Legge di Bilancio

Per la Cultura qualche segnale positivo per i territori e i settori dimenticati

Pochi gli interventi strutturali e una costellazione di micro-contributi a manifestazioni ed enti nazionali che in totale disperdono un valore di quasi 14 milioni di euro

di Roberta Capozucca e Giuditta Giardini

La Camera dei Deputati ha approvato il 30 dicembre 2025 la Legge di Bilancio 2026 con 216 voti favorevoli

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Dopo un iter parlamentare segnato da un passaggio al Senato durato 63 giorni, sul finire dell’anno, il 30 dicembre 2025, la Camera dei Deputati ha approvato la Legge di Bilancio 2026 con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti. Sul fronte culturale non emergono grosse novità: pochi gli interventi strutturali e una costellazione di micro-contributi a manifestazioni ed enti nazionali che in totale disperdono un valore di quasi 14 milioni di euro. Positivo, invece, il finanziamento ad alcuni sotto-settori finora rimasti ai margini delle politiche di spesa statali e il tentativo di introdurre, almeno per alcune misure, un sistema di monitoraggio e valutazione. In attesa del testo di legge, si riportano di seguito le principali misure per la cultura contenute nel “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”.

Fondo nazionale per il federalismo museale

L’articolo 1, commi 551–552, istituisce, nello stato di previsione del Ministero della Cultura, il Fondo nazionale per il federalismo museale (FNFM), con una dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. L’obiettivo è fornire uno strumento di sostegno strutturale ai musei e ai luoghi della cultura non statali, con particolare riferimento alla copertura dei fabbisogni di gestione ordinaria e di valorizzazione: dal rinnovo degli apparati didattici a piccoli interventi allestitivi, fino all’organizzazione di eventi. Il Fondo si inserisce nel solco del cosiddetto “federalismo culturale”, avviato con il decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 sul federalismo demaniale, che ha consentito allo Stato di trasferire beni di interesse storico-artistico agli enti territoriali secondo criteri di territorialità e sussidiarietà. La procedura – aggiornata nell’aprile 2024 – prevede che il trasferimento dei beni culturali avvenga tramite la stipula di un Accordo di valorizzazione, propedeutico alla riqualificazione, tutela e salvaguardia del bene, concluso tra l’ente territoriale interessato, l’Agenzia del Demanio (che adotta il provvedimento finale di trasferimento) e il Ministero della Cultura. In questo contesto, il FNFM mira a rafforzare la presenza dello Stato nel sostegno ordinario a un patrimonio culturale capillarmente diffuso sul territorio nazionale. Nello stesso perimetro MiC rientra anche lo stanziamento per Matera “Capitale mediterranea della cultura e del dialogo 2026”, con 4 milioni per il 2026.

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Bonus Valore Cultura e Consumi Culturali

L’articolo 1, comma 539 introduce una nuova carta elettronica, la Carta giovani nazionale, finalizzata all’accesso al Bonus Valore Cultura, già previsto dall’articolo 1, comma 413, della legge 27 dicembre 2019, n. 160. A partire dal 2027, la nuova Carta sostituirà le attuali Carte “della cultura Giovani” e “del Merito”. La carta, assegnata nell’anno successivo al conseguimento del diploma di scuola secondario superiore purché entro il 19° anno di età, sarà utilizzabile per biglietti di spettacoli, libri, abbonamenti a periodici, musica, strumenti musicali, ingressi a musei e siti culturali, oltre a corsi (musica, teatro, danza, lingue), entro un tetto di spesa complessivo fissato a 180 milioni annui. L’importo pro capite sarà determinato ogni anno con decreto del Ministro della Cultura, sulla base del monitoraggio semestrale e delle risorse disponibili. Non è esclusa una differenziazione degli importi – ad esempio per merito o per condizioni economiche – o l’introduzione di quote vincolate per specifiche categorie di spesa, considerato che la norma fa riferimento alla fissazione di “importi” plurali. Secondo le stime dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica, tuttavia, il valore individuale dovrebbe rimanere sostanzialmente invariato rispetto al passato. La vera novità su questo strumento, in vigore ormai dal 2016, è l’introduzione di un sistema di monitoraggio e valutazione della spesa (art. 1, co. 542-543 LB). Ogni sei mesi, il Ministero della Cultura dovrà trasmettere alla Ragioneria generale dello Stato un’analisi sull’andamento della Carta Valore. L’obbligo si inserisce nel più ampio quadro delineato dall’articolo 130 della legge di Bilancio, che impone a ciascun ministero la valutazione di almeno una politica di competenza: per il Ministero della Cultura, la Carta Valore potrebbe costituire il programma pilota. Restano, tuttavia, irrisolti nodi cruciali che il monitoraggio dovrebbe finalmente chiarire: quale quota di consumi culturali è effettivamente aggiuntiva rispetto allo scenario controfattuale? Quali tipologie di beni e servizi vengono acquistati? Quali esercenti ne beneficiano maggiormente e attraverso quali canali? E, soprattutto, come ridurre l’incidenza delle frodi accertate ad oggi per un valore di 17,2 milioni di euro?

