Economia Digitale

Pellegrini (Namirial): «Il 15% del commercio mondiale sarà agent-to-agent»

La società ha annunciato il lancio di una piattaforma di onboarding pensata per semplificare l’acquisizione dei clienti e mettere in sicurezza le interazioni digitali

di Luca Tremolada

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C’è un pezzo di tecnologia che di solito non finisce in copertina. Non fa scena come i chatbot. Non promette magie. Però è quello che decide se un cliente entra, firma, si identifica e resta dentro il perimetro delle regole. Si chiama onboarding. E Namirial ha deciso di trasformarlo in una piattaforma unica, cucita per un mercato dove l’intelligenza artificiale non sarà solo assistente, ma controparte.

Namirial fa un mestiere poco visibile ma decisivo. Costruisce gli strumenti che rendono valide, sicure e tracciabili le transazioni digitali. In pratica: identifica le persone online, permette di firmare documenti con valore legale, conserva quei documenti secondo le regole. È la parte meno spettacolare della trasformazione digitale. Ma è quella senza cui banche, assicurazioni, pubbliche amministrazioni e piattaforme non possono far salire a bordo clienti e utenti.

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La società ha annunciato il lancio di una nuova piattaforma di onboarding pensata per semplificare l’acquisizione dei clienti e mettere in sicurezza le interazioni digitali. Il pacchetto mette insieme tre mattoni che di solito vivono separati: verifica dell’identità, firma elettronica e conservazione digitale a norma. Tutto dentro una sola soluzione, erogata da un Qualified Trust Service Provider, quindi nel recinto regolatorio di eIDAS. In altre parole: meno attrito, meno passaggi, più certezza giuridica.

Non è un dettaglio tecnico. È un cambio di scenario. Perché l’onboarding è il casello dell’economia digitale: lì si forma la fila, lì si perde tempo, lì si misura la fiducia. E nei mercati regolamentati — banca, assicurazioni, pubblica amministrazione, marketplace — la fiducia non è un valore astratto. È una procedura. Meglio ancora: è un’infrastruttura.

Max Pellegrini, amministratore delegato di Namirial, la vede così. Nel suo orizzonte non ci sono solo clienti che dialogano con aziende, ma agenti software che trattano fra loro. «Nel nostro futuro vedo una grande interazione tra tutto il mondo agentico», spiega. E aggiunge una previsione che suona come un sasso nello stagno: «Entro il 2030 il 15% del commercio mondiale sarà agent-to-agent». Se accadrà davvero, significa una cosa molto concreta: una quota crescente di transazioni non passerà più dal clic umano, ma da sistemi automatici capaci di decidere, negoziare, acquistare.

Qui arriva il punto. Se a transare sono due agenti, chi garantisce chi sono, con quale mandato operano, quale responsabilità si portano dietro? Pellegrini usa una metafora da veterano del digitale. Parla di un nuovo «momento HTTP». Come quando, a metà anni Novanta, il web smise di essere un protocollo per iniziati e diventò la strada principale di Internet. “Questa canalizzazione ce l’ho molto chiara”, dice. «È la stessa sensazione che ho provato nel 1995 quando avevo scoperto internet». Tradotto: oggi stiamo guardando un passaggio di fase. Non un aggiornamento di prodotto, ma un cambio di grammatica delle transazioni.

Per questo Namirial prova a posizionarsi non come semplice fornitore di firma o identificazione, ma come snodo fiduciario. «Si apre un’opportunità enorme perché serve un’infrastruttura fiduciaria per certificare queste transazioni» osserva Pellegrini. È una frase che pesa soprattutto nei settori dove l’errore non è ammesso o costa caro: credito, polizze, pratiche amministrative, contratti digitali. Se l’IA diventa il motore, qualcuno deve costruire i guardrail.

Ma nell’analisi di Pellegrini c’è anche un messaggio per l’industria tecnologica. La prossima battaglia, dice, si giocherà sui prodotti “già agenti”. Non software che aspettano istruzioni, ma strumenti capaci di agire in autonomia dentro confini verificabili. È uno slittamento importante: dal tool all’attore. Dal pulsante al delegato. E quando il software diventa delegato, la fiducia smette di essere una funzione laterale. Diventa il prodotto.

Anche il metro con cui si misurerà il successo delle aziende, secondo l’ad di Namirial, cambierà pelle. «Il successo nel futuro si baserà sui ricavi che farai, non su quanto hai ridotto la produttività», dice. È una stoccata interessante, quasi controintuitiva, in una stagione in cui l’IA viene raccontata soprattutto come forbice dei costi. Per Pellegrini il punto non è tagliare. È fare di più. Molto di più.

La prova del nove sarà interna. «Mi aspetto di raddoppiare il business senza far crescere tantissimo il numero di persone», spiega precisando che l’attesa è di riuscire ad aumentare la produttività «con lo stesso numero di persone». Non è automazione che sostituisce il lavoro. È qualcosa di più sottile e, per certi versi, più realistico: la stessa squadra che riesce a spingere un volume di attività più alto, perché il software si prende il carico ripetitivo e lascia agli umani le eccezioni, il disegno, la responsabilità finale.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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