Sicuramente sì, è un problema che si pone anche chiunque abbia una vera visione liberale, negli Stati Uniti come in Europa, e che certamente va affrontato in Ue e nei fori internazionali.Il tema della sicurezza dei dati è strettamente legato a quello geopolitico visto che la sfida tra Stati Uniti, Cina ed Europa si gioca anche sui cavi sottomarini.
Alcuni Paesi, come Usa e Gran Bretagna, hanno espresso preoccupazione per la realizzazione di cavi da parte di aziende vicine al Governo cinese. Condividete questi timori?
Il Copasir è già intervenuto sulla materia due anni fa nella Relazione al Parlamento sul sistema delle telecomunicazioni, durante la presidenza Guerini, quando io ero vicepresidente. Abbiamo indicato come procedere nell'uso della tecnologia straniera per evitare rischi per la sicurezza nazionale, indicando nello specifico quella cinese. È in atto una competizione globale tra sistemi, qualcuno, e non a caso, parla di "scontro di civiltà", i cui risvolti geopolitici sono ormai evidenti e di cui l'Italia può essere al contempo vittima o protagonista, proprio perché è confine di ogni cosa. Insomma: dobbiamo essere consapevoli che occorre nel contempo limitare il predominio di Big Tech, le cui dimensioni economiche possono superare persino i Pil degli Stati, e fronteggiare la supremazia tecnologica ed economica della Cina. In tal senso,il ruolo dello Stato riassume la sua rilevanza anche in Occidente, come garante delle libertà. In ogni caso, dobbiamo lavorare insieme con le altre democrazie occidentali, per preservare la nostra sovranità, come italiani e come europei.
Qual è in questo contesto l'obiettivo che potrebbero porsi l'Italia e la Ue per realizzare la sovranità dei dati anche in un difficile contesto come quello dei cavi sottomarini?
Sui cavi sottomarini vi è di fatto una competizione anche tra Paesi europei: la Germania ovviamente ha interesse a sviluppare l'hub di Francoforte, che negli anni ha assunto un ruolo decisivo, dopo la caduta dell'Unione Sovietica, nei collegamenti con l'Est ed ora intende incrementare quelli con l'Asia, anche saltando il bacino del Mediterraneo, in connessione con l'Oman. Parigi punta su Marsiglia, di fatto aggirando la Penisola. Noi dovremmo favorire le connessioni negli hub di Palermo e Genova. Abbiamo aziende importanti e significative, che potrebbero svolgere un ruolo ancor più significativo se vi fosse una strategia Paese che tenga insieme tutto: gli attori, pubblici e privati. Non può sfuggire quanto accaduto con la rete Interoute, per la quale il Governo precedente non ha ritenuto di utilizzare i poteri speciali del "golden power". L'Italia può riaffermare un ruolo geopolitico, economico e industriale in Europa e nel Mediterraneo, ma occorre muoversi davvero e in modo consapevole e condiviso come un Sistema Paese in una logica europea e occidentale.