Obiettivo legalità

Per i Carabinieri investimento sui giovani tra i 18 e i 24 anni

Il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, propone una riserva volontaria per attrarre reclute fra 18 e 24 anni e dotare il corpo di nuove competenze

di Giovanni Parente

2' di lettura

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L’innovazione come motore e la tradizione come scudo. È un’arma dei Carabinieri che guarda in avanti quella delineata e raccontata dal comandante generale Salvatore Luongo, intervistato da Roberto Arditti (editorialista de «Il Tempo»), nel corso dell’evento «L’arma, il valore della legalità e l’esperienza internazionale» durante il Festival dell’Economia di Trento. Con la prospettiva di puntare sempre di più sulla formazione ma anche sulla contaminazione per aprirsi ai giovani.

«Vogliamo investire nei giovani perché noi riteniamo che i giovani siano portatori di idee, idee sicuramente valide che possono poi trasformarsi in azioni concrete». Ma incombe il problema del decremento demografico: «Il bacino su cui noi lavoriamo oggi è un bacino inferiore rispetto a quelli che avevamo tanto tempo fa». Come ha ammesso il comandante generale «il giovane è attratto da tante cose, ma quando non vede la capacità di identificarsi in un’organizzazione che, sia funzionale alla propria crescita umana e professionale, lo l’allontana quell’organizzazione ed è più attratto dai facili risultati rispetto al sacrificio, per questo dobbiamo investire sulla formazione». Il tutto nel segno della necessità di un cambio di approccio.

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Da qui la prospettiva di Luongo di attirare nuove skills e competenze attraverso la figura del carabiniere ausiliare. L’idea di è quella alimentare una riserva volontaria che consenta a giovani di confrontarsi con l’Arma per un periodo limitato di tempo. «Un giovane da 18 a 24 anni viene da noi e prova. Noi lo abilitiamo, gli diamo tutte le competenze del caso, lo mettiamo in gioco. Poi decide: se ritiene che quella è la vita che può percorrere anche per un breve tempo rimane, altrimenti si porta un bagaglio di esperienza e si rimette nel mondo civile». È quella che Luongo chiama anche «contaminazione»: «Abbiamo bisogno di essere contaminati, ma al momento stesso questa contaminazione può essere per noi un modello virtuoso da restituire alla società».

Nella consapevolezza della storia, della tradizione e del ruolo dell’Arma dei Carabinieri, c’è quindi un tentativo di fornire una risposta a un mondo in continuo cambiamento: «Oggi abbiamo di fronte – ha rimarcato il comandante generale - molte sfide, pensiamo all’intelligenza artificiale, agli algoritmi quantistici, allo spazio, a tutto ciò che riguarda la cybersicurezza. Oggi il mondo è fortemente digitale e l’economia si sta spostando. Pensiamo alle criptovalute». E proprio al contrasto delle attività illecite commesse con l’utilizzo di criptovalute l’Arma ha dedicato un reparto specializzato.

La formazione quindi diventa una leva strategica. Una formazione che per i carabinieri si fonda su tre concetti fondamentali: sapere, saper essere e saper fare. E, in un contesto sempre multietnico e multiculturale, anche l’investimento sulle conoscenze e competenze linguistiche è sempre più prioritario. «Nelle nostre scuole - ha spiegato Luongo - ci sono tre fasi di formazione linguistica. La prima è quella elementare, la seconda è di specializzazione, la terza viene fatta per gli ufficiali che frequentano il corso superiore, dove svolgono un corso intensivo a seconda delle proprie capacità». Già adesso c’è personale che parla tranquillamente il cinese, l’arabo nelle varie sfaccettature. E questo consente di far fronte alle eventuali richieste dell’autorità giudiziaria di concentrare personale con conoscenze linguistiche specializzate laddove ne emerga la necessità.

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