Previdenza

Pensioni, nel 2024 dimezzate le uscite con anticipi e scivoli

Le novità ridurranno l’uso dei canali alternativi alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata ordinaria. Coinvolte 32mila persone

di Matteo Prioschi

4' di lettura

4' di lettura

In base alla relazione tecnica della legge di Bilancio 2024, l’anno prossimo dovrebbero accedere a quota 103, opzione donna e Ape sociale complessivamente quasi 32mila persone. Le stime relative alla legge 197/2022 indicavano quasi 60mila uscite nel 2023. Questi due numeri danno l’idea della stretta sui canali di pensionamento anticipato /accompagnamento a pensione che si verificherà l’anno prossimo quale conseguenza delle nuove regole in arrivo con la legge che entro fine anno sarà approvata dal Parlamento.

Il numero di pensioni quota 103 “versione anno 2024” risentirà di un elemento oggettivo, cioè l’incremento della durata delle finestre mobili: ora pari a 3 mesi per i lavoratori del comparto privato e a 6 mesi per quello del pubblico, diventeranno rispettivamente di 7 e 9 mesi. Ciò significa che le prime decorrenze si avranno in estate. Poi ci sono altri due fattori che influiranno sull’utilizzo. Il primo è quello derivante dal calcolo dell’assegno con il metodo contributivo, invece che con quello misto, con conseguente riduzione permanente dell’importo per la maggior parte dei pensionandi. L’altro è che, per effetto dell’ampliamento delle finestre e del calcolo, diventa competitiva l’uscita con la pensione anticipata ordinaria, che viene calcolata con il metodo misto e non sarà molto lontana da quota 103: secondo quanto evidenziato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, quest’ultima garantirà uno sconto di 4 mesi per le lavoratrici del comparto pubblico e di 6 mesi per quelle del privato; per gli uomini il beneficio sarà di 16-18 mesi.

Loading...

Questo perché il restyling in arrivo non tocca i canali di uscita principali e quindi la pensione anticipata ordinaria richiederà ancora 42 anni e 10 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 10 mesi alle donne, più una finestra di tre mesi; a quella di vecchiaia si arriverà con 67 anni di età e 20 di contributi.

Per l’Ape sociale cresce di cinque mesi il requisito anagrafico e di conseguenza si riduce la platea potenziale rispetto al 2023, con adesioni stimate in 12.500 unità rispetto alle 16mila di quest’anno. Il minimo di 61 anni di età, da raggiungere entro quest’anno, richiesto per opzione donna al posto dei 60 anni entro il 2022, fa sì che le uscite stimate siano 2.200 rispetto alle 2.900 ipotizzate per i dodici mesi che si stanno concludendo. Numeri, questi ultimi, pari a un decimo di quelli registrati nelle annate di maggior utilizzo.

Davanti a queste prospettive assume un certo peso il pensionamento per i lavoratori precoci, cioè quelli che possono vantare almeno 18 mesi di contributi previdenziali da lavoro effettivo accumulati prima di compiere il diciannovesimo anno di età. Chi ha questo requisito e si trova in una delle cinque condizioni specifiche richieste dalla norma (disoccupazione, care giver, invalidità civile almeno al 74%, svolgere mansioni difficoltose, svolgere lavori faticosi e pesanti) va in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Una via d’uscita che, secondo i rendiconti sociali annuali pubblicati dal Consiglio di indirizzo e vigilanza Inps, nel 2022 ha registrato oltre 24mila domande accolte, rispetto alle 13-15mila degli anni precedenti. Si tenga conto che, per effetto delle nuove regole, quota 103 passerà da 41mila a 17mila uscite stimate.

Resta invariato un altro canale di uscita anticipato, quello per i lavori “usuranti”, tra cui le attività notturne, ma è residuale e soffre da sempre della difficoltà di riuscire a certificare la condizione che dà diritto al pensionamento: nel 2022 su 4mila richieste ne sono state respinte circa 1.500 e oltre un migliaio quest’anno risultavano ancora in istruttoria.

Manovra, dietrofront del governo sui medici in pensione a 72 anni

In base alla relazione tecnica ci sono due novità della legge di Bilancio che, cumulate, determineranno maggiori pensionamenti rispetto alle regole attuali. Si tratta degli interventi sulle pensioni di vecchiaia e anticipata calcolate interamente con il metodo contributivo (attualmente riguardano nella maggior parte dei casi autonomi e parasubordinati iscritti alla gestione separata Inps). Lasciando invariati i minimi di età (67 anni per la vecchiaia, 64 per l’anticipata) e di contributi (20 anni) si interviene sull’importo minimo mensile necessario per accedere al pensionamento: per la vecchiaia sarà pari all’assegno sociale (nel 2024 circa 534 euro lordi al mese) invece dell’attuale 1,5 volte; per l’anticipata passerà da un minimo di 2,8 volte l’assegno sociale, a 3 volte in via generale (ridotto a 2,8 volte per donne con un figlio e a 2,6 con almeno due figli). L’effetto combinato di questi due interventi dovrebbe corrispondere a 5mila pensioni in più l’anno prossimo rispetto alle regole attuali.

Tuttavia, per completare il quadro, non va dimenticato che, salvo proroghe ora non all’orizzonte, uscirà di scena il contratto di espansione, con relativo scivolo pensionistico. Dopo anni “sperimentali”, in cui si è provveduto a rendere questo strumento accessibile alle aziende più piccole (da almeno 1.000 addetti si è scesi a 50), alle imprese che vogliono accompagnare i dipendenti alla pensione rimarranno solo l’isopensione e l’assegno straordinario erogato dai fondi di solidarietà, che sono ben più onerosi di quello che scomparirà.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti