Previdenza

Pensioni, stretta nel 2025: meno uscite e nuovi assegni più bassi, soprattutto per le donne

Nel rendiconto dell’Inps elaborato dal Civ emerge che per la maggior parte delle gestioni l’importo medio delle nuove pensioni liquidate nel 2025 è inferiore rispetto all’importo medio delle pensioni vigenti. L’età media di pensionamento sale per le femmine a 65,4 anni e per i maschi a 64,1 anni

di Giorgio Pogliotti

Una coppia di anziani che esamina attentamente il proprio bilancio. (Adobe Stock)

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Le pensioni previdenziali complessivamente liquidate nel 2025 dall’Inps sono state 834.658, circa 27 mila in meno rispetto all’anno precedente - il calo è ancora più marcato rispetto alle 878.369 del 2022-, per effetto della stretta sulle uscite pensionistiche. Cala anche il valore medio delle nuove pensioni liquidate nel 2025, rispetto a quelle vigenti: il taglio dell’assegno pensionistico raggiunge i 148 euro mensili per le pensioni di anzianità dei maschi. Resta una rilevante differenza tra i due generi, che nel caso delle pensioni di vecchiaia, arriva al 45% in meno per le donne.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel rendiconto sociale dell’Inps elaborato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) emerge che per la maggior parte delle gestioni l’importo medio delle nuove pensioni liquidate nel 2025 è inferiore rispetto all’importo medio delle pensioni vigenti: un nuovo pensionato lavoratore dipendente andato in pensione nel 2025 ha ricevuto in media 1.289,5 euro al mese (-248 euro) rispetto alla media delle pensioni già in pagamento nella stessa gestione che è di 1.537,5 euro, per un neo pensionato dipendente pubblico la differenza è più contenuta (-76,3 euro), perché lo scostamento è tra 2.246,9 euro delle nuove contro 2.323,2 euro delle vigenti. Per i lavoratori autonomi, la nuova pensione media è di 961,2 euro contro una media delle vigenti di 1.078 euro (-116,8 euro).

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Continua, intanto, a crescere l’età media di pensionamento passando per le femmine dai 64,4 anni del 2022 ai 65,4 anni del 2025, e per i maschi dai 63,7 anni del 2022 ai 64,1 anni del 2025. Passando invece alle prestazioni pensionistiche assistenziali vigenti nel 2025, sono state 2.435.704 le indennità di accompagnamento e 1.067.436 le prestazioni di invalidità civile.

La stretta sulle uscite flessibili produce un calo dei pensionati

Altro fenomeno fotografato dal Civ dell’Inps è il progressivo calo del numero di pensionati Inps: nel 2025 sono 15.435.694 - di cui 7.426.392 maschi e 8.009.302 femmine - erano 16.454.684 nel 2024, mentre la spesa per le pensioni è salita a 325,067 miliardi, in aumento rispetto al precedente esercizio (320,593 miliardi del 2024), con una crescita nominale del 1,4% dovuta principalmente all’indicizzazione delle pensioni in rapporto alla variazione dei prezzi al consumo.

Il calo del numero dei pensionati è dovuto anche alla riduzione delle uscite con gli strumenti di flessibilità nel pensionamento: nel 2025 sono 5.643 i beneficiari di Quota 100, Quota 102 e Quota 103 con ricalcolo, rispetto ai 112.982 di Quota 100 nel 2021; anche le prestazioni erogate con Opzione donna, per effetto di una regolamentazione più restrittiva, sono calate da 26.427 nel 2022 a 3.860 nel 2025.

Più risorse per le prestazioni assistenziali, 20 miliardi all’Assegno unico universale

In totale le spese per le prestazioni istituzionali ammontano nel 2025 a 425,613 miliardi, con una crescita di 8,205 miliardi rispetto al 2024 (417,408 miliardi) e un aumento di 65,770 miliardi rispetto al 2021 (359,843 miliardi). Ma è cambiata la composizione della spesa, con la crescita delle prestazioni assistenziali e sociali liquidate, passate dai 583.628 del 2022 fino a 650.803 del 2025.

Si assiste ad un progressivo rafforzamento delle politiche di sostegno alla genitorialità. L’Assegno unico universale nel 2025 ha visto coinvolti complessivamente 6.328.554 nuclei familiari (rispetto ai 2.139.707 interessati all’Assegno al nucleo familiare nel 2022), la spesa è passata da 6,6 miliardi di euro del 2021 a 20,3 miliardi di euro nel 2025, inglobando però anche le risorse che precedentemente erano erogate come detrazioni d’imposta per famigliari a carico .

Assegno di inclusione totalizza 5,6 miliardi, lontano dagli 8,1 miliardi del Reddito di cittadinanza

Il sostegno del reddito registra un incremento di 855 milioni (+4,5%) rispetto al 2024, trainato soprattutto dai trattamenti di disoccupazione (+702 milioni); l’ammontare degli strumenti a supporto della perdita involontaria dell’occupazione passa dagli 11,390 miliardi del 2021 ai 14,568 miliardi del 2025.

