Auto aziendali

Per le flotte prevale l’incertezza: contratti in scadenza verso la proroga

Dipendenti e società ridurranno gli ordini per pagare meno tasse e le case consegneranno meno per evitare multe

di Pier Luigi del Viscovo

(Adobe Stock)

2' di lettura

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Per le flotte aziendali si prospetta un anno di minori immatricolazioni con conseguente proroga dei contratti in scadenza. Da un lato, infatti, il Governo si appresta a far trovare sotto l’albero un maggior prelievo fiscale e contributivo sulle nuove macchine, di fatto un disincentivo a scendere dall’auto attualmente in uso. Dall’altro, col nuovo anno nella calza sopra il camino c’è un dono, da parte della Commissione europea, in forma di multe ai costruttori che dovessero sforare un certo mix di vendite, fissato a una percentuale di auto elettriche che mai il mercato potrà assorbire.

Il regalo è per tutti ma spiegherà i suoi effetti nefasti anche sulle flotte, in due modi. Innanzitutto, forzando l’adozione di vetture ibride plug-in e full electric a suon di sconti e protezioni sui valori residui. Qualche risultato lo otterranno, ma poca roba. Sono anni che le aziende, per simulare una attenzione ambientale che in realtà è solo green-washing, spingono i loro manager a ordinare le plug-in. Chi poteva l’ha già fatto e adesso per tornare indietro, cosa che tanti stanno infatti facendo, ha pure solide argomentazioni dall’esperienza: cammina quasi sempre a benzina consumando moltissimo grazie ad alcuni quintali di batterie.

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Il rallentamento forzato

Dalle full electric arriveranno ancor meno ordini, essendo ormai esaurito il principale serbatoio, quello delle vetture jolly non assegnate, che fanno bella mostra di sé nello stallo di ricarica, obbligatoriamente davanti all’ingresso dell’azienda. Di conseguenza, essendo l’aritmetica una cosa semplice, se non sale il numeratore non resta che diminuire il denominatore, cioè vendere meno macchine termiche.

Le case, che si avvalgono della consulenza delle migliori menti in materia di strategie, hanno già annunciato che questa è la loro: fermare gli impianti. Così, mentre gli operai vanno a casa i loro colleghi commerciali faranno il gioco della torre, decidendo a quale cliente dare la macchina e a chi invece spiegare che c’è da attendere, che era pronta ma la grandine l’ha rovinata, che quell’allestimento scelto non si fa più o qualsiasi altra ragione che trovi più accettabile, purché ripassi dal via.

L’impatto

Le prime macchine gettate dalla torre saranno quelle del rent-a-car, su cui si guadagna poco o nulla essendo piccole di valore e molto scontate. Subito dopo? Quelle delle flotte, ma non indiscriminatamente. Quelle ordinate dai manager, con un valore importante dove il margine c’è, saranno trattate meglio anche se gli sconti più di qualche limatura la subiranno.

Invece, quelle medie, in genere destinate al personale viaggiante che davvero con la macchina ci lavora, dovranno vedersela con gli ordini che arrivano dai clienti privati delle concessionarie, che hanno già versato un acconto per pagarle a prezzo pieno o quasi, visto che l’offerta sarà inferiore alla domanda, come ai tempi dei microchip.

In conclusione, dipendenti e aziende ordineranno meno per pagare meno tasse e le case consegneranno meno per non pagare multe. I noleggiatori fattureranno lo stesso. Va bene così, salvo per gli operai.

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