Per la salute mentale è allarme risorse: servono almeno 2 miliardi in più e il personale va raddoppiato
Report Deloitte Consulting e Janssen. Occorre una cura da cavallo, nel contesto di risorse scarse per l’intero pianeta sanità preannunciato per la manovra
di Barbara Gobbi
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Un miliardo di euro in più solo per il personale. Un altro miliardo scarso per riorganizzare le cure a cominciare dal territorio e dalla telemedicina, per formare e riqualificare gli operatori e per informare la popolazione con campagne di comunicazione adeguate. È una cura da cavallo – nel contesto di risorse scarse per l’intero pianeta sanità preannunciato per la prossima legge di Bilancio - quella che servirebbe all’Italia anche solo per rimpolpare lo sguarnito ambito della salute mentale. Dove l’emergenza cresce ma a cui il nostro Paese dedica ancora oggi appena il 3,4% della spesa sanitaria a fronte di un 10% stanziato in nazioni ad alto reddito come Germania, Norvegia e Francia.
Aumentato il bisogno di cura
Alla Giornata mondiale per la salute mentale del 10 ottobre l’Italia si presenterà, anche questa volta, senza aver fatto i compiti. Perché nulla è cambiato, anche dopo la pandemia, tranne il bisogno di cura: cresciuto nell’ampio spettro dei disturbi psichici e psichiatrici del 25-30%, con punte drammatiche nelle fasce tradizionalmente deboli come i giovani, le donne e gli anziani. Mentre il ridisegno delle cure mentali sul territorio – incluso nel Dm 77 del 2022 in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - resta per il momento sulla carta. A lanciare il grido d’allarme su un’area della salute da sempre trascurata e diventata emergenziale con il Covid erano già stati gli esperti, a cominciare dalla Società italiana di psichiatria, così come i 91 direttori di dipartimento di salute mentale (Dsm) che in una lettera-appello a gennaio scorso avevano richiesto alle istituzioni di «destinare al massimo in un triennio oltre 2 miliardi aggiuntivi rispetto ai 4 miliardi attuali (il 3% del Fondo sanitario nazionale, ndr), al fine di raggiungere l’obiettivo minimo del 5% del fondo sanitario per la salute mentale».
Almeno 1,9 miliardi in più da trovare
Oggi una stima sovrapponibile – almeno 1,9 miliardi in più necessari nel triennio, oltre ai 4 miliardi che già sono sul piatto – è rilanciata nel rapporto “More” (Mental Health Optimization of Resources) messo a punto da Deloitte Consulting in collaborazione con Janssen Italia, alla cui stesura hanno partecipato società scientifiche, accademia, associazioni di pazienti, istituzioni e settore farmaceutico. Ma è una stima d’investimento al ribasso: il modello “More” ipotizza un incremento a tre anni della popolazione da assistere tra il 15% e il 23%. Percentuali basate sulla prevalenza degli utenti trattati nei Dsm secondo il Sistema informativo sulla salute mentale del ministero della Salute, a cui andrebbe sommato un altro 5% di sommerso, pari alla popolazione italiana che non accede ai servizi di cura. Potenzialmente quindi la cifra ulteriore necessaria a far fronte in un sistema ideale al fabbisogno di cure mentali potrebbe anche raddoppiare.
Tutte le priorità
Il report muove dalla ricostruzione del percorso dei pazienti con disturbi mentali e grazie a un questionario sottoposto ai responsabili medici dei Dsm - i cui risultati sono stati integrati da una raccolta dati da fonti istituzionali e pubbliche e dal supporto degli esperti - pone l’accento sugli ambiti cruciali per cogliere i gap e le esigenze di rilancio. Sotto la lente vanno dunque: personale sociosanitario; informazione, formazione e diagnosi precoce; trattamenti farmacologici e di altro genere; strutture dedicate ad assistenza e cura; uso della Digital Health. Ne esce un quadro con ampi margini di miglioramento, non solo sotto il profilo delle risorse ma anche dell’organizzazione dell’assistenza.
Per il personale serve un miliardo
Quella del personale, così come è per tutto il Servizio sanitario nazionale, è la nota più dolente quanto a numeri e competenze da recuperare: tra psichiatri, psicologi, infermieri, operatori sociosanitari, educatori, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione e sociologi si dovrebbe disporre di 37.962 operatori mentre oggi la dotazione è di 25.791. Un gap di oltre 12mila professionisti, tale che per colmare questo ammanco e far fronte all’aumento dei pazienti, nel rapporto “More” si stima un +47,2% di unità di personale, con un investimento di 1 miliardo per il Ssn.








