Cantiere previdenza

Pensioni, la «vecchiaia» può salire a 68 anni e 1 mese già nel 2040

Le stime aggiornate della Ragioneria generale collocano, nel 2040, a 43 anni e 11 mesi gli «anticipi» degli uomini svincolati dall’età

di Marco Rogari

Pensioni, ecco perché la «vecchiaia» può salire a 68 anni e 1 mese già nel 2040

3' di lettura

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Tredici mesi in più delle soglie pensionistiche attuali. Sono quelli che, con l’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita, potrebbero servire nel 2040 per accedere alla pensione di vecchiaia e «all’anticipo» con i soli contributi versati, a prescindere dall’età.

Almeno sulla base delle stime aggiornate della Ragioneria generale dello Stato (modellate sullo “scenario demografico Istat - mediano base 2023”) che, in attesa delle decisioni del governo e delle nuove “proiezioni” dell’Istituto nazionale di statistica, collocano, sempre nel 2040, a 68 anni e 1 mese, contro gli attuali 67, l’asticella per la “vecchiaia” e a 43 anni e 11 mesi di contribuzione per gli uomini - 42 anni e 11 mesi per le donne - quella per il pensionamento in anticipo svincolato dalla soglia anagrafica.

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Che è attualmente fissato, rispettivamente, a “42+10” e “41+10”. Il tutto mentre la maggioranza e l’esecutivo stanno valutando se far scattare nel 2027, oppure “sterilizzare” (eventualmente con un decreto o una legge) , l’aggancio alla speranza di vita, che, secondo le ultime ipotesi della Ragioneria, dovrebbe far lievitare di tre mesi i requisiti ora previsti per questi due “canali”.

Nel 2070 speranza di vita a 85,8 anni per gli uomini e 89,2 anni per le donne

Il recente aggiornamento del report della Rgs sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico tiene conto del «quadro macroeconomico sottostante al Piano strutturale di bilancio di medio termine (Psbmt) 2025-2029 e delle revisioni statistiche ai conti economici nazionali rilasciate da Istat nel settembre 2024, nonché delle più recenti previsioni demografiche Istat formulate nell’ambito dello scenario di lungo periodo».

Previsioni che evidenziano l’andamento di alcuni “indicatori”: il tasso di fecondità, che è leggermente crescente dall’1,20 del 2023 all’1,44 del 2070 (1,46 nel 2080); la speranza di vita al 2070, che raggiunge 85,8 anni per gli uomini e 89,2 anni per le donne (gli stessi valori al 2080 sono 86,1 per i maschi e 89,7 per le donne), con un incremento, rispettivamente, di 4,7 e 4 anni rispetto al 2023 (e di 5 anni e 4,5 anni se riferito al 2080); il flusso migratorio netto, che si attesta su un livello medio annuo di poco inferiore a 180mila unità (176mila se riferite al 2080), con un profilo decrescente fino al 2037 e poi sostanzialmente stabile.

Il nodo dell’adeguamento del 2027

L’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita è di fatto “congelato” fino a tutto il 2026. Secondo le ultime stime della Ragioneria, nel 2027 la soglia di “vecchiaia” dovrebbe lievitare a 67 anni e tre mesi e quella per l’anticipo svincolato dal requisito anagrafico a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.

Per far scattare l’aggiornamento dei requisiti è comunque necessario un decreto del ministro dell’Economia, di concerto con quello del Lavoro. Ma questo aumento vede fermamente contraria la Lega e lascia più dubbiosi molti ambienti della maggioranza, che spingono per un una sua “sterilizzazione”.

Che vede favorevole lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Sempre Giorgetti ha fatto sapere che la decisione sarà in ogni caso “politica” e che non potrà arrivare prima del prossimo aggiornamento del “quadro Istat”.

C’è anche chi sostiene, come il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla, che l’adeguamento sia già di fatto “auto-sterilizzato” da un andamento demografico che nell’ultima fase sarebbe diverso da quello prospettato nello scorso autunno dall’Istat.

Nel 2067 in pensione a 70 anni

Le ultime previsioni della Ragioneria ipotizzano una soglia di “vecchiaia” a 67 anni e 5 mesi nel 2030, a 68 anni e 1 mese nel 2039 e nel 2040, per arrivare a 70 anni nel 2067 e, poi, a 70 anni e 8 mesi nel 2083 e nel 2084. Sostanzialmente allo stesso ritmo salirebbe il requisito per l’anticipo con i soli versamenti a prescindere dall’età: 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2029 e 2030, 43 anni e 11 mesi nel 2039 e 2040, 46 anni nel 2069 e 46 anni e 6 mesi nel 2083 e 2084. In tutti i casi per le donne “l’anticipo” sarebbe accessibile con 12 mesi in meno degli uomini.

La corsa della spesa: tra il 2040 e il 2042 al 17,1% del Pil

Nel dossier aggiornato della Rgs si sottolinea anche che, sempre partendo dallo “scenario base”, la spesa nei prossimi anni dovrebbe inesorabilmente continuare a crescere fino a raggiungere il 17,1% del Pil nel 2040, «mantenendosi su tale livello nel successivo biennio».

In questo periodo, fa ancora notare la Ragioneria, «l’andamento del rapporto tra spesa pensionistica e Pil è ascrivibile principalmente all’aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati, riconducibile all’ingresso in quiescenza delle generazioni del “baby boom”, che viene solo in parte compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto di contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa».

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