«Per la pace ci vuole coraggio e Netanyahu non lo ha avuto»
Zeruya Shalev, scrittrice israeliana, si augura che le proteste possano creare le condizioni per cambiare il Governo e sperare in un futuro migliore
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«I traumi per quanto dolorosi, si possono superare. Ma per parlare di pace ci vuole coraggio. Netanyahu ha dimostrato di non averne». Zeruya Shalev conosce bene il dolore, quello fisico e quello dell’anima. I suoi romanzi penetrano nel profondo dei personaggi, esplorano le parti più recondite del loro essere. Donano una voce alle loro sofferenze. Lei che nel 2004 venne coinvolta in un attentato kamikaze a Gerusalemme, riportando gravi ferite, non vede altra soluzione che il dialogo tra i due popoli, una strada che deve essere percorsa insieme. Sulla questione degli ostaggi non ha dubbi: solo un accordo di pace li riporterà a casa.
Il 7 ottobre è stato per gli israeliani un trauma collettivo che ha riportato alla luce, in modo violento, lo spettro di un tragico passato. Crede che vi siano le condizioni per uscire da questa condizione che paralizza la società? E come?
Io credo che gli israeliani siano un popolo molto forte e coraggioso. L’attivismo che ha permesso di creare uno Stato soltanto tre anni dopo l’Olocausto è ancora vivo. Le proteste ci danno il potere e la speranza di cambiare questo Governo e creare le condizioni per un futuro migliore. Ritengo tuttavia che il problema non sia soltanto il trauma generato dal 7 ottobre. È tutto ciò che è accaduto dopo. Benjamin Netanyahu ha creato tanti traumi. Il modo in cui ha trascurato gli ostaggi, il modo in cui ha messo la sua sopravvivenza politica davanti agli interessi del Paese, il modo in cui ha portato avanti le operazioni militari.
Anche due milioni di palestinesi a Gaza hanno vissuto e stanno tutt’ora vivendo un grande trauma. Come se ne esce?
È davvero molto triste. Mi sono sentita così addolorata per la tragedia in corso nella Striscia di Gaza, per tutti i civili uccisi e feriti. La responsabiltà della guerra è di Hamas. I palestinesi di Gaza sono stati le vittime del suo fondamentalismo come lo siamo stati noi. Hamas li ha usati come scudi umani, ha scavato i tunnel sotto le loro case. Forse la soluzione per superare il trauma, è di restare uniti, di provare a vivere insieme. So che ora è molto presto. Ci vorrà del tempo. Ma bisognerà sforzarsi, concentrandoci sui moderati.



