Per il futuro Csm prendono quota i candidati indipendenti
Assemblee di base dei magistrati per proporre nomi nuovi svincolati dalle correnti
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La data c’è, 23 e 24 ottobre, e anche i candidati stanno via via emergendo. Con dinamiche in larga parte inedite. Per l’elezione dei 20 componenti togati del futuro Csm, mentre i gruppi organizzati hanno formalizzato i nomi degli aspiranti consiglieri, ricorrendo anche a nomi di magistrati noti per la loro militanza nell’Anm, sta prendendo corpo una mobilitazione di base negli uffici giudiziari, in parte da ascrivere alla volontà di raccogliere l’esito del referendum costituzionale, in parte in essere già da qualche tempo, per la presentazione di volti assolutamente nuovi e meno legati a logiche di appartenenza.
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I precedenti
Sul piano individuale, a fare da pioniere in questa consiliatura è stato il consigliere indipendente Roberto Fontana, ma in termini più generali significativo è stato l’esito, l’anno scorso, delle elezioni della giunta Anm di Milano e del locale consiglio giudiziario che hanno visto prevalere liste nuove come Futuro giustizia e Progetto base, alternative a quelle della proverbiali correnti.
I nomi
Risultati incoraggianti che devono però adesso essere sorretti dalla presentazione di nomi all’altezza. Quattro i nomi che hanno preso quota, anche dopo partecipate assemblee nei giorni scorsi a Milano e nel Triveneto. In primo luogo Giovanni Battista Nardecchia, sostituto procuratore generale della Corte e storico esperto di crisi d’impresa. Tra i pubblici ministeri la sostituta della Procura di Milano Roberta Amadeo, attiva soprattutto sul diritto penale dell’economia, e, tra i giudici, Angelo Mambriani, ex presidente della sezione specializzata in diritto d’impresa a Milano, e Pier Paolo Lanni, magistrato a Verona.
I punti qualificanti
Favoriti dalla riforma Cartabia dell’ordinamento giudiziario, che ha creato le condizioni per fare emergere una pluralità di candidati di diversa ispirazione, anche con un sistema elettorale che favorisce tra i giudici le sintonie su temi concreti, i nomi in campo si riconoscono su una serie di priorità emerse anche dal confronto di queste settimane: rafforzamento del governo autonomo, trasparenza delle nomine, riduzione degli spazi di discrezionalità del Csm e necessità di promuovere processi di autoriforma della magistratura.
La campagna elettorale
No però a una campagna elettorale al calor bianco che esasperi le contrapposizioni, piuttosto la convergenza su un punto: il contrasto alle degenerazioni del correntismo non passa dalla negazione del ruolo dei gruppi associativi, ma dalla valorizzazione di candidature nate dal basso, fondate su capacità, indipendenza, trasparenza e impegno professionale, libere da vincoli di mandato e da condizionamenti esterni.








