Agricoltura

«Per battere il caporalato servono alternative nella gestione della manodopera»

Tvaolo al ministero del lavoro. La segretaria Uila Mammucari: completare il percorso avviato con l’albo degli appalti in agricoltura e la rete territoriale del lavoro agricolo di qualità

di Giorgio dell'Orefice

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Sarebbe un errore dire che nella lotta al caporalato in agricoltura finora non è stato fatto nulla. Ma è un dato di fatto che tanto resta ancora da fare. E’ la sintesi sul lavoro irregolare in agricoltura che in occasione della riunione di oggi 19 febbraio del tavolo anticaporalato al ministero del Lavoro, traccia la segretaria generale della Uila, Enrica Mammucari.

L’Italia il paese con la legislazione più avanzata

«L’Italia è il paese che ha la legislazione più avanzata in materia – spiega -. Già da tempo, con la legge 199/2016 e la previsione dell’art. 603 bis del codice penale sono state inasprite le pene contro il caporalato. Passi avanti sono stati compiuti sulla condizionalità sociale, principio recepito anche nella Politica agricola comune. Significa che se un’azienda si è macchiata del reato di sfruttamento della manodopera si vede tagliati o negati i contributi Ue. Nell’ultimo incontro con i ministri del Lavoro e dell’Agricoltura, Agea ci ha comunicato di aver disposto le prime revoche sugli aiuti comunitari. E’ stato compiuto un primo importante tratto di strada, serve completare il percorso».

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In crescita la manodopera straniera nei campi

Secondo i dati elaborati dalla Uila sulla base dei risultati degli elenchi anagrafici negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento del 17,9% dei lavoratori nati fuori dall’Italia ma impiegati nei campi italiani. Mentre parallelamente nello stesso periodo si è registrata una flessione dell’11,6% della manodopera italiana. Inoltre, nel 2024 tra la manodopera agricola a tempo determinato (contratti che coprono l’86% dei rapporti di lavoro regolari in agricoltura) proveniente dall’estero ha raggiunto il 42% la quota più alta dieci anni fa erano il 35%.

Rafforzare gli ispettori e coordinare i controlli

I temi da affrontare sono i controlli e la banca dati degli appalti in agricoltura. «Gli ispettori – aggiunge la segretaria generale -: vanno aumentati e formati. Devono avere competenze specifiche sul contratto agricolo e in tema previdenziale e assistenziale. Bisogna investire».

Da attuare pienamente anche le misure del decreto Agricoltura, la legge 63/2024 che ha introdotto il sistema unico dei controlli e la banca dati degli appalti in agricoltura. «Fondamentale è il coordinamento tra Inps e Agea che, con le proprie verifiche geospaziali, è in grado di individuare le singole aziende agricole e le specifiche colture. Se un’impresa ha un vigneto di 10 ettari non può impiegare due persone per fare la vendemmia».

Avviare la banca dati degli appalti in agricoltura

Ma determinante è la banca dati degli appalti in agricoltura. «I caporali – aggiunge– non sono più contadini ma uomini in giacca e cravatta che guidano cooperative senza terra, lucrando sulla vita dei braccianti, soprattutto migranti. La banca dati degli appalti labour intensive richiede che queste imprese siano iscritte a un albo e tracciate, nonché siano in grado di offrire una fideiussione bancaria tra appaltante e appaltatore a garanzia delle retribuzioni e dei contributi previdenziali dei lavoratori».

Offrire un’alternativa sulla gestione della manodopera

Altro tema chiave è poi quello che riguarda la creazione di una vera alternativa all’intermediazione illecita per garantire manodopera alle aziende. «La strada è quella della Rete del lavoro agricolo di qualità – conclude Mammucari – rendendo efficace lo strumento delle sezioni territoriali, soprattutto grazie al coinvolgimento degli enti bilaterali (Ebat), su alloggi, trasporti e domanda/offerta di lavoro. Al momento, ancora non abbiamo neanche lo schema di convenzione. La burocrazia rischia di far naufragare anche le migliori intenzioni».

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