Brand regionali

Per il Dop Umbria il rilancio del marchio passa per l’oleoturismo

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di Giorgio Dell'Orefice

L’olio umbro certificato ha una produzione di alta qualità

3' di lettura

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È forse il prodotto più rappresentativo dell’Umbria, di certo quello più facilmente associato al “cuore verde d’Italia”, forse anche più del vino, ma resta una grande potenzialità inespressa. È l’olio extravergine della Dop Umbria un marchio di grande richiamo perché associato a una produzione olivicola di alta qualità ma che nonostante le potenzialità sia produttive che di mercato resta una grande incompiuta. Anzi, se è possibile negli ultimi anni ha registrato persino dei passi indietro.

Secondo i dati della Fondazione Qualivita la produzione certificata è passata dalle 462 tonnellate del 2018 alle 431 del 2022 (nonostante avesse toccato quota 542 nel 2020). Il valore alla produzione è passato dai 4,62 milioni del 2018 ai 3,84 del 2022 mentre quello al consumo dai 6,29 milioni del 2018 è salito a quota 7,35 milioni nel 2020 per poi ridiscendere (nonostante il generale trend di apprezzamento dell’extravergine) a quota 6,31 milioni nel 2022. Immutato il valore delle esportazioni: 1,42 milioni di fatturato sia nel 2018 che nel 2022 anche se con la parentesi del 2020 quando aveva toccato gli 1,69 milioni.

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Le potenzialità inoltre non sono soltanto quelle produttive e legate alla riconoscibilità anche internazionale del marchio ma grandi chance ci sono anche sul fronte dell’oleoturismo grazie a una strada dell’olio che ha sempre sviluppato attività di richiamo per i turisti e grazie al riconoscimento di paesaggio rurale della fascia olivata di Assisi-Spoleto.

Insomma un territorio che in fatto di olio extravergine d’oliva non ha nulla da invidiare ad alcuno - oltre oliveti dalla storia millenaria sono presenti sul territorio un reticolo di frantoi oltre e industrie olearie importanti per il made in Italy come Monini e Farchioni – ma non riesce a catalizzare tutte queste risorse sul brand principe: quello dell’olio extravergine Dop Umbria.

«Come Origin Italia – ha commentato il direttore di Origin (l’associazione nazionale dei consorzi delle Dop e Igp italiane), Mauro Rosati - abbiamo intrapreso un percorso con i maggiori Consorzi di Tutela del settore per valorizzare l’Olio ad Indicazione Geografica. Le 50 denominazioni italiane rappresentano un settore di punta della Dop Economy italiana anche se non raggiunge volumi importanti di produzione rispetto ad altre categorie di prodotto. La Dop Umbria rappresenta uno degli oli più conosciuti al mondo. In questi anni la mancanza di un Consorzio di Tutela ha limitato lo sviluppo del prodotto certificato che dà garanzie precise sull’origine della materia prima. È singolare come le più grandi imprese olearie del Paese siano nel territorio umbro e la produzione della DOP di questa regione non raggiunga dei valori soddisfacenti rispetto potenziale olivicolo della regione. Occorre un nuovo Consorzio di Tutela per il rilancio».

Ad attendere un rilancio della Dop Umbria sono anche alcune aziende innovative che già da qualche anno stanno investendo per rilanciare la produzione olivicola umbra. Tra queste c’è Brecce Rosse che opera nel territorio di Gubbio (che ricade nella Dop più piccola legata ad Assisi e Spoleto) e che dopo aver investito nel 2017 nella realizzazione di un frantoio di ultima generazione ha appena completato l’installazione dell’impianto fotovoltaico che alimenterà in particolare l’attività di molitura. L’azienda fondata da Nazzareno Rogari è oggi condotta da Roberto Gambini esponente della terza generazione della famiglia. «Attualmente abbiamo in produzione 8 ettari – spiega Gambini – per una media di 7-8mila bottiglie l’anno. Stiamo lavorando per acquisire ulteriori ettari, sia rilevandoli che prendendoli in affitto con la prospettiva di raddoppiare le superfici coltivate e la produzione. Attualmente realizziamo il nostro blend delle cultivar Frantoio, Moraiolo e della varietà autoctona Borgiona più una “serie Oro” da raccolta anticipata. Imbottigliamo l’extravergine sotto la Dop di Assisi-Spoleto ma anche per noi sarebbe molto importante poter imbottigliare con l’etichetta della Dop Umbria (in quel caso il blend sarebbe di Frantoio, Moraiolo e Leccino come da disciplinare) e indicare come sottozona Assisi-Spoleto sul modello di alcune grandi Doc del vino», conclude.

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