Itinerari Previdenziali

Pensioni, perché il sistema è in equilibrio ma bisogna ridurre gli anticipi

I numeri contenuti nell’ultimo Rapporto del centro studi: crescita della spesa pensionistica nel 2024, quando ha toccato 286,14 miliardi (+18,7 miliardi rispetto al 2023), per effetto sia dell’aumento dei numero di pensionati che della rivalutazione delle pensioni

di Giorgio Pogliotti

Cresce la spesa pensionistica nel 2024

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Il numero dei pensionati italiani è tornato a salire: al 2024 sono 16.305.880 (+75.723 rispetto al 2023). L’aumento è dovuto soprattutto alle molteplici vie d’uscita in deroga ai requisiti della riforma Fornero, ma anche alla crescita dei pensionati totalmente o parzialmente assistiti che raggiungono quota 7,17 milioni (+43.170 sul 2023) e rappresentano il 43,99% del totale dei pensionati.

Il rapporto

Sono numeri contenuti nell’ultimo Rapporto del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, il tredicesimo, presentato nella sala Regina di Montecitorio - alla presenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, del vice premier Antonio Tajani e del Ragioniere generale dello Stato Daria Perrotta-, che evidenzia una crescita della spesa pensionistica nel 2024, quando ha toccato 286,14 miliardi (+18,7 miliardi rispetto al 2023), per effetto sia dell’aumento dei numero di pensionati che della rivalutazione delle pensioni. Ma grazie all’aumento degli occupati che nel 2024 hanno superato stabilmente il picco dei 24milioni e all’incremento delle retribuzioni sono aumentate anche le entrate contributive che ammontano a 260,59 miliardi. Resta negativo, ma migliora il saldo previdenziale che passa dai -30,72 miliardi del 2023 ai -25,55 miliardi di disavanzo dell’ultima rilevazione. Alla luce di questi numeri il presidente di Itinerari previdenziali Alberto Brambilla ha spiegato che il sistema «tutto sommato è in equilibrio», ma «la stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi, tenendo sotto controllo sia l’età pensionabile, sia l’eccessiva commistione tra previdenza e assistenza».

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Migliora il rapporto tra attivi e pensionati

In questo scenario migliora il rapporto attivi/pensionati che ha raggiunto quota 1,4758, il miglior dato rilevato nella serie storica della pubblicazione, benché ancora al di sotto di quell’1,5 indicato nelle precedenti edizioni come “soglia di sicurezza”. Per centrare questa soglia secondo il rapporto occorre «ridurre le troppe anticipazioni, aumentare l’occupazione soprattutto di giovani e donne e adattare i contratti alle età anagrafiche introducendo un life cycle lavorativo (indirizzando il lavoratore verso mansioni legate all’età)».

Il deficit

A pesare sul deficit complessivo sono soprattutto gli oltre 46 miliardi della gestione dei dipendenti pubblici, in passivo anche le gestioni artigiani (3,8 miliardi) e coltivatore diretti (quasi 2 miliardi), mentre incidono positivamente sul saldo previdenziale la gestione Flpd (fondo pensione lavoratori dipendenti con un attivo di 11,58 miliardi) i commercianti (saldo positivo di 590 milioni), la gestione separata dei lavoratori parasubordinati (con un saldo positivo di 9,91 miliardi, complice l’istituzione recente del 1996) e le casse privatizzate dei liberi professionisti (saldo positivo per 4,43 miliardi).

Dal rapporto emerge che su 3,58 residenti italiani almeno uno è pensionato, dato elevato se si tiene conto che il picco dell’invecchiamento della nostra popolazione verrà toccato nel 2045. Inoltre ogni pensionato riceve in media 1,411 prestazioni: di fatto, è in pagamento una prestazione ogni 2,561 abitanti, circa «una per famiglia», un valore stabile rispetto alle ultime rilevazioni destinato a salire a una prestazione ogni 2,1 abitanti considerando nel computo anche altre prestazioni come l’Assegno di inclusione e trattamenti assistenziali erogati dagli enti locali.

Le prestazioni pensionistiche

Venendo al numero di prestazioni pensionistiche, al 2024 ne risultano in pagamento 23.015.011, con una crescita di oltre 95mila trattamenti (+0,42%) rispetto al 2023: 17.757.257 sono prestazioni Invalidità, Vecchiaia e Superstiti, 4.644.565 sono pensioni assistenziali Inps e 613.189 prestazioni indennitarie Inail. Rispetto alla precedente edizione del Rapporto calano le pensioni indennitarie (-2,23%), mentre crescono le prestazioni di natura assistenziale (+2,3%) e Ivs (+0,03%). Lo stesso quadro emerge allargando lo sguardo al periodo compreso tra 2008-2024, quando si rileva una diminuzione di ben 692.284 prestazioni (-2,92%), cui ha contribuito principalmente il calo delle rendite indennitarie (-35,54%) e in parte quello delle pensioni Ivs (-4,67%), ma i trattamenti assistenziali sono cresciuti del +12,48% (+ 515.271 unità). «Le prestazioni assistenziali sono la principale causa dell’aumento del numero dei pensionati -ha aggiunto Brambilla-. Abbiamo 7,17 milioni di pensionati totalmente o parzialmente assistiti, con un costo complessivo di circa 35,8 miliardi l’anno, ma a differenza delle pensioni sorrette da contribuzione questi trattamenti gravano completamente sulla fiscalità generale».

L’età di pensionamento

L’età effettiva del pensionamento per anzianità, pensioni anticipate e prepensionamenti per gli uomini è 61,5 anni, per le donne 61,3 anni; per le pensioni di vecchiaia è 67,6 anni per gli uomini e 67,5 anni per le donne; per l’invalidità è 56 anni per uomini e 54,9 anni per le donne. Per effetto delle anticipazioni del passato sono in pagamento oltre 2 milioni di prestazioni da oltre 30 anni, di cui circa 800mila da oltre 40 anni. Le pensioni di anzianità/anticipate e prepensionamento o le uscite con il meccanismo delle Quote hanno in media una durata superiore a 31 ani, la vecchiaia di oltre 25 anni e la reversibilità di oltre 14 anni. L’importo medio annuo della pensione è di 15.821 euro, ma considerando che in media oggi pensionato ha più prestazioni l’importo pro capite sale a 22.331 euro.

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