L’intervista.

«Per Pompei abbiamo 100 milioni per tre anni ora più aiuto da privati»

di Vera Viola

L’archeologo. Gabriel Zuchtriegel dal 2021 responsabile del Parco Archeologico di Pompei

4' di lettura

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Ventotto cantieri di restauro e manutenzione aperti di cui dieci anche di scavi stratigrafici. Il Parco archeologico di Pompei è un brulicare di attività, con archeologi e restauratori in azione, che riescono anche a convivere con flussi di visitatori sempre più importanti. Quindicimila al giorno, a volte ventimila, «anche più – fa notare il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei dal 2021 e promotore di una nuova stagione del più importante sito archeologico – e non solo nella prima domenica del mese, ma anche in un qualsiasi giorno della settimana».

Insomma, direttore, Pompei è rinata con il Grandi Progetto europeo da oltre 106 milioni. E oggi, siamo in una nuova fase?
È così. Prima c’è stato il salvataggio: si veniva dall’epoca dei crolli continui, delle case transennate, dell’allarme risuonato nel mondo. Oggi, messo in sicurezza il patrimonio, siamo passati alla manutenzione ed eventualmente della espansione. La prima è la priorità: abbiamo 13 mila ambienti da monitorare, tutelare, intervenendo prima che si presentino nuove criticità. Abbiamo anche fatto importanti scoperte, tra cui i disegni dei bambini nella Casa del Cenacolo, o gli affreschi della Casa dei Pittori al lavoro. Solo per citare le più recenti.

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Il grande progetto aveva portato sul sito una cospicua somma, oggi godete di risorse sufficienti a sostenere nuovi interventi?

Al momento sì, perchè abbiamo per il triennio disponibilità per ben 100 milioni che in parte provengono dal Pnrr, in parte da altri programmi europei e nazionali, oltre a quelli del ministero della Cultura. Fondi che includono gli introiti di biglietteria che restano al sito per il 70%. Il problema è per il dopo, poichè abbiamo bisogno di sapere oggi per programmare ciò che accadrà dopo il 2026. Dobbiamo pensare al dopodomani. A esempio, con donazione di privati. Negli ultimi anni abbiamo ricevuto 1 milione, ma ritengo che sia possibile fare molto di più.

Parliamo di risorse, anche quelle umane e professionali sono cresciute. Forse non basta?
Mancano 181 persone. Oggi abbiamo a lavoro nei siti di quest’area 217 dipendenti del ministero della Cultura. La pianta organica prevede un fabbisogno di 398 dipendenti. Ora il ministero ha pubblicato un bando, noi siamo fiduciosi che vorrà destinare a Pompei una parte delle assunzioni. Se poi consideriamo le società dei servizi – come biglietteria, security e altro – le persone oggi impiegate arrivano a 400.

13mila ambienti in cui ogni pietra ha un grande valore, e per di più resistiti a 2mila anni di storia: come controllare il patrimonio? 
Abbiamo un progetto molto importante da 800 milioni per 4 anni: abbiamo costruito piattaforme digitali che fanno il monitoraggio di tutta la città antica. Abbiamo poi un piano di interventi che consideriamo flessibile, cosicchè quando emerge una criticità possiamo rivedere le priorità. Una grande opera.

Torniamo all’affluenza: potrà crescere ancora, oppure p ensa che prima o poi andrà fissato un numero chiuso?
Registriamo anche più di 20mila presenze giornaliere, ma non sempre: quindi è un’affluenza sostenibile. Si può fare anche altro però, per accogliere numeri crescenti di turisti.

Cosa, a esempio.
Aprire altri spazi, come la passeggiata lungo le mura finanziata dal Pnrr. Oppure puntare sugli altri siti: da Oplonti a Boscoreale, a Castellammare di Stabia. Possiamo anche raddoppiare gli ingressi.

Ma gli altri siti non decollano, sebbene insistano in aree degradate a cui lo sviluppo del turismo d’arte potrebbe imprimere una svolta economica e sociale.

Abbiamo lavorato molto su queste aree. A Boscoreale è stato riaperto l’Antiquarium chiuso da molti anni, a Torre Annunziata, dopo un accordo con il ministro Crosetto, abbiamo ottenuto la disponibilità di due edifici della Difesa che ospietranno i reperti della Villa di Oplonti. A Castellammare è attivo il museo della Reggia del Quisisana. Abbiamo istituito un servizio di navetta che collega un sito all’altro.

Gli effetti non si vedono. Come non ci sono ricadute sul territorio extra moenia di Pompei. Lei stesso ha detto più volte che vorrebbe che il turista a Pompei si fermasse più di un solo giorno, ciò significa che questa tendenza non è cambiata.
Qui serve uno sforzo ulteriore. Bisogna potenziare la ricettività, costruire nuove strade, offrire servizi. È tutto il contesto che deve crescere con un’azione forte delle amministrazioni comunali e regionale. Si può fare, serve un forte impegno e più sinergia. Noi intanto mettiamo in campo nuovi progetti anche in questa ottica. A esempio, realizzeremo una Academy.

Un progetto inedito, ce ne parli.
L’Italia è da sempre una eccellenza nella scienza del restauro. Da qui è nata l’idea di realizzare a Castellammare di Stabia una Academy in cui formare esperti di restauro e archeologia. E in cui andare anche oltre il mero concetto di tutela per sviluppare al meglio le potenzialità di questi luoghi. Ne stiamo parlando con numerose università, italiane ed estere,. Ma c’è anche altro, a esempio all’interno della Direzione del Parco archeologico di Pompei abbiamo deciso di fare un corso sulla leadership nella pubblica amministrazione. all’inizio non ci credevo molto, poi ho dovuto ricredermi e vedo con molto interesse a questo percorso che penso sia una novità nel mondo della pubblica amministrazione italiana.

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