Pensioni, il tavolo riparte in salita: il contributivo per tutti divide
Dopo lo strappo sulla manovra di Cgil e Uil scatta il confronto sul “dopo Quota 102”. I sindacati insistono su una flessibilità diffusa a partire da 62 anni o 41 anni di versamento
di Marco Rogari
3' di lettura
I punti chiave
- L'uscita da Quota 100 e Quota 102
- La linea del governo: contributivo e spesa contenuta
- Nel biennio 2020-21 spesa cresciuta in media del 2% l'anno
- Ocse, in pensione a 71 anni chi comincia a lavorare ora
- Lo studio Cgil: iniquo il ricalcolo contributivo dell'assegno
- La tutela per i giovani con carriere discontinue
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Divisi ancora prima di cominciare sul ricalcolo contributivo della pensione. Parte in salita il confronto sulla previdenza tra governo e sindacati. E non solo per il recente strappo di Cgil e Uil, che hanno proclamato lo sciopero generale contro la manovra. Romane marcata la distanza sulle scelte da compiere per il 2023, una volta che si sarà esaurita la Quota 102 voluta da Mario Draghi e dal ministro all’Economia, Daniele Franco.
Con Palazzo Chigi disponibile a discutere di correzioni alla legge Fornero a patto che rimangano nel solco tracciato dall'esecutivo, mentre Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri insistono sulla necessità di una estesa flessibilità in uscita, già dai 62 anni d'età o con 41 anni di versamenti a prescindere dalla soglia anagrafica, e sulla necessità di penalizzare troppo i pensionandi con assegni interamente “contributivi” che potrebbero ridursi anche di oltre il 30%.
Ma sul tavolo ci sono anche altre questioni, come l'allargamento della platea dell’Ape sociale, la pensione di garanzia per i giovani e gli incentivi per favorire il decollo della previdenza complementare.
L'uscita da Quota 100 e Quota 102
L'obiettivo del confronto è individuare interventi strutturali per rendere meno rigida la riforma Fornero senza ripetere lo schema di Quota 100, introdotta dal primo governo Conte, e di Quota 102, prevista dalla manovra varata dall'Esecutivo Draghi per consentire nel solo 2022 le uscite anticipate con almeno 64 anni d'età e 38 di contributi. Da decidere anche il destino di altri strumenti, come ad esempio Opzione donna, che è stata nuovamente prorogata per il prossimo anno.
La linea del governo: contributivo e spesa contenuta
Il governo è disponibile a individuare soluzione condivise. Ma considera quella del contributivo per tutti la via maestra da seguire, soprattutto nel caso dei trattamenti anticipati, e non appare disposto a far lievitare ulteriormente la spesa pensionistica, che è già una sorta di “vigilata speciale” da parte di Bruxelles. Non a caso per il mini-pacchetto sulle pensioni inserito nella manovra sono stati messi a disposizione non più di 600 milioni.








