- sulla viabilità ordinaria, si sa da sempre che Comuni, Province e Anas hanno risorse scarse (spesso legate a contributi statali incostanti) e l’impiego dei proventi delle multe per migliorare la situazione è ancora opaco (dal 2010 è prevista dall’articolo 208 del Codice della strada anche una quota da destinare specificamente alle barriere, ma molti enti non rendono pubblici i rendiconti, tanto che nelle modifiche al Codice appena proposte si cerca anche di introdurre un meccanismo più trasparente);
- sulle autostrade a pagamento, i pedaggi non fanno mancare le risorse, ma molte convenzioni tra gestori e Stato non sono ancora molto stringenti (lo dimostra l’accesa battaglia tra Procura di Avellino e Autostrade per l’Italia nel processo sulla strade del 28 luglio 2013 sull’A16, con 40 morti precipitati su un bus dal viadotto Acqualonga anche per la cattiva manutenzione di barriere new jersey che risalivano al 1988).
Ora la nuova norma sui Dsm ripete lo schema del Dm 223/1992: prevede (articolo 3, comma 1, delle istruzioni allegate al nuovo Dm) che i dispositivi salvamotociclisti siano obbligatori sulle strade di nuova costruzione (tranne che il loro progetto definitivo sia già stato approvato o che le procedure di affidamento per la loro realizzazione siano già in corso) e vadano montati anche su quelle esistenti, in caso di adeguamento di tratti significativi. Dunque, fra altri trent’anni rischiamo di assistere sui Dsm agli stessi dibattiti che vediamo oggi sulle altre barriere.
Ministero delle Infrastrutture e trasporti, decreto 1° aprile 2019
VisualizzaInoltre, le stesse istruzioni consentono ai progettisti di rinunciare ai Dsm, motivando la loro scelta alla luce di vari fattori, come per esempio le caratteristiche della strada e il fatto che sia percorsa da pochi motociclisti.
Certo, c’è un’eccezione importanti. Il nuovo Dm diventa molto severo, imponendo i Dsm a prescindere da età della strada e valutazioni dei progettisti, nel caso delle curve di raggio minore di 250 metri e degli incroci, se risulta che in un triennio vi si siano verificati almeno cinque incidenti con morti o feriti che abbiano visto coinvolti motoveicoli o ciclomotori.