Pensioni: priorità a previdenza integrativa e lavori usuranti. Tempi lunghi per Quota 41
Lo stato di salute non proprio brillante dei conti previdenziali e i vincoli posti dalla Ue, con cui il governo ha già avviato la trattativa sulla revisione del Patto di stabilità e sui correttivi al Pnrr, sembrano rallentare la tabella di marcia della riforma previdenziale
di Marco Rogari
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La corsa della spesa pensionistica e le partite in corso con Bruxelles su Pnrr e revisione del Patto di stabilità sono destinate a trasformarsi in un effetto-freno sulla tabella di marcia immaginata originariamente dal governo per riformare la previdenza.
I tempi per l'introduzione di Quota 41, su cui da sempre punta forte la Lega, sono destinati ad allungarsi fino alla parte finale della legislatura. Anche perché aprire subito un altro fronte con la Ue, che da sempre vigila con molta attenzione sull'andamento del sistema pensionistico italiano, rischierebbe di mettere a rischio gli altri dossier “urgenti”.
Ma la prossima legge di bilancio potrebbe comunque essere costruita con un mini-capitolo pensionistico. E non solo per indicare una nuova soluzione a tempo per il dopo Quota 103, su cui il 31 dicembre dovrebbe calare il sipario, a meno di non improbabili proroghe. Due sembrano destinati ad essere gli interventi prioritari su cui l'esecutivo appare orientato a puntare: il rilancio della previdenza integrativa anche attraverso nuove agevolazioni fiscali, che potrebbe essere messo nero su bianco già nel Def in arrivo ad aprile; l'allargamento della platea dei lavori usuranti.
L'incognita conti
La spesa pensionistica continua ad avere un'andatura sostenuta. Nell'ultima Nota di aggiornamento al Def si stima che le uscite salgano dai 297,3 miliardi del 2022, a 320,8 miliardi alla fine di quest’anno e a 349,7 miliardi nel 2025, quando la loro incidenza sul Pil dovrebbe essere del 16,4% contro il 15,7% del 2022. Lo stesso stato di salute dei conti dell'Inps non sembra dei migliori. Anche per effetto di quadro economico in peggioramento rispetto allo scorso anno, il bilancio preventivo per il 2023 dell’ente indica un risultato economico negativo di oltre 9,7 miliardi a fine anno, mentre l’esercizio 2022 si è chiuso con un attivo di 1,8 miliardi.
La lente di Bruxelles
Tra le raccomandazioni canoniche della Ue c'è quella di contenere la spesa pensionistica e di garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Anche alla luce dell'andamento dei conti previdenziali, diventa complicato per il governo Meloni forzare la mano sulle pensioni, magari proponendo un intervento come Quota 41 che costerebbe a regime circa 9 miliardi l'anno. Tra l'altro, lo stesso esecutivo già guarda con molto attenzione alla revisione del patto di stabilità Ue e sta provando a spuntare alcuni correttivi per la gestione del Pnrr: due dossier considerati prioritari.








