Interviste sportive

Per vincere devi dimenticare il gioco perfetto. Parola di Barbora Krejčíková

Nel tennis non serve giocare bene, si deve vincere. La campionessa di Wimbledon 2024 ha fatto suo questo insegnamento. Ed è diventata una delle atlete più forti del circuito, trionfando in due prestigiosi tornei del Grande Slam.

di Paco Guarnaccia

La tennista Barbora Krejčíková, brand ambassador di Rado, è nata 29 anni fa nella Repubblica Ceca. Ha vinto il singolare femminile al Roland Garros 2021 e a Wimbledon 2024 (nella foto, dopo la vittoria).

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Le vittorie al Roland Garros nel 2021 e a Wimbledon nel 2024 sono i punti più alti, finora, di una carriera costellata di successi. Ma c’è anche una medaglia d’oro olimpica conquistata a Tokyo 2020. Nel frattempo è diventata anche brand ambassador di Rado, marchio orologiero storicamente legato al tennis.

Giochi a tennis da quando avevi sei anni: cosa ti ha spinto a farlo? Mio fratello, il mio modello, giocava a tennis con gli amici, mia madre e io lo accompagnavamo. Per questo decisi di prendere una racchetta e fare come lui. In un certo senso abbiamo cominciato insieme. E insieme abbiamo anche praticato tanti altri sport, come il basket, il calcio, la pallamano e il pattinaggio sul ghiaccio. Il merito è tutto dei miei genitori che hanno sempre voluto che i loro figli provassero il maggior numero possibile di sport.

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L’Anatom Automatic del brand svizzero, con cassa in ceramica hi-tech e acciaio annerito, e bracciale in ceramica hi-tech.

Il tennis però è diventato la tua professione. È sempre stato il tuo obiettivo? È difficile dirlo, ma non credo. Ho iniziato a giocare perché mi piaceva, ma era solo uno degli sport che praticavo. Ho sempre fatto una vita normale e, solo dopo aver preso il diploma, ho pensato di intraprendere la carriera tennistica professionistica.

Quali sono gli aspetti positivi della vita da professionista? Viaggiare. Quando sono in campo, invece, mi piace la competizione. E poi, cercare di migliorarsi ogni giorno facendo qualcosa che ti piace, è molto bello: il tennis insegna molte lezioni preziose anche per la vita.

Gli aspetti negativi, invece? Parto dal presupposto che siamo dei privilegiati a poter avere questa vita, ma se devo dirne uno, quello più negativo è probabilmente il fatto di essere lontano dalla mia famiglia e dai miei amici. Stare al telefono per essere vicini non mi piace molto.

La tua mentore e allenatrice è stata per anni la compianta campionessa Jana Novotna, che hai ricordato durante la cerimonia di premiazione di Wimbledon: qual è stato il suo insegnamento più importante? Jana è stata, ed è ancora, una parte importante del mio tennis e della mia carriera. Mi ha guidato dagli juniores fino al professionismo. Un suo insegnamento che mi viene in mente è: nel tennis non serve giocare bene, si deve vincere. Io da giovane volevo che il mio gioco fosse perfetto, ma alla fine, se perdevo, tutto questo non contava.

La tennista durante la finale di Wimbledon 2024, vinta in tre set contro l’italiana Jasmine Paolini.

Poi hai vinto sia il Roland Garros sia Wimbledon... Non ho mai creduto di poter vincere il Roland Garros. Alla fine del 2020 ero finalmente entrata nella top 100 ed ero già felice per questo. Poi mi sono ritrovata nel tabellone principale, a battere giocatrici più in alto in classifica di me e, in qualche modo, un sabato di giugno del 2021 ero a Parigi con il trofeo in mano, probabilmente senza rendermi conto pienamente di quello che avevo fatto.

