Per combattere il caporalato a volte basta il Codice della strada
di Maurizio Caprino
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Mentre la politica dibatte sull’applicazione della recente legge anticaporalato e su un problematico potenziamento dei controlli da parte degli ispettori del lavoro, una sola, vecchia norma potrebbe contribuire a debellare il fenomeno: il Codice della strada. In fondo, contiene le misure di contrasto più semplici da applicare. Ma di fatto non si può utilizzare bene nemmeno quello: il presidio delle forze di polizia sulle strade finora è stato carente anche nelle principali strade delle zone dove il caporalato è un’emergenza accertata, come Il Sole 24 Ore ha denunciato ieri per il Foggiano.
Il Codice della strada può essere già da solo un’arma importante perché il caporalato ha bisogno dei pulmini che trasportano i braccianti. E questi pulmini sono quasi tutti in condizioni pessime o comunque irregolari. Tanto che un semplice controllo su strada, come quelli cui potrebbe venire sottoposto qualunque veicolo in qualunque momento, potrebbe accertare rapidamente violazioni che possono portare al ritiro o alla sospensione della carta di circolazione.
Le modifiche ai sedili
L’irregolarità più evidente è lo smontaggio dei sedili, sostituiti da panchette o addirittura semplici assi di legno per aumentare la capienza del mezzo. Operazione che peraltro rende impossibile utilizzare le cinture di sicurezza. È così che si spiega la morte di 12 braccianti nell’incidente dell’altro ieri a Lesina, su un mezzo che legalmente ne può trasportare nove (conducente compreso).
L’articolo 78 del Codice della strada punisce con una multa di 422 euro e il ritiro della carta di circolazione tutte le modifiche non autorizzate alle caratteristiche tecniche del mezzo. Il ritiro, che dura fino a quando si dimostra di aver rimesso il veicolo in regola, esclude che si possa continuare a circolare.