Accanto a questo Bonus, la Manovra introduce ulteriori misure che hanno l’obiettivo di promuovere il consumo culturale: il fondo per l’acquisto dei libri di testo per famiglie con ISEE fino a 30mila euro, il contributo alle famiglie per studenti in scuole paritarie (sempre con soglia ISEE), e il rifinanziamento del Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria (60 milioni per il 2026), con effetti attesi sull’ecosistema editoriale e dell’informazione.

Fondo per la cultura terapeutica e la cura sociale

Il comma 822, introdotto durante l’esame parlamentare, istituisce, nello stato di previsione del Ministero della Cultura, il Fondo cultura terapeutica e cura sociale allo scopo di favorire la fruizione delle arti dello spettacolo e del patrimonio culturale, quali strumenti terapeutici, per fornire sollievo alle persone con disabilità o in situazioni di marginalità sociale. Lo stanziamento iniziale, pari a 1 milione di euro annui a decorrere dal 2026 a cui potranno affiancarsi ulteriori risorse provenienti da altri capitoli di spesa sociale, tra cui quelle derivanti dall’8 per mille, è destinato a sostenere progetti che integrano la dimensione culturale nelle politiche di welfare e di cura, riconoscendo il valore della bellezza e della creatività quali fattori terapeutici e di coesione sociale. I criteri e le modalità di riparto del Fondo saranno definiti con un decreto ad hoc del Ministro della Cultura.

Fondo per il sistema musicale italiano

Nello stato di previsione del Ministero della Cultura è istituito anche un Fondo per il sistema musicale italiano, con una dotazione di 1,5 milioni di euro annui a partire dal 2026 (art. 1, co. 825-827, LB). Il Fondo è destinato al finanziamento di interventi per lo sviluppo, il rafforzamento e il rilancio della competitività del comparto, nonché per la promozione del sistema musicale nazionale. I beneficiari sono le imprese produttrici e organizzatrici di spettacoli di musica popolare contemporanea, attive da almeno un anno. Si tratta di un riconoscimento atteso per un settore che svolge un ruolo centrale nella filiera culturale e creativa del Paese, ma che finora ha beneficiato di un sostegno pubblico frammentario.

Divulgazione culturale

La Manovra 2026, con l’art. 1, co. 901, autorizza una spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per programmi di promozione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle attività dal vivo e ai siti del patrimonio Unesco.

Nel medesimo ambito, l’articolo 1, comma 823 – introdotto nel corso dell’esame al Senato – prevede ulteriori interventi mirati. In particolare, la lettera a) autorizza la spesa di 1 milione di euro annui per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 per l’istituzione del Premio Mattei per la cooperazione culturale, finalizzato a promuovere progetti e iniziative di cooperazione culturale tra enti e istituzioni culturali italiane e intellettuali, artisti, operatori della cultura, nonché Stati e organizzazioni internazionali africani o appartenenti al cosiddetto Mediterraneo globale. La lettera b) autorizza una spesa di 1 milione di euro annui per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 per l’istituzione del Premio Olivetti per l’accessibilità culturale, volto a sostenere progetti che favoriscano lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile e integrato nella vita delle comunità, nonché interventi di rigenerazione culturale in contesti territoriali svantaggiati.

La lettera c) del medesimo comma assegna infine un contributo di 500 mila euro annui a decorrere dal 2026 alla Fondazione MAXXI, al fine di garantire il funzionamento del polo artistico e culturale internazionale del Mediterraneo, denominato MAXXI Med, da realizzarsi nella città di Messina. In questo quadro si inserisce anche l’autorizzazione, per il 2027, di una spesa pari a 500 mila euro per la prosecuzione del progetto Grande MAXXI e per l’avvio operativo del progetto MAXXI Med da realizzarsi nella città di Messina.