Con il trofeo del prestigioso torneo inglese. EPA/ADAM VAUGHAN EDITORIAL USE ONLY

E a Wimbledon 2024? Non stavo passando un grande periodo. Ero spesso infortunata, non giocavo il tennis che volevo e, ovviamente, non ottenevo neanche i risultati sperati. Poi una volta arrivata a Wimbledon è scattato qualcosa. I primi due turni, con avversarie difficili, sono stati molto utili. Non avevo grandi aspettative, ma ho semplicemente cercato di giocare al meglio e dare del filo da torcere alle mie avversarie. Giorno dopo giorno, sono arrivata in finale di uno dei trofei più importanti del tennis.

Cos’hai provato un secondo dopo questa vittoria (2 set a 1 contro l’italiana Jasmine Paolini, ndr.)? Gioia, felicità e un enorme sollievo quando ho visto la palla della sua risposta volare via e la partita era effettivamente finita. Neanche nei miei sogni avevo pensato di poter vincere Wimbledon. Una vittoria che ha avuto un significato speciale anche per via di Jana (è scomparsa nel 2017, ndr.).

Hai vinto su tante superfici diverse. Quale preferisci? Tutte! Mi adatto e voglio sempre migliorare. Da bambina mi sono allenata molto sulla terra battuta, poi col tempo ho dovuto capire come muovermi sul cemento. Sull’erba di Wimbledon non mi aspettavo di poter giocare così bene.

Quali sono i segreti per vincere anche in doppio? Comunicazione, strategia e l’abbinamento corretto del tuo stile a quello della compagna.

Il tennis è uno sport impegnativo sia a livello mentale sia fisico. Come si riesce a mantenerli entrambi al top? Allenarsi per essere in forma in una stagione che, completa, dura quasi nove mesi, è una sfida. Mentalmente è difficile essere costantemente pronti per ogni torneo, alcuni dei quali sono obbligatori. Io cerco in ogni occasione di dare il massimo. Se ami uno sport e cerchi di raggiungere la perfezione, vorrai sempre tornare a provare un colpo che magari hai sbagliato in passato...

Quest’anno hai dovuto affrontare un infortunio che ti ha tenuto a lungo fuori dal campo. Che periodo è stato? Nuovo e difficile da gestire. Non mi ero mai fermata così a lungo. Non so fare previsioni, ma ho la sensazione che in futuro potrebbe aiutarmi sia fisicamente sia mentalmente a raggiungere una forma e un gioco migliore.

Molto legato al tennis, Rado ha realizzato il Captain Cook x Tennis in edizione limitata a 1985 esemplari. Cassa in acciaio e movimento automatico. Costa 3 mila euro.

Fai parte della famiglia di Rado, un marchio con una lunga tradizione nel mondo del tennis. Come vivi questa partnership? Sono molto contenta di essere legata a un brand così prestigioso che ha ambassador importanti e collabora a un grande torneo come quello di Gstaad.

Cosa preferisci dei suoi orologi? Mi piace il modo in cui vengono realizzati, il design e, in particolare, i materiali utilizzati. Come la ceramica: la sensazione al tatto di questo tipo di modelli è unica.

Qual è il tuo rapporto con il tempo, nel tennis e nella vita personale? Nel tennis si vuole che il tempo scorra veloce: più si gioca meglio, più velocemente si può vincere, e più si risparmiano tempo ed energie per la partita successiva. Nella vita, ovviamente, è l’opposto e il significato filosofico del tempo si estende al nostro comportamento quotidiano, dai rapporti umani al traffico o semplicemente al piacere di fare una buona cena.

Oltre al tennis, quali altre passioni hai? Come se non bastassero i viaggi che faccio per il tennis, mi piace molto esplorare nuovi Paesi. La vita tennistica non ti permette di avere molto tempo per camminare e perderti in una città. Quando posso lo faccio, ma ho intenzione di farlo molto più a lungo quando smetterò. Un altro hobby che mi diverte e mi distrae dalla routine quotidiana sono i Lego. La mia ultima opera è stata una Monna Lisa... Anche non sono ancora riuscita a vedere l’originale al Louvre! Poi cerco di passare più tempo possibile con la mia famiglia e il mio cane Foxik.

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