Per una nuova idea di “mexicanidad”, a Roma la grande mostra su Diego Rivera fa boom di visitatori
Staccati 17mila biglietti in due mesi a Villa Caffarelli - Musei Capitolini -, dove l’esposizione resterà aperta fino al 13 dicembre. Il grande muralista, che sposò due volte Frida Kahlo, dialoga idealmente con i principali protagonisti della scena artistica latino americana
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I punti chiave
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Non c’è Frida a fargli ombra con il suo amore disperato e l’iconografia del suo calvario (o meglio c’è, ma non si prende la scena). Diego Rivera esplode con tutta la sua potenza nell’esposizione allestita a Villa Caffarelli, all’interno dei Musei Capitolini di Roma.
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Arte restituita al popolo
Civile, sociale, popolare, la sua arte è sempre in cerca di radici, identità e futuro. Nelle tele dell’artista - che a Città del Messico sposò due volte Frida Kahlo - c’è una terra indigena e cosmopolita, moderna e precolombiana. «Arte restituita al popolo, al lavoro, alle persone e alla loro storia collettiva», sottolinea Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale. Dentro ogni quadro, «una tensione creativa che alimenta il dialogo fra mondi differenti», spiega Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, la società che si è occupata dell’organizzazione dell’evento. Così, l’opera di Rivera torna a mostrarsi pubblica, politica, pedagogica.
Record di visitatori ai Musei Capitolini
Diciassettemila visitatori in due mesi sono all’incirca un record: “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo” è un’intensa retrospettiva in cui l’opera di uno fra i più grandi pittori e muralisti del XX secolo si propone come cerniera tra la tradizione e il futuro. Esprimendo un linguaggio visivo autonomo e distintivo dell’arte moderna messicana.
Rivera e gli altri nell’esposizione romana
Curata da Miguel Fernández Félix (direttore del Museo Kaluz) e Alberto González Torres (direttore del Museo Robert Brady), la mostra accosta alle tele di Rivera straordinari capolavori - di José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo. E di Tamayo, Lozano, Dr. Atl, Saturnino Herrán - in una produzione che, insieme a MetaMorfosi Eventi e a Zètema Progetto Cultura, ha coinvolto il Museo Kaluz di Città del Messico. Due i patrocini, quello dell’ Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico e dell’Ambasciata del Messico in Italia.
Tutti gli stili dell’artista messicano
I luoghi cambiano la mano dell’artista e avanguardia e cubismo si alternano, ad esempio, fra Francia e Spagna: la Montparnasse di Rivera è a effetto realtà aumentata, Notre Dame evanescente, Toledo geometricamente scomposta, aspra e rocciosa, con solo il blu del fiume Tago. Quando lo stile muta, si modifica il racconto: i tratti sono da grande muralista nel Bambino contadino, nel Mercato delle petate, che sono le tipiche stuoie intrecciate messicane (acquarello e inchiostro su carta applicata su masonite del 1950). Zapata con cavallo bianco è l’opera ispirata al rivoluzionario diventato il simbolo della riforma agraria. Una litografia di Frida nuda spicca tra le opere della sezione Rinascimento culturale messicano.







