Perché il populismo non risparmia neppure la ricca Germania
di Dalia Marin
9' di lettura
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Nella testa di molte persone il populismo è associato al trasferimento o alla perdita di posti di lavoro, alla concorrenza delle importazioni e ad altri effetti collaterali della globalizzazione. Come si spiega, allora, la straordinaria performance economica della Germania e la simultanea ascesa del populismo nel Paese? A prima vista, questi due fenomeni sembrano incompatibili, ma il passato – e non necessariamente quello più recente – nasconde le chiavi per comprendere come populismo e prosperità possano coesistere.
Negli anni novanta, la Germania era generalmente considerata il “malato d’Europa”. Dopo il crollo dell’Unione sovietica e la riunificazione del Paese, l’economia tedesca era entrata in una fase di stallo, come se la sclerosi dell’ex stato comunista avesse contagiato il sistema economico dell’intera nazione.
Trascorsi due decenni, la Germania è tornata a essere il colosso economico dell’Europa. Tra il 2005 e il 2016 la disoccupazione è scesa da quasi il 13% al 6,1%, e il Paese è ora uno dei maggiori esportatori al mondo, con un volume di scambi stimato intorno all’8% dell’export globale.
Sebbene la causa degli scarsi risultati economici del Paese negli anni novanta sia spesso attribuita alla riunificazione, in realtà la Germania deve la sua svolta radicale all’apertura, in quel periodo, dei Paesi dell’Europa centro-orientale (CEE). La ragione di tale cambiamento, secondo il nuovo libro intitolato Explaining Germany’s Exceptional Recovery , di cui sono la curatrice, è che la caduta della cortina di ferro nel 1989, e quella del muro di Berlino in particolare, modificarono profondamente il comportamento delle aziende e dei lavoratori tedeschi. Ed è sempre in quel periodo storico che si possono ritrovare le radici del populismo odierno.
L’inattesa manna economica della Germania
Il crollo del comunismo portò nel giro di poco tempo a un’incredibile trasformazione delle relazioni industriali della Germania. Un sistema rigido basato sulla negoziazione salariale a livello nazionale venne sostituito da un sistema decentralizzato e flessibile di contrattazione dei salari, operante a livello delle singole aziende.


