Pellegrini (Namirial): «Il 15% del commercio mondiale sarà agent-to-agent»
La società ha annunciato il lancio di una piattaforma di onboarding pensata per semplificare l’acquisizione dei clienti e mettere in sicurezza le interazioni digitali
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C’è un pezzo di tecnologia che di solito non finisce in copertina. Non fa scena come i chatbot. Non promette magie. Però è quello che decide se un cliente entra, firma, si identifica e resta dentro il perimetro delle regole. Si chiama onboarding. E Namirial ha deciso di trasformarlo in una piattaforma unica, cucita per un mercato dove l’intelligenza artificiale non sarà solo assistente, ma controparte.
Namirial fa un mestiere poco visibile ma decisivo. Costruisce gli strumenti che rendono valide, sicure e tracciabili le transazioni digitali. In pratica: identifica le persone online, permette di firmare documenti con valore legale, conserva quei documenti secondo le regole. È la parte meno spettacolare della trasformazione digitale. Ma è quella senza cui banche, assicurazioni, pubbliche amministrazioni e piattaforme non possono far salire a bordo clienti e utenti.
La società ha annunciato il lancio di una nuova piattaforma di onboarding pensata per semplificare l’acquisizione dei clienti e mettere in sicurezza le interazioni digitali. Il pacchetto mette insieme tre mattoni che di solito vivono separati: verifica dell’identità, firma elettronica e conservazione digitale a norma. Tutto dentro una sola soluzione, erogata da un Qualified Trust Service Provider, quindi nel recinto regolatorio di eIDAS. In altre parole: meno attrito, meno passaggi, più certezza giuridica.
Non è un dettaglio tecnico. È un cambio di scenario. Perché l’onboarding è il casello dell’economia digitale: lì si forma la fila, lì si perde tempo, lì si misura la fiducia. E nei mercati regolamentati — banca, assicurazioni, pubblica amministrazione, marketplace — la fiducia non è un valore astratto. È una procedura. Meglio ancora: è un’infrastruttura.
Max Pellegrini, amministratore delegato di Namirial, la vede così. Nel suo orizzonte non ci sono solo clienti che dialogano con aziende, ma agenti software che trattano fra loro. «Nel nostro futuro vedo una grande interazione tra tutto il mondo agentico», spiega. E aggiunge una previsione che suona come un sasso nello stagno: «Entro il 2030 il 15% del commercio mondiale sarà agent-to-agent». Se accadrà davvero, significa una cosa molto concreta: una quota crescente di transazioni non passerà più dal clic umano, ma da sistemi automatici capaci di decidere, negoziare, acquistare.






