Per chi è sempre in movimento, l’arte è una grande terapia
La mecenate e imprenditrice franco-vietnamita Hélène Nguyen-Ban racconta la sua passione e come usare l’intelligenza artificiale per aiutare l’arte contemporanea.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
5' di lettura
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«L’arte è sempre stata la mia àncora e la mia ossessione, un modo per intrecciare i frammenti della mia identità multiculturale», mi confida Hélène Nguyen-Ban. Collezionista, mecenate e imprenditrice culturale franco-vietnamita, Hélène è cresciuta in Africa, ma ha vissuto spostandosi continuamente tra i vari continenti. Dopo una carriera nel mondo del lusso e della moda, si è dedicata alla promozione dell’arte contemporanea a livello internazionale, con particolare attenzione alle pratiche emergenti e alle narrazioni interculturali. È attiva in diversi comitati e consigli di istituzioni museali e fondazioni, contribuendo allo sviluppo di programmi espositivi e alla costruzione di piattaforme di dialogo tra artisti, curatori e pubblico globale. Negli ultimi anni ha fondato iniziative che esplorano le relazioni tra arte, nuove tecnologie e forme di collezionismo contemporaneo come DOCENT, la prima piattaforma alimentata da intelligenza artificiale, pensata per rendere la scoperta dell’arte contemporanea più accessibile e personale.
QUAL È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA?
Il mio primo vero incontro con l’arte contemporanea è capitato per caso nel 2001 quando, passando davanti alla galleria Enrico Navarra a Parigi, sono rimasta incantata dai ritratti di Zhang Xiaogang. Quegli sguardi impassibili, che celavano ogni emozione, risuonavano profondamente con la mia educazione asiatica, dove mostrare i sentimenti era considerato volgare. L’acquisizione più recente è un’opera dell’artista coreana Moka Lee. I suoi ritratti, stratificati ed elusivi, riecheggiano l’intensità silenziosa di Zhang Xiaogang, e allo stesso tempo parlano della nostra epoca dominata dai social media e dalle maschere, in cui l’identità oscilla continuamente tra visibilità e dissimulazione.
QUANDO E COME HAI INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE?
Ho iniziato quasi per caso, ma presto collezionare è diventato una forma di terapia. Avendo vissuto in costante movimento tra l’Africa, l’Asia e l’Europa, inconsciamente cercavo di costruire una sorta di rifugio, circondandomi di oggetti che potessero fungere da radici. All’inizio, la mia collezione comprendeva antichità, icone e arte rituale di civiltà diverse. Dopo l’incontro casuale e fortunato con Zhang Xiaogang, la mia passione si è spostata verso l’arte contemporanea. Grazie ad artisti vietnamiti come Danh Vo, Mai-Thu Perret e Thu-Van Tran, ho approfondito le intersezioni tra patrimonio culturale asiatico e pensiero occidentale. Con il tempo, la passione si è trasformata in una sorta di vocazione: ho co-fondato una galleria che ha inaugurato con una mostra dell’artista camerunese Pascale Marthine Tayou dedicata alla diversità e al dialogo culturale. Oggi, la mia collezione riflette sia il mio percorso personale sia le profonde relazioni umane che continuo a coltivare con gli artisti di tutto il mondo.













