Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Sfruttare, e dare concreta attuazione, all’intesa con l’olandese Qiagen. Anche per spingere l’immunodiagnostica. Poi: accelerare nel settore della diagnostica molecolare. Sono tra le priorità del Gruppo DiaSorin a sostegno della propria attività.
La società, a ben vedere, di recente ha pubblicato i dati sul primo trimestre del 2018. Il quarter è stato contraddistinto da fatturato e profitti in rialzo. I ricavi hanno raggiunto i 164,5 milioni (+4,4% reported e +11,2% a tassi di cambio costanti). Il Mol e l’Ebit, dal canto loro, sono aumentati a cambi correnti rispettivamente dell’1,3% (+9,3% a cambi costanti) e dell’1,5%. In un simile contesto di crescita c’è tuttavia da rilevare il calo della marginalità. L’Ebitda margin, il rapporto del Mol sui ricavi in percentuale, è arrivato al 38,5% mentre nello stesso periodo del 2017 l’indicatore era stato del 39,7%. Una contrazione che fa storcere il naso al risparmiatore. La società, di cui il Sole24ore ha contattato i vertici, non condivide la preoccupazione. Dapprima, viene sottolineato, alcuni costi imputabili al primo trimestre del 2017 sono stati contabilmente posticipati ai quarter successivi. Cioè: un evento non ricorrente, viene spiegato, di fatto rende non omogeneo e poco significativo il confronto. Inoltre, aggiunge sempre il gruppo, nel primo trimestre del 2018 sono stati spesati importanti investimenti finalizzati allo sviluppo dei prodotti. Ebbene, questi inizieranno a dare il loro contributo economico a partire dalla seconda metà del 2018. Quindi, conclude DiaSorin, da un lato la dinamica dell’Ebitda margin non è un problema; dall’altro, la guideline per fine esercizio viene confermata. Vale a dire: i ricavi, a cambi costanti, sono previsti in rialzo di circa l’11%; mentre l’Ebitda, sempre a valute costanti, dovrebbe aumentare intorno al 13 per cento.
Ma non c’è solo l’andamento del conto economico. Il risparmiatore è interessato alle strategie di crescita della multinazionale tascabile. Un focus, per l’appunto, è la concretizzazione dell’intesa con Qiagen. Quest’ultima ha sviluppato un nuovo test per individuare la tubercolosi latente. Cioè: la presenza della malattia in soggetti portatori sani. Si tratta, purtroppo, di un virus che ancora oggi provoca intorno a 1,5 milioni di decessi l’anno. Dal che si comprende il perché dell’interesse per ogni soluzione che possa servire a limitarne la diffusione. Orbene Qiagen, per l’appunto, ha definito un nuovo sistema per la sua diagnosi: il QuantiFERON-Tb. Sennonché laboratori ed ospedali, per quanto il test sia tecnicamente utilizzabile con piattaforme manuali, preferiscono gestirlo in maniera completamente automatizzata. Di qui l’intesa con DiaSorin per la lettura del test medesimo sulla sua “famiglia” di piattaforme denominate Liason.
Si tratta di un’intesa, viene sottolineato dagli esperti, rilevante per entrambe le parti. Qiagen potrà spingere ulteriormente sulle vendite del QuantiFERON-Tb. La società italiana, dal canto suo, non solo avrà l’opportunità di sfruttare il test per aumentare il suo business. Ma sarà anche in grado di accedere alla base di clienti di Qiagen. Cui evidentemente proporrà, in un’ottica di cross selling, le sue soluzioni.
Già, soluzioni. Ma a quando il lancio del test “leggibile” con la piattaforma di DiaSorin? In europa, risponde la società, la previsione è per il terzo trimestre del 2018. Negli Stati Uniti si dovrebbe andare all’anno successivo. In Cina, infine, l’abbinata QuantiFeron-Tb e Liason Xl è attesa nel 2020. Ciò detto quali i benefici economici per DiaSorin? Il gruppo di Salluggia (Vercelli) rispetto a questo tema ribadisce che si tratta di una partnership essenziale per il suo sviluppo ma non offre indicazioni economico-finanziarie. In tal senso può solamente riprendersi il dato del primo trimestre di Qiagen che, nel suo comunicato stampa, afferma che i ricavi del test siano cresciuti a doppia cifra.