Diritto d’autore

Perché in Italia non abbiamo ancora una legge che protegga gli archivi aziendali

Nell’era della digitalizzazione, conservare la memoria degli oggetti (e i bozzetti, i disegni, i brevetti) è una sfida, anche dal punto di vista legale. Per tutelare le tracce materiali e immateriali della creatività.

di Antonella Galli

Gli interni dell’archivio Mantero 1902

2' di lettura

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Se la creatività è un fiume che scorre, è importante tutelarne il corso, a partire dalla fonte. Fuor di metafora: se le tracce materiali e immateriali che testimoniano la storia delle aziende – in particolare quelle creative come i brand del design – costituiscono un vero e proprio patrimonio, è indispensabile raccoglierle, ordinarle e, oggi più che mai, proteggerle.

Le ragioni, come già abbiamo visto nella prima puntata dedicata agli archivi, sono molteplici: un archivio ben organizzato è fonte di ispirazione, ma anche sostegno all’identità.

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La strada non è semplice: «Posto che le aziende abbiano acquisito sensibilità rispetto all’importanza di tenere correttamente un archivio non solo dei prodotti, ma anche di altri materiali quali, ad esempio, le campagne pubblicitarie, il problema è la protezione», afferma l’avvocato Giulia Affer, partner dello studio Trevisan & Cuonzo, specializzata, tra l’altro, nelle tematiche relative alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale. «Siamo qui a cercare di sensibilizzare affinché l’archivio diventi un diritto a sé». Come spiega, oggi non c’è una legge che protegga l’archivio in quanto tale: «L’archivio è un insieme complesso di beni materiali e immateriali e di informazioni. Fotografie, disegni, brevetti, bozzetti, marchi, modelli e altre creazioni dell’ingegno singolarmente sono tutelati dalla legge, ma nel loro insieme come archivio non trovano una norma che specificatamente li protegga. Peraltro, oggi, parlando di archivio, si parla inevitabilmente di database, un insieme di documenti informatizzati. E il relativo regolamento europeo è del 1996, non al passo con i tempi». Che cosa si fa, quindi, se un archivio viene violato e copiato (e oggi il rischio è molto alto)? «Chi organizza il database deve predisporre una buona tutela a livello informatico, anche attraverso i sistemi di IA. A livello legale ci sono spinte a cambiare la disciplina del ’96; nel frattempo organizziamo il database nel modo più originale possibile, in modo da poter rivendicare una tutela autoristica. Se l’archivio è fisico e organizzato, per esempio, come museo, come ha fatto Vitra con i suoi prodotti iconici, la tutela autoriale vale anche per l’insieme. Inoltre, il singolo pezzo esposto nel museo può invocare anche la notorietà, con ciò acquisendo un grado di protezione maggiore. Un esempio per tutti: il bustier di Dior, esposto nel museo della maison e riconosciuto come modello universale, è più facilmente tutelabile in tribunale, anche da copie che si allontanano dall’originale».

 

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