Per l’olio extravergine d’oliva del Piemonte raccolta e qualità in crescita
In regione sono presenti circa 350 ettari coltivati a olivo, per una produzione annua di circa 250-300 ettolitri
3' di lettura
3' di lettura
L’olio extravergine piemontese è in crescita e ci sono tutte le premesse per una qualità molto elevata per la nuova stagione. Lo confermano i dati diffusi dal “Consorzio di tutela dell’olio extra vergine di oliva del Piemonte” che registrano nel 2024 un aumento del +20% della produzione di olive e del +15% di quella dell’olio, nonostante siano diminuite le rese a causa delle piogge. Recenti stime indicano in Piemonte una presenza di circa 350 ettari coltivati a olivo, per una produzione annua di circa 250-300 ettolitri di olio extra vergine. Questi dati pongono il Piemonte, insieme alle altre regioni del Nord Italia, in controtendenza rispetto alle regioni storicamente vocate alla produzione: le aziende produttrici aumentano rispetto a un calo sensibile nell’ultimo decennio dei territori e la produzione registra un + 75% al nord nonostante rese più basse. E anche sul fronte della qualità i segnali si confermano positivi: «Il mite inverno che si è appena concluso, ha permesso alle piante uno sviluppo regolare propedeutico all’ottenimento nel 2025 di una produzione di ottima qualità, confermando le caratteristiche tipiche dell’olio della nostra regione: il fruttato leggero/medio, l’ottimo equilibrio amaro/piccante e sentori freschi. Tutte caratteristiche che stanno incontrando molto apprezzamento sul mercato» sottolinea il presidente del Consorzio di tutela dell’olio extra vergine di oliva del Piemonte, Marco Giachino.
In un contesto di crescente interesse dei consumatori verso l’Evo, il Consorzio e il Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari (Disafa) dell’Università degli studi di Torino, in collaborazione con il Laboratorio chimico Camera di commercio di Torino, nel 2024 hanno lanciato la prima edizione della Scuola di olivicoltura e valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva in Piemonte. La Scuola eroga i corsi di idoneità fisiologica, olivicoltura ed etichettatura. Inoltre, sempre grazie al Consorzio, il ministero dell’agricoltura ha concesso al Disafa il riconoscimento di Comitato di assaggio professionale per la valutazione delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva vergini, che potrà quindi supportare i produttori piemontesi nella determinazione della qualità e genuinità dell’olio prodotto. Questa valutazione (panel test) ha valore legale per la valutazione e il controllo delle caratteristiche organolettiche degli oli vergini ed extravergini di oliva, Igp e Dop. «È un ulteriore e decisivo passo nel supportare le imprese piemontesi e anche un esempio di come la ricerca universitaria, attraverso la cooperazione con i portatori di interesse, possa contribuire allo sviluppo sostenibile e alla crescita economica locale – evidenzia il presidente del Consorzio –. Un segnale forte verso il riconoscimento di un settore che sta crescendo sia qualitativamente sia quantitativamente e che si sta imponendo nel gusto dei consumatori».
Giachino spiega che dalla fine degli anni Novanta l’olivo ha ritrovato casa in Piemonte prima per un uso privato, attraverso il recupero di terreni incolti, per abbellimento o per piccole produzioni familiari, ma poi ci sono state aziende che hanno deciso una riconversione totale o parziale di colture non più produttive come un tempo. «Una scelta fatta anche da chi già aveva dei vigneti, per redditi agricoli e anche per giocarsi la carta dell’ospitalità – aggiunge il presidente del Consorzio – . La volontà di investire dei produttori cui ultimamente si sono aggiunte le variazioni legate al cambiamento climatico – conclude – ci hanno consentito di intercettare un trend quali-quantitativo che aiuta molto il territorio e l’olivo ha dimostrato di essere un ottimo volano per lo sviluppo turistico ed economico delle aree interessate».


