Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di L.Ser.
3' di lettura
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«La mia prima preoccupazione va alle imprese. Se vanno in crisi le imprese, seguono le famiglie e le banche. È indissolubile questo meccanismo. E quindi bisogna ragionare su nuovi investimenti per lo sviluppo delle imprese. Quello che è stato fatto negli anni della pandemia è stato un salto di qualità da parte dell’Unione europea. Le risposte nazionali non bastano, non c’è la solidità corale di prospettive, oltre che le risorse». Lunedì 13 aprile il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha parlato intervistato dal giornalista Cesare Peruzzi nella sede a Firenze di Confindustria Toscana Centro e Costa.
Il presidente dell’associazione bancaria italiana ha posto al centro del dibattito i rischi per l’economia nazionali se la situazione di tensione in Medio Oriente si protrarrà.
«Andando avanti in modo prolungato, come io temo fortemente, con questi conflitti bellici così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche che sono indissolubilmente legate alla rischiosità».
Il banchiere ha concordato sul fatto che gli istituti di credito nazionali sono solidi, ma il quadro non è omogeneo.
«Ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato», ha osservato puntando l’attenzione sul fatto che i soggetti più fragili potrebbero soffrire nel lungo termine. E, come ampiamente già sperimentato in passato, quando si apre una crisi in ambito bancario l’effetto a catena in termini di fiducia fa presto a scattare. Frattanto c’è attesa sulle mosse future delle banche centrali.