Per risolvere l’emergenza sostegno a scuola non basta assumere nuovi prof
Anche quest’anno tanti alunni disabili cambieranno prof. Serve un nuovo modello di inclusione, che coinvolga tutti i docenti della classe
di Andrea Gavosto*
3' di lettura
I punti chiave
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L’anno scolastico si è aperto con alcune novità, come ha tenuto a sottolineare il ministro Valditara. Fra queste: la riforma della filiera tecnico-professionale con la sperimentazione del 4+2 (istituto tecnico o professionale in 4 anni più 2 anni di Its Academy); la riforma del voto di condotta e il ritorno ai giudizi sintetici - sufficiente, buono ecc. - alla scuola primaria; la revisione delle linee guida sull’educazione civica, che va ad aggiungersi all’annunciata rivisitazione completa delle indicazioni nazionali (i vecchi programmi scolastici).
La riforma dell’istruzione tecnica e professionale ha una struttura promettente e coerente con le indicazioni del rapporto Draghi per rafforzare competenze e occupabilità dei giovani europei nei settori a più elevata tecnologia. Naturalmente, la sperimentazione andrà valutata nel tempo per i suoi esiti. Delle altre riforme, invece, non si sentiva francamente la necessità.
La scuola italiana ha però anche riaperto con le sue vecchie criticità, alcune sempre più gravi. Fra queste, ci soffermiamo su due: peggiorano, infatti, sia il fenomeno della “supplentite” sia il sostegno per gli allievi disabili.
Troppi supplenti
Nel 2015-16 i supplenti annuali o fino al termine delle attività didattiche erano scesi a 100mila (poco meno di 1 ogni 8 docenti); nel 2022-23 erano risaliti a 235mila (1 su 4), un livello mai raggiunto prima. Questa crescita abnorme, che ha il suo pendant nel fatto che da anni non più della metà delle cattedre di ruolo vacanti autorizzate da Mim e Mef per nuove assunzioni trovano poi un titolare, ha una ragione ben nota: il “mismatch” territoriale e disciplinare.
Le cattedre di ruolo scoperte – prevalentemente per pensionamenti – sono soprattutto nel Centro-Nord, nelle materie Stem e nel sostegno (ma già vediamo carenze in altre materie), mentre i candidati con i titoli e l’abilitazione adeguati a occuparle è più probabile trovarli al Sud.
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