Per la risicoltura piemontese la stagione delle semine parte sotto buoni auspici
Per il 2025 è previsto un aumento di 7mila ettari della superficie coltivata a livello nazionale
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Per i risicoltori piemontesi la stagione delle semine prende il via sotto buoni auspici. «Dal punto di vista meteorologico abbiamo avuto un inverno e un inizio di primavera piovosi, che hanno consentito di avere degli accumuli importanti di neve in montagna e le piogge in pianura hanno rimpinguato la falda e il lago Maggiore – spiega Manrico Brustia, responsabile settore riso e irrigazione di Cia Piemonte e consigliere di “Ente nazionale risi” –. L’inizio di stagione promette bene e ha consentito di iniziare le prime semine che proseguiranno fino a metà maggio». Dai primi dati di Ente risi, che ha eseguito dei sondaggi di previsione, si prospetta per il 2025 un aumento di 7mila ettari della superficie coltivata a riso a livello nazionale, che passerà dai 226mila del 2024 a 233mila ettari (circa la metà della nuova superficie sarà in Lomellina), un dato in controtendenza rispetto agli ultimi anni quando, nel 2022 e 2023, la superficie era stata notevolmente ridotta nelle zone più critiche. Per quanto riguarda le tipologie di riso, si prevede un aumento per la coltivazione di quelle da risotto e in particolare Arborio e Baldo, mentre per i lunghi Parboiled si prospetta una riduzione, così come per alcuni risi tondi eccetto quello da sushi, mentre invece per l’Indica la superficie è stabile.
«Per quanto riguarda il mercato, ci sono dei prezzi ancora remunerativi per le varietà da risotto quali Arborio, Carnaroli, Baldo e Vialone Nano, mentre l’Indica, che è quello che teme maggiormente il problema delle importazioni, nell’ultimo mese è aumentato del 10% anche perché ci sono poche rimanenze – aggiunge Brustia –. Per i risi Parboiled il prezzo è stabile o leggermente in discesa per alcune varietà poco remunerative a causa dell’eccesso di offerta. Anche per i tondi i prezzi sono stabili con buona richiesta delle varietà per sushi».
Sul fronte dei dazi applicati dagli Stati Uniti d’America, il responsabile del settore riso e irrigazione di Cia Piemonte sottolinea che il riso rappresenta soltanto l’1% delle esportazioni negli Usa e quindi non influiranno molto: «al riso è stato applicato un dazio del 10% che poi salirà al 20%. Si tratta per lo più di varietà di alta gamma da risotto destinato a una clientela che può permettersi di spendere qualcosa di più. Logicamente ci aspettiamo che si raggiunga un accordo e vengano eliminati».
A suscitare le preoccupazioni dei risicoltori è piuttosto l’accordo con il Mercosur perché i dazi americani potrebbero spingersi a rivolgersi al “Mercato comune dell’America meridionale”: «la filiera del riso resterebbe penalizzata da questo accordo perché il riso proveniente dal Mercosur salirebbe da 10mila a 60mila tonnellate» aggiunge Brustia.