Cinema e audiovisivo: il nodo delle allocazioni

Più controverso il quadro per il cinema e l’audiovisivo su cui interviene il comma 554. Nel 2025, il Fondo per il cinema e l’audiovisivo ha raggiunto un budget di poco inferiore ai 700 milioni di euro, a fronte dei circa 450 milioni del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo (Fnsv, l’ex FUS). Nel 2026, si profila un riequilibrio paradossale: il sostegno al cinema dovrebbe scendere a 610 milioni di euro nel 2026 e a 500 milioni nel 2027. Parallelamente, la manovra rafforza i meccanismi di controllo della spesa: il Ministero della Cultura dovrà attivare un monitoraggio trimestrale sull’andamento degli incentivi, con flussi informativi diretti verso il Ministero dell’Economia, così da verificare in tempo reale l’utilizzo delle risorse e prevenire squilibri sui conti pubblici.

La novità più rilevante per le imprese riguarda però il tax credit. Con la nuova legge di Bilancio viene di fatto archiviata la stagione dello “splafonamento”, il principio non scritto secondo cui, se un progetto risultava idoneo, il credito d’imposta veniva riconosciuto anche oltre le risorse inizialmente stanziate. D’ora in avanti i crediti d’imposta destinati alla produzione cinematografica e audiovisiva dovranno rientrare in un tetto di spesa invalicabile, definito annualmente dal decreto di riparto del Fondo. La manovra interviene anche sui lavoratori dello spettacolo. Il comma 840, introdotto al Senato, modifica la disciplina in materia di requisiti di accesso all’indennità di discontinuità in favore dei lavoratori del settore dello spettacolo, innalzando, in primo luogo, da 30 mila a 35 mila euro il tetto massimo di reddito dichiarato al di sotto del quale è possibile avere accesso al beneficio e prevedendo, in secondo luogo, un regime derogatorio per il lavoratori del cinema e dell’audiovisivo, più favorevole in termini di numero minimo di giornate di contribuzione richieste.

Dentro questo quadro, arrivano anche norme che toccano l’industria culturale e mediale in senso lato: dall’1 gennaio 2026 viene introdotto un contributo annuale “di natura tributaria” (2 per mille dei ricavi) per finanziare il funzionamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a carico di soggetti di comunicazioni elettroniche, audiovisivo, piattaforme, editoria e servizi digitali.

Troppi contributi mirati

La rimanente quota in capo al Ministero della Cultura è di fatto ripartita in microfinanziamenti a enti culturali nazionali, tutti introdotti dal Senato durante il riesame. Alla Fondazione Med-Or, per lo svolgimento di ricerche, studi e pubblicazioni sull’attività di influenza russa in Europa e in Nord Africa, si concede un contributo di 200 mila euro, mentre all’Osservatorio Sud Est Europa della Fondazione Luigi Einaudi un contributo di 300 mila euro per ciascuno degli anni 2026-2027. Per il 2026 si prevede l’assegnazione di un contributo pari a 500 mila euro per l’anno 2026 a favore della Fondazione “I Pomeriggi Musicali”, che gestisce il Teatro Dal Verme di Milano, di 1 milione di euro per in favore della Fondazione “Festival dei due Mondi” e 2 milioni di euro per l’Orchestra sinfonica di Milano. Per il 2028 si stanziano 5 milioni in favore del Teatro alla Scala di Milano per celebrare il 250° anniversario dalla sua fondazione e 1 milione di euro a favore della Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli.

Il Senato incrementa, inoltre, di 300 mila euro per l’anno 2026, da 2,7 a 3 milioni di euro, l’autorizzazione di spesa finalizzata a garantire la prosecuzione delle attività dell’Accademia internazionale di Imola, dell’Accademia musicale Chigiana di Siena e della Fondazione Scuola di musica di Fiesole e prevede, inoltre, l’assegnazione di 300 mila euro per la realizzazione di iniziative in occasione della ricorrenza dei novant’anni dalla morte di Antonio Gramsci e di 100 mila euro annui a favore della Fondazione Giorgio Napolitano ETS. Si stanziano inoltre 1 milione di euro per il centenario della nascita di Pio La Torre e 200 mila euro per rifinanziare il Portale delle fonti per la storia della Repubblica italiana, un progetto coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. E poi ancora un contributo di 300 mila euro, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per lo svolgimento delle attività di studio, ricerca e promozione culturale sul valore della lettura su carta e della scrittura in corsivo a mano all’Osservatorio Carta Penna & Digitale. In ultimo, si autorizza in questo contesto la spesa di 300 mila euro per l’ammodernamento dell’oratorio dell’Ente “Parrocchia S. Maria del Soccorso” con sede in Vibo Valentia, di 400 mila di euro per il 2027, ai fini della realizzazione di una scuola primaria sita nella frazione “Vena Superiore” del comune di Vibo Valentia, e di 150 mila euro per l’anno 2026 in favore dell’Associazione “Il Dono” , con sede in Via della Pace, del comune di Jonadi (Vibo Valentia).

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