L’ex ministro

Marianna Madia lascia il Pd e passa a Italia viva: con Renzi rafforziamo i riformisti

L’ex ministra si era avvicinata a Renzi con la partecipazione a eventi organizzati dall’ex premier

di Redazione Roma

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La deputata del Pd Marianna Madia lascia il partito: approderà al gruppo parlamentare di Italia viva. La ex ministra dei governi Renzi e Gentiloni ha inviato un messaggio nella chat dei riformisti dem: «Amici, provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti».

«Salis molto capace»

A Repubblica.it ha spiegato le ragioni della scelta: «Sto scommettendo, non alla cieca ma razionalmente, sull’allargamento e il rafforzamento del centrosinistra in un’area che sarà decisiva per la vittoria della coalizione progressista alle prossime politiche. È stata la stessa segretaria Elly Schlein a dire per prima che il Pd da solo non è sufficiente: servono alleanze con tutte le forze, civiche, oltre che politiche, per offrire un progetto di alternativa alla destra. E allora io vado dove si determinerà lo scontro elettorale: non in Italia viva, bensì in qualcosa di più grande e diverso, dove certo Matteo Renzi giocherà un ruolo importante, ma che sarà utile allo scopo solo se ci saranno anche altre e altri».

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Alla domanda se il leader di un nuovo rassemblement riformista sarà Silvia Salis Madia ha risposto così: «Che la sindaca di Genova sia molto capace non ci sono dubbi, lo si vede anche da come sta già affrontando la sua esperienza amministrativa. Dopodiché non so se lei ne avrebbe voglia. E d’altra parte bisogna prima capire chi aderirà a questo progetto e per fare cosa. Ho però una certezza: le nostre idee, un’impostazione convintamente riformista, saranno decisive per rafforzare la proposta di governo del centrosinistra. Alla fine è l’unica cosa che conta davvero».

I segnali del malessere

A inizio aprile Madia, insieme agli altri esponenti dell’area riformista (di fatto l’unica corrente di minoranza nel Pd) Graziano Delrio e Giorgio Gori, aveva partecipato alle “Primarie delle idee”, un evento organizzato da Matteo Renzi per la costruzione del programma in vista delle politiche. «Questa iniziativa, che non è di partito, - aveva detto Madia - offre uno spazio ampio di partecipazione che va frequentato. Bisogna andare molto oltre i confini di partito, mettendo in discussione le appartenenze».

Da tempo si raccontava del malumore della deputata, tanto che era già circolata l’ipotesi di una sua uscita dai dem. Un piccolo caso era scoppiato a marzo in occasione del voto sulle risoluzioni del centrosinistra sulle comunicazioni della premier su Iran e Consiglio Ue. Al Senato Azione e Iv avevano messo a punto una risoluzione unitaria che a Palazzo Madama era stata sottoscritta anche dal senatore del Pd Pier Ferdinando Casini e alla Camera dalla stessa Madia.

La deputata si era fatta portatrice di una posizione in qualche modo dialogante anche con la maggioranza. «Con colpevole ritardo - evidenziava Madia - Giorgia Meloni apre alle opposizioni sulla politica estera. Io penso, come ha detto prima di me benissimo Filippo Sensi, che seppur con estrema cautela si debba andare a verificare».

L’attenzione verso Renzi

Ma non era passata inosservata neanche la presenza dell’ex ministra all’iniziativa di Milano organizzata a gennaio da Renzi per lanciare il progetto centrista di una Margherita 4.0.

L’esordio in politica grazie a Veltroni

Madia è entrata in politica nel 2008, a 28 anni, quando venne scelta come capolista Pd nella circoscrizione Lazio 1 da Walter Veltroni. «Io non sapevo che la mia straordinaria inesperienza fosse funzionale a questa occasione»: sono le parole con le quali si presentò ai giornalisti nella sede Dem il giorno dopo l’annuncio della sua candidatura.

Nata nel 1980 si diploma al liceo francese e si laurea in Scienze politiche a Roma con una tesi in economia del lavoro. Madia collabora negli anni con Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta e promossa da Enrico Letta, ed entra poi a far parte del Comitato direttivo. La sua presenza alla Camera viene confermata nel 2013 dopo aver ottenuto circa 5.000 preferenze alle primarie del Pd.

L’esperienza da ministra

Responsabile per il Lavoro nella segreteria del partito a guida Matteo Renzi, diventa ministra della Pubblica amministrazione e della semplificazione del primo governo Renzi. Giura il 22 febbraio, salendo al Quirinale col pancione. Caduto l’esecutivo, il 12 dicembre 2016 viene confermata ministra della Pubblica amministrazione da Paolo Gentiloni. Sono anni in cui si occupa di riformare la P.a, con l’obiettivo di semplificare procedure, digitalizzare, riorganizzare le partecipate e modernizzare il pubblico impiego. Tra le misure più note, quelle legate alle procedure accelerate e alle sanzioni contro i “furbetti del cartellino”.

Lasciato il ruolo al governo, negli anni successivi continua il suo impegno in Parlamento: è spesso al centro di polemiche con i colleghi e le colleghe del partito (al congresso vinto da Elly Schlein appoggia Bonaccini) e negli ultimi anni all’interno del partito si posiziona nell’area riformista, contestando in diverse occasioni le scelte sui temi del lavoro.

Ultimamente si occupa molto di social e minori, portando avanti una battaglia trasversale affinché sia stabilita un’età minima per l’accesso alle piattaforme.

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