Trend di mercato

Perché l’onda d’urto Esg travolgerà l’industria dell’asset management

Secondo Goldman Sachs la via della sostenibilità è una scelta obbligata. I gestori europei sono avanti di quelli americani (tranne BlackRock)

di Lucilla Incorvati

(stockWERK - Fotolia)

5' di lettura

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Per gli asset manager di tutto il mondo virare verso le strategie Esg non è più un’opzione. In primis i fondi Esg hanno dimostrato più robuste performance (gli indici azionari Esg europei e statunitensi hanno sovraperformato quelli non Esg ad uno, tre e cinque anni) attirando nel 2020 in Europa e negli Stati Uniti flussi record: 184 miliardi di euro nel Vecchio continente, decisamente più avanti rispetto agli Stati Uniti dove i flussi sono stati pari a 50 miliardi di dollari (dati Morningstar).

In entrambe le aree questi prodotti hanno evidenziato sia nel caso dei fondi passivi sia in quelli attivi resilienza alla volatilità del mercato e agli effetti della pandemia globale.

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L'Europa ha registrato nel 2020 una crescita del 27% per le masse dei fondi Esg (contro il 6% dei fondi non Esg) e in particolare, nel quarto trimestre dell’anno i flussi Esg hanno rappresentato più della metà dei flussi non Esg. Da parte loro gli Stati Uniti hanno registrato per i fondi Esg una crescita del 35% (rispetto all'1% di quelli non Esg).

L'UNIVERSO ESG

I prodotti attivi rappresentano il 74% dei fondi ESG totali a livello globale. ESG AuM per stile, tipo e strategia del fondo come definito da Morningstar (dicembre 2020) – Totale Masse pari a US $ 2,275 miliardi

L'UNIVERSO ESG

Tra Covid e nuove regole

Con l'aumento della domanda di prodotti Esg a seguito dell’epidemia di Covid-19, la tendenza a una forte crescita della sostenibilità continuerà ad accelerare nel 2021 per effetto della combinazione di alcuni fattori: 1) una rigorosa regolamentazione europea potrà adeguare e divulgare l'integrazione dei principi (il 10 marzo entra in vigore la SFDR e a fine anno la tassonomia verde); 2) in Usa una forte agenda per la sostenibilità da parte della nuova amministrazione Biden; 3) l’aumento della domanda da parte degli investitori sia al dettaglio sia istituzionali; 4) gli sforzi significativi dei maggiori gestori patrimoniali in tutta l'Ue e negli Stati Uniti per migliorare sostanzialmente la loro incorporazione Egs e ampliare le loro offerte. Senza trascurare per l'Italia il capitolo introdotto dal nostro nuovo Governo sulla Transizione ecologica che cura le competenze del ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientamento energetico, miglioramento della qualità dell'aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale.

LE PERFORMANCE

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Verso il traguardo dei 5,5 trilioni di euro

Sono questi alcune delle evidenze dell'ultima analisi sul tema di Goldman Sachs su dati MorningStar che stima in 893,3 miliardi di euro le masse in prodotti azionari e a reddito fisso investite in strategie Esg attive e passive. I prodotti Esg attivi hanno registrato una crescita organica media annualizzata del 18,7% da inizio 2019, mentre gli AuM dei prodotti passivi hanno registrato una crescita media del 33%. Ciò si confronta con una crescita media annualizzata del 3,6% nello stesso periodo per i prodotti attivi non Esg, il che dimostra il forte ruolo che i fondi Esg stanno svolgendo nella crescita complessiva del mercato e dei singoli gestori. Insomma, sono dati che confermano l’ulteriore accelerazione, a seguito della pandemia, verso l a ri-allocazione dei capitali in fondi Esg.

Tuttavia, secondo Goldman Sachs per stimare la crescita del comparto è opportuno tener conto delle previsioni di Pwc che includono un universo maggiore. Tanto che in Europa nel 2025 le strategie Esg potrebbero raggiungere dagli attuali 1,9 trilioni di euro una consistenza tra i 5,5 e i 7,6 trilioni di euro (pari ad una cifra tra il 41% e il 57% del patrimonio totale del fondi rispetto all'attuale 15%). «A nostro avviso il regolamento Sfdr, segnerà un cambiamento molto significativo nel settore della gestione patrimoniale - si legge nello studio- e potrà contribuire a chiarire la qualità dei fondi attualmente classificati come Esg, quanto mai auspicabile e più coerente alle metriche Esg per i fondi».

