Per Inghirami crescita all’estero e produzione con nuovi marchi
La storica azienda di Sansepolcro ha raggiunto i 40 milioni di fatturato (30% dall’estero), puntando sui materiali. In cantiere anche la valorizzazione e la digitalizzazione dell’archivio aziendale
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Più di 400 macchine da cucire, tutte con la manovella. Sono quelle che si usavano di più nel periodo tra la fine ‘800 e i primi anni del ‘900. Ma soprattutto sono il modello con cui nel 1949 ha mosso i primi passi l’attività imprenditoriale della famiglia Inghirami. E’ per questo che Tommaso Inghirami, 35 anni, terza generazione, già dagli anni dell’adolescenza, ha cominciato a collezionarle, comprandole soprattutto in Italia, Inghilterra e Germania.
Non sono solo oggetti: sono il simbolo e la storia di una famiglia e di un marchio che da allora ad oggi è protagonista nel mondo della moda. «Mio nonno, Fabio, dopo la seconda guerra mondiale ha avuto l’idea di cominciare a produrre camicie, con 24 macchine da cucire Singer, aprendo l’azienda, a Sansepolcro. La macchina da cucire ha segnato un’epoca, era un’oggetto prezioso in casa, quando i vestiti si aggiustavano più e più volte. Oggi sono il più giovane collezionista italiano di macchine da cucire a manovella», racconta Tommaso, responsabile commerciale dell’azienda, mentre suo padre, Giovanni, è amministratore delegato.
Primo marchio lanciato agli esordi, le camicie Ingram. Nel tempo se ne sono aggiunti altri, tra cui Fabio Inghirami e Sanremo, allargando la produzione alla confezione di abiti. I marchi complessivamente sono dodici nel settore dell’abbigliamento. «Puntiamo sulla qualità, con uno stile classico e grande attenzione ai materiali». Crescere, un imperativo: più export, «puntiamo soprattutto sugli Stati Uniti», dal momento che dei 40 milioni di euro di fatturato aggregato del gruppo l’estero rappresenta il 30 per cento. C’è spazio per crescere. Con un’identità che Tommaso Inghirami sta cercando di individuare nelle radici e nella storia di famiglia.
L’anno scorso è stato lanciato a Pitti Uomo un nuovo marchio, Archivio Inghirami: «abbiamo riscoperto e utilizzato stoffe dei decenni passati che abbiamo in magazzino, grazie alla consuetudine che avevamo in azienda di acquistare materia prima in abbondanza. In 70 anni di storia abbiamo stoffe di molti tipi, bellissime. Le abbiamo individuate con un team dedicato e abbiamo realizzato alcune edizioni limitate».
E su questo filone si andrà avanti, con un progetto che sarà lanciato a maggio, prima del prossimo Pitti Uomo: Inghirami x Rifò, un co-branding con Rifò, marchio nato utilizzando un’inflessione toscana del verbo rifare, che riprende la tradizione della rigenerazione tessile di Prato, dove ha sede l’azienda. «Noi abbiamo messo a disposizione l’archivio, le stoffe e la produzione, l’idea creativa sarà loro», spiega Tommaso Inghirami. Valorizzare la tradizione guardando avanti: Inghirami è anche tra i soci fondatori dell’Associazione marchi storici, di cui è presidente Massimo Caputi: «con Caputi condividiamo l’obiettivo di arrivare a 100 associati entro l’anno».





