La tensione in Medio Oriente

Patuelli: «Se vanno in crisi le imprese seguono poi le famiglie e le banche»

Il presidente Abi: «I tassi? Segnali al rialzo dai mercati, vedremo le banche centrali»

di L.Ser.

Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli IMAGOECONOMICA

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«La mia prima preoccupazione va alle imprese. Se vanno in crisi le imprese, seguono le famiglie e le banche. È indissolubile questo meccanismo. E quindi bisogna ragionare su nuovi investimenti per lo sviluppo delle imprese. Quello che è stato fatto negli anni della pandemia è stato un salto di qualità da parte dell’Unione europea. Le risposte nazionali non bastano, non c’è la solidità corale di prospettive, oltre che le risorse». Lunedì 13 aprile il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha parlato intervistato dal giornalista Cesare Peruzzi nella sede a Firenze di Confindustria Toscana Centro e Costa.

Il presidente dell’associazione bancaria italiana ha posto al centro del dibattito i rischi per l’economia nazionali se la situazione di tensione in Medio Oriente si protrarrà.

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«Andando avanti in modo prolungato, come io temo fortemente, con questi conflitti bellici così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche che sono indissolubilmente legate alla rischiosità».

Il banchiere ha concordato sul fatto che gli istituti di credito nazionali sono solidi, ma il quadro non è omogeneo.

«Ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato», ha osservato puntando l’attenzione sul fatto che i soggetti più fragili potrebbero soffrire nel lungo termine. E, come ampiamente già sperimentato in passato, quando si apre una crisi in ambito bancario l’effetto a catena in termini di fiducia fa presto a scattare. Frattanto c’è attesa sulle mosse future delle banche centrali.

«I tassi di mercato cambiano tutti i giorni. Io faccio il confronto fra i tassi del 27 febbraio, giorno antecedente l’inizio della nuova grossa guerra mediorientale, e quelli di un mese e mezzo dopo. Sono germogliati i tassi dei titoli di Stato, sono germogliati i tassi interbancari, quindi il germoglio c’è già stato. È chiaro che è un germoglio e che è un andirivieni, perché ci sono dei giorni in cui crescono, dei giorni in cui calano, sulla base delle speranze evolutive. Le banche centrali normalmente seguono e non precedono gli andamenti di mercato, quindi abbiamo interrogativi forti: speriamo che non siano drastici». Nel contesto di crescente incertezza si fa ancora più urgente un piano interventi per sostenere la crescita dell’economia.

«Bisogna fare una nuova iniziativa simile al Pnrr dando nuova spinta e nuova fiducia all’Europa che è al di fuori dei conflitti bellici e quindi non solo ha delle prospettive diverse in termini di relazioni internazionali, ma può essere molto più fortemente e ulteriormente attrattiva».

Secondo il banchiere, «l’Unione Europea nel momento della crisi pandemica ha avuto una grande spinta. E di questa grande spinta l’Italia si è avvantaggiata molto: quindi l’Europa oggi deve essere consapevole che, soprattutto nelle zone del Mediterraneo, c’è un livello di rischi superiore, quindi non bisogna aspettare che i rischi aumentino».

In generale, secondo Patuelli, «ci aspettano delle incertezze, degli interrogativi e bisogna abituarsi a un mondo che ha molti più interrogativi di quelli che avevamo negli anni passati. È un approccio metodologico e culturale al quale dobbiamo avvicinarci, non pensando che sia un’eccezione, ma pensando invece che in una società che è in una fase di trasformazione molto forte ci possono essere strutturalmente molti più interrogativi rispetto a quelli a cui siamo abituati».

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