IL CONFRONTO

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Le differenze tra i continenti

Il 69% del totale globale masse Esg per domicilio è detenuto in Europa, rispetto al 21% del Nord America. Inoltre, mentre in Europa vanno molto forte i fondi attivi, negli Stati Uniti c'è una preferenza per i fondi Esg passivi, sebbene gli Stati Uniti rimangano una fonte di afflussi attivi e una potenziale area di forza relativa per il settore.

In Usa la maggiore consapevolezza all'adozione e all'integrazione dell'Esg è stato guidato da personalità influenti, come gli amministratori delegati di molte delle aziende che sono parti attive di questo processo. Inoltre, negli ultimi anni, gli asset manager americani presenti a livello globale hanno investito risorse significative per allineare le loro operazioni e offerte di prodotti agli standard dell'UE.

Analogamente all'Europa, anche in Usa Goldman Sachs si aspetta grandi afflussi in quanto molti investitori vi destineranno capitali. Gli investitori retail in Usa preferiscono i fondi passivi e dopo lo sprint dei fondi azionari ora stanno aumentando l'allocazione anche nel reddito fisso. Si assiste anche ad un consolidamento della quota di mercato tra i maggiori attori, con Blackrock che aumenta rapidamente a oltre il 50% di masse e si assiste ad una forte concentrazione delle masse nei principali prodotti con i primi 10 fondi che hanno il 73% degli afflussi netti negli ultimi tre anni. Se fino ad oggi il motore primario dei flussi Esg negli Stati Uniti sono state le strategie passive, si prevede per il futuro una crescita anche dell'azionario attivo.

I leader a confronto

Secondo Goldman Sachs mentre i leader del settore in Europa e negli Stati Uniti hanno già compiuto passi impressionanti per migliorare la loro integrazione e divulgazione degli investimenti Esg, ancora molti dovranno farlo nel medio termine. Tra i gestori meglio posizionati ci sono in assoluto BlackRock (incluso iShares) che ha l'offerta maggiore di fondi domiciliati (in Europa 46 miliardi, pari al 9% delle masse totali e in Usa 39 miliardi, pari al 2% delle masse). Seguono nel Vecchio continente Amundi e Dws rispettivamente con 26 e 15 miliardi di euro di masse in prodotti Esg .

Nei fondi passivi, invece, si assiste ad una crescente concentrazione di masse e flussi verso i maggiori fondi e aziende (in primis iShares-BlackRock e a seguire Invesco e Wisdom Tree)

IN PROSPETTIVA

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Risorse impegnate

Anche le risorse impegnate possono fare una forte differenza. Ecco che dall'analisi di Goldman Sachs emerge che Dws registra la più alta percentuale di dipendenti a tempo pieno (4,2%) dedicata agli investimenti responsabili, a fronte di una media in Europa dell'1,2% e lo 0,3% in Usa.

La maggior parte delle imprese europee fanno una revisione trimestrale dei propri obiettivi di investimento responsabile, mentre le imprese americane li riesaminano su base annuale. Molti gestori patrimoniali europei utilizzano una serie di fornitori di dati di terze parti che si concentrano ciascuno su diversi aspetti dei fattori Esg. I dati grezzi acquistati sono poi spesso integrati da analisi interne condotte da analisti Esg di ciascuna azienda. Questa metodologia si combina poi con le strategie di engagement degli emittenti per sviluppare ulteriori approfondimenti. Vanno in questa direzione Amundi, Dws, Schroder e Aberdeen. Tra gli statunitensi anche BlackRock e TRowe Price seguono una metodologia che include anche l'analisi interna.

Dal climate change alle emissioni di carbonio

La grande attenzione al clima sia da parte degli investitori istituzionali sia dei privati (in particolare tra gli investitori più giovani) ha spinto la domanda di queste strategie, soprattutto a seguito della pandemia. Tra le società BlackRock ha di gran lunga la maggiore quantità di asset investiti in portafogli a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici (8,8% di masse pari a 654,8 miliardi di dollari) seguita da Amundi con circa 14 miliardi di dollari (0,7% delle masse totali nella stessa categoria).

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