Per le flotte la soluzione dell’ibrido plug-in
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«Un maggiore numero di auto ibride plug-in di nuova immatricolazione possono, se utilizzate in modo appropriato, dare un notevole contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 perché gli utenti di questo tipo di auto possono già percorrere distanze significative esclusivamente in modalità elettrica». Questa affermazione è stata fatta da André Schimdt, presidente della Vdik (l’associazione tedesca dei produttori di autoveicoli), commentando i dati sulle immatricolazioni di ottobre che hanno visto le ibride plug-in in Germania crescere del 18,2%, mentre le immatricolazioni di elettriche pure hanno accusato un ulteriore calo del 4,9% dopo i fortissimi cali che si sono avuti con la fine degli incentivi al loro acquisto negli ultimi mesi dello scorso anno. In effetti le virtù dell’ibrido plug-in sono di assoluto rilievo e il pubblico incomincia ad accorgersene. Come è noto, l’ibrido plug-in funziona con un motore tradizionale a benzina o diesel e con un motore elettrico alimentato con l’energia recuperata in decelerazione e con l’energia elettrica immessa dall’esterno con una spina. E tutto questo anche con un risparmio sui consumi e ovviamente sui costi. Inutile dire che i benefici dell’ibrido plug-in potrebbero essere di grande aiuto anche per ridurre le emissioni di CO2 delle flotte aziendali per diversi motivi tra i quali, molto importante, il fatto che i driver aziendali, che mostrano grandi resistenze per passare all’auto elettrica, sarebbero nella stragrande maggioranza favorevoli all’ibrido plug-in perché, rispetto all’auto elettrica, li libererebbe della preoccupazione di rimanere a corto di carburante per la difficoltà di trovare una colonnina durante un viaggio di lavoro o durante l’uso privato dell’auto ricevuta in benefit. Il risultato di un maggiore impiego delle ibride plug-in, se crediamo a quanto afferma il presidente di Vdik, e non abbiamo motivo di dubitarne, sarebbe un’accelerazione nella riduzione delle emissioni complessive dei parchi auto aziendali. Accelerazione di cui vi sarebbe grande bisogno soprattutto in Italia, se si considera che la quota delle elettriche nei nostri parchi auto aziendali è mediamente del 3%. Naturalmente occorrerebbe una politica per favorire l’ibrido plug-in nelle flotte, cioè incentivi significativi per il loro acquisto. Può sembrare fuori luogo parlare di incentivi, ma lo facciamo a futura memoria e nell’interesse dell’ambiente.


