenzione nella diagnosi precoce, promozione di stili di vita sani, semplificazione della terapia, miglioramento dell’aderenza, e un coinvolgimento più attivo sia del paziente sia del medico curante.

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