Le politiche di inclusione sociale ammontano a 36,411 miliardi nel 2025, in virtù della crescita delle erogazioni per l’Assegno di inclusione (5,612 miliardi nel 2025, con un aumento di 1,171 miliardi rispetto al 2024), tuttavia il valore resta distante dagli 8,871 miliardi del Reddito di Cittadinanza erogati nel 2021. In crescita anche il supporto per la formazione e il lavoro che passa da 260 milioni del 2024 a 439 milioni del 2025. Sul versante dei beneficiari, però, nel corso del 2025 sono state accolte 723.778 domande di Assegno di inclusione, in calo rispetto all’anno precedente, e 119.476 domande di Sostegno per la formazione e il lavoro, dati complessivamente inferiori però al numero di prestazioni per Reddito e pensione di cittadinanza erogate nel 2022, pari a 1.039.700.

Le prestazioni di invalidità civile e gli assegni e pensioni sociali risultano in aumento se confrontati con i dati del 2021, rispettivamente di 1,728 miliardi (+34,53%) e di 4,687 miliardi (+24,76%). Se si osserva complessivamente

Dei crediti contributivi per 125,7 miliardi di euro, il 79% è considerato inesigibile

Complessivamente i crediti contributivi a bilancio dell’Istituto nel 2025 ammontano a 125,767 miliardi di euro, rispetto ai 119,127 miliardo di euro dell’anno precedente, di cui il 79,4% vengono considerati inesigibili. Questa riduzione è principalmente attribuibile agli interventi normativi di rottamazione delle cartelle. A parziale copertura di questi crediti inesigibili, l’Istituto ha costituito un fondo di riserva, che ammonta a €99.873 mln, maggiore di 5.387 mln rispetto all’anno precedente

Restano alti i tempi per l’accertamento dell’Invalidità civile

I dati che riguardano la qualità del servizio dell’Inps relativamente ai tempi di attesa per l’erogazione delle principali prestazioni mostrano un andamento «tendenzialmente positivo», secondo il Civ. I tempi medi per la gestione della fase sanitaria e amministrativa per l’accertamento dell’Invalidità civile sono «sostanzialmente stabili, a livelli molto alti», e passano a 140 giorni nel 2025 in miglioramento rispetto agli anni precedenti: 141 giorni del 2024 (144 nel 2023 e 142 nel 2022). In particolare la fase amministrativa nel 2025 è pari a 15 giorni, in miglioramento rispetto agli anni precedenti 16 giorni nel 2024, 21 giorni nel 2023 e 22 giorni nel 2022. I tempi relativi alla fase sanitaria nel 2025 sono pari a 125 giorni, dato in linea con il 2024 ma in lieve aumento rispetto al 2023 (123 giorni) e al 2022 (120 giorni).

I tempi di accoglimento, sia della Gestione pubblica sia della Gestione privata delle pensioni, nella maggior parte dei casi non superino i 30 giorni. In particolare, le pensioni IVS appartenenti alla Gestione privata vengono definite entro 30 giorni per circa il 78,9% delle pensioni totali, mentre le pensioni di vecchiaia e anticipate appartenenti alla Gestione pubblica vengono pagate entro 30 giorni per circa l’84,8% delle pensioni totali.

Mancano gli ispettori e calano le ispezioni

Sul fronte della vigilanza, le ispezioni nel biennio sono diminuite passando da 9.701 a 8.311, a fronte di un calo di ispettori che passano da 761 unità a 736 unità, mentre l’evasione accertata passa da 761 a 816 milioni di euro. Si evidenzia inoltre una riduzione del numero dei verbali a carico dei committenti obbligati solidali (da 1.529 a 1.203) con un aumento degli importi ad essi associati (da 156 milioni a 189 milioni di euro). Nella vigilanza documentale le verifiche nel biennio sono diminuite passando da 190mila a 169mila.

Il Civ sottolinea che l’Inps avrà la possibilità di procedere all’assunzione di 355 ispettori, ancora non inseriti, elemento che «rappresenta certamente una prima risposta a una pesante emergenza ma rimane comunque necessario rivedere complessivamente il sistema e scegliere quale strada intraprendere in prospettiva, sempre nell’ottica di una collaborazione fra gli Enti, superando comunque questa fase di incertezza che penalizza l’attività di contrasto all’evasione contributiva e al lavoro irregolare che invece l’Istituto dovrebbe condurre con sempre maggiore capacità». Le verifiche nel biennio sono diminuite passando da 190 mila a 169 mila. Nel 2025 l’Inps ha visto una ulteriore riduzione del proprio personale, arrivando a 24.521 rispetto ai 25.344 dell’anno precedente e ai 26.687 del 2023.

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