Sviluppo sostenibile

Per le rinnovabili il target 2030 è lontano

Nel 2024 l’Italia ha registrato la crescita più forte dell’ultimo decennio arrivando a coprire il 41,2% del fabbisogno. Ma per centrare gli obiettivi 2030 occorrerà superare una serie di criticità. Tre strade da percorrere per spingere gli investimenti

di Alessandro Marangoni

(Adobe Stock)

3' di lettura

I punti chiave

  • Le criticità
  • I target
  • Le soluzioni

3' di lettura

Il settore energetico sta proseguendo il suo percorso di trasformazione, sia in Italia che in Europa, spinto dalle politiche di decarbonizzazione, dal progresso tecnologico e dal calo dei costi. Nel settore elettrico, le rinnovabili crescono in tutto il mondo, con un aumento nel 2024 di 700 GW, circa 3,5 volte quello del 2019 (fonte Iea) e 100 volte quello italiano.

L’Italia ha visto nel 2024 la crescita delle rinnovabili più forte dell’ultimo decennio, con 7,5 GW di nuova potenza (+29% rispetto al 2023), portando il totale a 76,6 GW. Il fotovoltaico ha aggiunto 6,7 GW, l’eolico solo 685 MW. Le rinnovabili hanno coperto il 41,2% del fabbisogno elettrico registrando la quota più alta mai raggiunta in Italia.

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Tutto bene, dunque? Non proprio. In prospettiva il quadro pare meno roseo. Nei primi otto mesi del 2025 sono stati installati solo 4 GW di cui 3,7 GW di fotovoltaico, rispetto ai 4,8 dello stesso periodo del 2024 (fonte Terna). Un motivo può essere l’attesa per le aste del Decreto FerX transitorio. I risultati della prima, tuttavia, sono sotto le attese. Le richieste sono di 11,8 GW a fronte dei 20,4 presentati nella prima fase. Mentre le offerte per il fotovoltaico sono sopra il contingente (10,1 GW rispetto ad 8), quelle per l’eolico sono rimaste sotto, con 1,7 GW rispetto ai 2,5 disponibili. Tuttavia, i progetti non mancano: nel solo 2024 sono 39,1 GW per il fotovoltaico (di cui 22,7 di agrivoltaico) e 19,1 GW per l’eolico a terra secondo l’Irex di Althesys.

Le criticità

Quali le ragioni? Malgrado siano migliorati gli iter autorizzativi, restano varie criticità. Mentre si è progredito sulle semplificazioni, sono ancora aperte questioni chiave come quelle delle aree idonee. Le basi d’asta, inoltre, paiono insufficienti rispetto ai costi correnti, soprattutto per l’eolico. Uno studio Althesys evidenzia, infatti, che i prezzi di esercizio del Decreto Fer X transitorio non sono adeguati, come gli esiti per l‘eolico dell’asta mostrano. L’assenza di contingenti per l’agrivoltaico, inoltre, può aver frenato il potenziale per il solare.

I target

L’obiettivo al 2030 del Pniec prevede il 63,4% di rinnovabili sul consumo interno lordo con una capacità di 131 GW. Di questi, 79,2 GW di fotovoltaico, contro i 40,7 GW installati ad agosto 2025 e 26,1 di eolico a terra contro i 13,3 GW ad agosto. Per arrivare ai target 2030 per il fotovoltaico servirebbe un installato medio di circa 7,5 GW all’anno, cioè, ripetere per tutti i prossimi cinque anni il risultato del 2024. Per l’eolico bisognerebbe realizzare in media 3 GW annui, dato finora mai raggiunto.

Tutto questo si inserisce in un quadro di domanda debole e di un processo di elettrificazione – cruciale per la decarbonizzazione – che stenta ad affermarsi e oscilla intorno al 22% da anni. Le previsioni di robusto aumento della domanda (dai 312 TWh del 2024 ai 400-430 al 2040 negli scenari Terna-Snam) finora non si sono mai concretizzate. Negli anni i vari fattori ipotizzati per la crescita (pompe calore, mobilità elettrica, idrogeno) si sono poi rivelati largamente sovrastimati. Sorge il dubbio che oggi la storia possa ripetersi con i data center. Penetrazione lenta delle nuove tecnologie, efficienza energetica e deindustrializzazione sono tra le ragioni.

Oggi, la forte, seppur insufficiente, crescita delle rinnovabili unita a una domanda stagnante sta già deprimendo i prezzi in alcune ore del giorno, mettendo a rischio gli investimenti. La crisi del mercato spagnolo, dove le rinnovabili si sono sviluppate molto prima e molto di più dell’Italia, ne è la prova evidente.

Come uscirne senza compromettere sia la decarbonizzazione che la sostenibilità economico-finanziaria? Una ricetta certa e sicura non esiste, ma alcuni elementi sono chiari.

Le soluzioni

Innanzitutto, i meccanismi di sostegno devono dare una prospettiva stabile e di medio periodo. I loro costi sono spesso sovrastimati, soprattutto in un sistema basato sui contratti per differenza in un quadro di prezzi alti. Arera, ad esempio, prevede che i decreti FER X e FER 2 chiederanno tra gli 8,5 e i 9,5 miliardi di euro all’anno fino al 2031, mentre uno studio di Althesys stima per una quota rinnovabili tra il 60 e il 65% un costo medio fino a 4,8 miliardi di euro.

Secondo, occorre agire sul sistema di governance: le semplificazioni sono fondamentali ma non bastano: troppi livelli decisionali e interlocutori che possono fermare le autorizzazioni. Il caso delle aree idonee è emblematico.

Terzo, oltre a sbloccare i nuovi investimenti, bisogna favorire il potenziamento dell’esistente: rinnovo delle concessioni idroelettriche e supporto al repowering degli impianti obsoleti. Infine, coordinare lo sviluppo di reti e accumuli con la crescita delle rinnovabili. Il Macse va in questa direzione mentre bisogna ancora lavorare sulle reti di distribuzione. Insomma, un insieme di azioni concrete da attuare subito per realizzare una transizione energetica sostenibile e realistica.

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