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Perché oggi abbiamo bisogno di comunità

di Alessandro Balducci*

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Nel 1999 il sociologo Arnaldo Bagnasco ha pubblicato per il Mulino il volume “Tracce di Comunità” nel quale, oltre a riflettere sull’antico concetto di comunità, si interrogava sull’importanza di ricercare e valorizzare quei segnali capaci di costruire fiducia tra le persone come forma di resistenza alle forze disgregatrici della coesione sociale nella contemporaneità.

Da allora, il mondo è profondamente cambiato. La crisi economica del 2007-2008, l’esplosione degli effetti del cambiamento climatico, con inondazioni, incendi e fenomeni estremi che mettono a rischio la sopravvivenza del pianeta, la pandemia di Covid-19 del 2020 che ha creato la strana sospensione della vita in buona parte del mondo, il ritorno delle guerre con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia prima, nel 2022, e poi di Israele verso la Palestina, in reazione spropositata agli attentati terroristici del 2023, e infine degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, ma anche le aggressioni o dichiarazioni aggressive verso altri paesi come Venezuela, Cuba, Groenlandia.

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Sono solo i cambiamenti più evidenti di un quadro che alimenta l’insicurezza nelle persone e le spinge verso un ripiegamento individuale. Parallelamente, altri fenomeni hanno accentuato quell’effetto. Discutiamo da tempo della crisi dei corpi intermedi: partiti, sindacati, parrocchie, famiglie, quartieri, forse occorre riconoscere che non si è trattato di crisi passeggere, bensì di un modello di organizzazione della società che si è esaurito al volgere del millennio.

L’altro grande cambiamento avvenuto nell’ultimo quarto di secolo è stata la rapida diffusione di Internet, dei social network, e di tutto ciò che si basa su piattaforme digitali, che ha prodotto lo spostamento di molte relazioni dal rapporto personale ai media digitali in tanti aspetti della vita delle persone nelle città. Crescita del commercio on line, informazione che si sposta sempre più verso i social, social che invadono progressivamente la sfera interpersonale, comportano la radicalizzazione delle prese di posizione e sono terreno di sviluppo per notizie false e populismi di varia natura.

Digitalizzazione e individualizzazione sembrano marciare in parallelo: siamo sempre con il nostro corpo in qualche luogo, ma con la mente e lo sguardo rivolti altrove, attraverso lo schermo che teniamo in mano.

Negli ultimi anni la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale, con tutte le sue applicazioni, ha introdotto in questo panorama un senso di accelerazione che accentua le preoccupazioni e spinge verso un ulteriore ripiegamento.

Il compito di costruire nuove relazioni di fiducia tra le persone, per prendersi cura dell’ambiente e di chi soffre perché marginalizzato o escluso dall’epocale cambiamento in corso, appare, secondo molte autorevoli voci, come la strada per uscire dal circolo vizioso prodotto dalla combinazione tra individualizzazione e accelerazione. Lo indicano grandi studiosi della società e dell’economia come Bruno Latour o Jeremy Rifkin o le encicliche papali come “Fratelli tutti” di Papa Francesco o la nuova “Magnifica Humanitas” di Papa Leone.

Non si tratta di tornare alla comunità identitaria del passato, ma di rafforzare le tracce di comunità presenti nella città per costruire forme di aggregazione nuove. Da 7 anni Fondazione di Comunità Milano lavora in questa direzione con le organizzazioni del Terzo Settore, le istituzioni locali, le imprese e la cittadinanza. Costituita da Fondazione Cariplo nel 2018, ha già sostenuto 1100 progetti solidali per l’area metropolitana milanese, stanziando 66 milioni di euro di provenienza privata, in buona parte donati da cittadini e aziende. Attraverso il sostegno agli interventi in campo sociale, culturale e ambientale che il territorio è in grado di generare e l’ideazione di progettualità dedicate a fasce particolarmente fragili come gli anziani e i giovanissimi, la Fondazione tenta di far emergere la “vera essenza della comunità” e può essere un attore importante per trasformare quelle tracce in un nuovo modo di lavorare al bene comune.

* Professore emerito di Pianificazione e Politiche Urbane al Politecnico di Milano e Consigliere Fondazione di Comunità Milano

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