Pensioni, nel 2021 assegni per 312 miliardi. Ecco i costi delle ipotesi per il dopo “quota 102”
Le stime dei costi della flessibilità. Gender gap: la differenza tra uomini e donne nel reddito pensionistico è stata di oltre 6mila euro
di Marco Rogari
6' di lettura
I punti chiave
- Allarme sulla sostenibilità del sistema
- Erogati 20,8 mln di prestazioni previdenziali
- Le pensioni costano 312 miliardi
- Il rischio di patrimonio negativo
- Solo il 44% dei trattamenti alle donne
- Tasso di sostituzione delle pensioni
- Quasi il 40% con reddito lordo sotto i 12mila euro
- Il nodo della flessibilità in uscita
- Subito necessario 1 mld per penalizzazioni del 3%
- Con “proposta Tridico” spesa di 500 milioni il primo anno
- Le soluzioni alternative
6' di lettura
Circa 16 milioni di pensionati, di cui 8,3 milioni donne e 7,7 uomini, ai quali sono stati destinati trattamenti per un importo lordo complessivo di 312 miliardi. Sono i dati, aggiornati al 31 dicembre 2021, dai quali partono le analisi e le considerazioni contenute nel capitolo previdenza del XXI rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera dal presidente dell'Istituto, Pasquale Tridico. A cominciare da quella sul cosiddetto divario di genere che in termini di reddito pensionistico lo scorso anno è stato quantificato in oltre 6mila euro.
Allarme sulla sostenibilità del sistema
Nel dossier si stima anche il costo di tre possibili canali d’uscita per rendere più flessibile il sistema pensionistico dal 2023 con la fine di Quota 102. L’opzione “al calcolo contributivo” (uscita con 64 anni d'età e almeno 35 di versamenti a condizione di aver maturato un trattamento pari 2,2 volte l'assegno sociale) impatterebbe sui conti pubblici per quasi 900 milioni il primo anno e arriverebbe ad assorbire quasi 3,8 miliardi nel 2029. L’uscita anticipata, sempre con 64 anni d'età e almeno 35 di contributi ma con un penalizzazione del 3% della pensione retributiva per ogni anno d'anticipo rispetto alla soglia di vecchiaia, costerebbe poco meno di un miliardo il primo anno e salirebbe fino a 5 miliardi nel 2029. Mentre con la cosiddetta “proposta Tridico” (anticipo della sola quota contributiva della pensione a 63 anni d’età e con 20 anni di contribuzione per poi recuperare la fetta retributiva al raggiungimento dei requisiti di vecchiaia) la spesa aggiuntiva si fermerebbe a 500 milioni il primo anno e supererebbe di poco i 2,5 miliardi nel 2029. Nel rapporto, che evidenzia come quasi il 40% dei pensionati percepisca un reddito inferiore ai 12mila euro lordi annui, si lancia anche una sorta di allarme sulla sostenibilità del sistema gestito dall’Inps, che nel 2029 potrebbe ritrovarsi con un patrimonio in negativo per 92 miliardi.
Erogati 20,8 mln di prestazioni previdenziali
Dal rapporto annuale dell’Inps emerge che nel 2021 sono stati erogati 20,8 milioni trattamenti previdenziali mentre i pensionati hanno raggiunto quota 16 milioni (15,5 milioni quelli con pensione liquidata dall'Istituto). Pertanto, c’è una fetta non trascurabile di soggetti che riceve più di una prestazione (20% degli uomini e 33% delle donne).
Le pensioni costano 312 miliardi
Dalla fotografia scattata dall’Inps si può notare che i trattamenti previdenziali assorbono il 92% della spesa, mentre quelli assistenziali (prestazioni agli invalidi civili e le pensioni e gli assegni sociali) il restante 8%. Complessivamente il costo per prestazioni previdenziali nel 2021 ha raggiunto i 312 miliardi. La voce che incide maggiormente sulle uscite è quella delle pensioni di anzianità/anticipate (il 56% del totale), seguita dalle pensioni di vecchiaia (il 18%) e dalle pensioni ai superstiti (14%). Le prestazioni agli invalidi civili rappresentano il 7% del totale e le altre due voci (pensioni di invalidità e pensioni e assegni sociali), rispettivamente, il 4% e il 2%.
Il rischio di patrimonio negativo
I tecnici dell'Istituto guidato da Pasquale Tridico hanno anche effettuato alcune stime sulla sostenibilità del “sistema-Inps” tenendo conto della previsioni demografiche dell’Istat e di quelle contenute nei documenti di finanza pubblica. Se il quadro non dovesse subire grosse mutazioni, i risultati di gestione negativi dell'Istituto rischierebbero di portare il patrimonio netto a un rosso di 92 miliardi nel 2029. Anche per questo motivo nel rapporto si sottolinea che occorre prestare attenzione alla sostenibilità del patto intergenerazionale.








