Economia Digitale

Perché Mark Zuckerberg punta sulla start-up di agenti “generalisti” Manus?

Con questa mossa Meta punta a monetizzare i propri investimenti nell’Ai entrando nell’economia degli agenti intelligenti.

di Luca Tremolada

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Dopo anni passati a raccontare l’intelligenza artificiale come la nuova elettricità, ora serviva una centrale che producesse davvero corrente, non solo slide per gli investitori. L’acquisizione di Manus, startup diventata famosa per aver costruito uno degli agenti AI più avanzati in circolazione, è il segnale più chiaro che Meta Platforms vuole spostare la partita dall’AI che parla all’AI che lavora. Come ha scritto il Wall Street Journal, questa operazione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 miliardi di dollari, Mark Zuckerberg punta a monetizzare i propri invetimenti nell’Ai entrando nell’economia degli agenti intelligenti.

Manus non è un LLM (modello linguistico di grandi dimensioni). La startup con sede a Singapore ha creato un “agente AI generale” — un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere a prompt, ma prende decisioni complesse e compie azioni multi-passo, come analizzare mercati, sintetizzare ricerche, programmare o automatizzare flussi di lavoro, senza supervisione costante.

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Cioè un sistema che riceve un obiettivo, lo scompone, decide che strumenti usare, controlla se sta sbagliando e va avanti da solo. È la differenza che passa tra un navigatore satellitare e un autista. E per Meta questa differenza vale miliardi. Perché i modelli linguistici, da soli, sono diventati una commodity: potenti, costosi, sempre più simili tra loro. Gli agenti, invece, sono la nuova frontiera. Sono quelli che le aziende possono usare per automatizzare processi, ridurre costi, aumentare produttività. E soprattutto, sono quelli per cui si paga.

Cosa cambia per Meta?

Dentro Meta questa mossa risponde a una domanda che Wall Street ripete da due anni: dove sono i ricavi dell’AI? L’azienda ha investito decine di miliardi in data center, chip e ricerca, ma finora l’intelligenza artificiale è servita soprattutto a migliorare feed pubblicitari e sistemi di raccomandazione. Utile, certo. Ma invisibile come linea di business autonoma. Manus cambia la musica perché porta in dote utenti paganti, abbonamenti, fatturato. È AI che entra subito a bilancio, non una promessa da presentazione trimestrale.

C’è poi un messaggio strategico ancora più interessante. Meta non sta abbandonando il suo modello linguistico. Anzi. Con questa acquisizione sta dicendo chiaramente che LLaMA resta il cuore tecnologico della casa.

Ma un cuore, da solo, non basta. Servono braccia, mani, capacità di agire nel mondo digitale. Manus è l’esoscheletro che permette a LLaMA di diventare qualcosa di più di un cervello che genera testo. È il passaggio da “ti spiego come fare” a “lo faccio per te”.

Cosa cambia nel mercato degli Ai provider?

Finora la competizione si è giocata a colpi di parametri, benchmark e dimensioni dei modelli. Ora la gara è su chi riesce a costruire piattaforme per la creazione di agenti intelligenti, affidabili, integrati nei flussi di lavoro reali. Microsoft lo fa agganciandosi a Office e GitHub, Google con Antigravity e con Workspace, OpenAI integrando il suo LLM in servizi attraverso partnership afd hoc. Meta, che non ha un pacchetto enterprise tradizionale, sceglie un’altra strada: portare gli agenti dentro le piattaforme usate ogni giorno da miliardi di persone. Se anche solo una piccola percentuale di utenti inizierà a pagare per un’AI che lavora al posto loro, il modello economico cambia radicalmente.

C’è infine una dimensione geopolitica e industriale da non sottovalutare. Manus nasce fuori dalla Silicon Valley, cresce in Asia, poi viene inglobata da un colosso americano. È la dimostrazione che l’innovazione AI è globale, ma la capacità di scalare, monetizzare e difendersi sul piano regolatorio resta concentrata nelle mani dei grandi gruppi occidentali. Meta compra tecnologia, talento e tempo. E se li porta a casa, ripulendo il perimetro da qualsiasi ambiguità normativa.

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  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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