Per Calligaris l’export fa rotta su Stati Uniti e Giappone
Il gruppo friulano rafforza la presenza a Rho, dove presenta 50 novità in tutti i segmenti. «Irrinunciabile investire nel Salone»
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Calligaris continua a crederci, nel Salone del Mobile, e così per questo 2026 ha scelto di rilanciare: con un’inedita e più ampia collocazione tra i corridoi della fiera, palcoscenico per il lancio di una cinquantina di novità in tutti i segmenti di prodotto oggi trattati dall’azienda friulana, spaziando quindi dai tavoli ai letti, dalle sedie agli specchi, dai divani ai tappeti. In questo ventaglio, anche una collaborazione con Twinset, espressione di un confronto con il mondo del fashion che nel 2025 aveva trovato una sponda nel brand Borbonese.
«Non mi ricordo più esattamente da quand’è che partecipiamo, a questo appuntamento, ma sono comunque tantissimi anni», ci racconta sorridendo il managing director Michele De Marchi: «Un investimento importante, il nostro; scelta giusta o sbagliata non lo so, ci sentiamo comunque di dover sostenere questa istituzione che tanto ha dato al settore del mobile, e che speriamo continui a farlo».
L’arco delle ultime edizioni ha tracciato una parabola «un po’ particolare», spiega De Marchi: «Abbiamo notato un defluire dei partecipanti dai padiglioni di Rho verso la città di Milano e questo, detto sinceramente, in una certa misura dispiace». È un dato che innesca diverse riflessioni: «È probabile che sia cambiato il modo di comunicare con i clienti e che si prediligano altre modalità per avvicinarli. Il B2B non è più quello di prima e le attenzioni si concentrano altrove; in parallelo, vediamo crescere un enorme interesse per la cornice del Fuorisalone. Ora, la domanda che sorge è: può esistere un Fuorisalone senza il Salone? Secondo noi, no; per questo, pur beneficiando di una presenza in città grazie al nostro flagship store, continuiamo a investire nella fiera».
Sebbene l’Italia rimanga il mercato di riferimento per l’azienda, la quota di fatturato derivante dai mercati esteri appare consolidata, attestandosi oltre il 70% e consolidando una vocazione internazionale che poggia su oltre 8mila punti vendita distribuiti in cento Paesi: «Molto importanti per noi sono Stati Uniti e Giappone, dove abbiamo due filiali strutturate – aggiunge De Marchi –. Stiamo cercando di mettere a fuoco i mercati su cui puntare, considerate le incognite che gravano sul quadro geopolitico. Avevamo pianificato una strategia nei Paesi del Golfo, già avviata all’inizio dell’anno; poi le cose sono cambiate. Al di là di questa regione, crediamo che gli Stati Uniti possano continuare a darci soddisfazioni». Intanto, il lavoro continua senza soluzione di continuità: «Per i prodotti, iniziamo come sempre a lavorarci subito dopo il Salone, quindi già da maggio partiremo con i briefing per la collezione del prossimo anno», conclude.
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