Intervista a Marco Marsilio

«Patto per il Centro Pronti ad accelerare su autostrade e porti»

Il riconfermato governatore dell’Abruzzo: «Digitale e green pilastri della crescita. L’auto resterà cuore pulsante della regione. Per farmaceutica e alimentare più investimenti nella logistica»

di Michele Romano

Con la vittoria alle regionali del 10 marzo Marco Marsilio (Fdi) è stato riconfermato governatore dell’Abruzzo

4' di lettura

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Riportare l’Abruzzo tra le regioni europee più sviluppate, completando il percorso di fuoriuscita dalla condizione di sottosviluppo intrapreso ormai da decenni. Marco Marsilio ha incassato il suo secondo mandato, rinnovato la giunta (4 conferme e 2 nomi nuovi, ma anche qualche mal di pancia), chiamato a raccolta a Palazzo Silone, a L’Aquila, assessori e dirigenti per definire gli obiettivi dei prossimi 5 anni, «con digitalizzazione e sviluppo delle tecnologie green che saranno pilastri fondamentali del percorso di crescita».

Crescita che ruoterà sempre intorno all’automotive?

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È il cuore pulsante dell’economia regionale, con un tasso d’industrializzazione pari al 27%, dato in linea con le regioni del Nord e decisamente più elevato rispetto alla media italiana. Da noi genera 8 miliardi di fatturato, impegna 23mila addetti e registra una significativa crescita in termini di export (intorno al 48%). Il comparto include ad Atessa il più importante stabilimento europeo nella produzione di veicoli commerciali leggeri di Stellantis e la recente visita di Carlos Tavares ci ha consentito di avere conferme importanti sulla centralità dell’impianto nelle dinamiche di produzione dell’azienda: come Regione stiamo contribuendo ai successi di quell’impianto rinnovando e modernizzando le infrastrutture.

Quali altri settori possono incidere nei prossimi anni?

Guardando solo all’export, in grande crescita nel 2023, le nostre imprese sono ben inserite nel circuito internazionale, assumendo talvolta una posizione di indubbio interesse all’interno di nicchie ad alto contenuto innovativo. I settori chimico-farmaceutico e agroalimentare, che in Abruzzo possono contare su catene del valore solide e in grande crescita internazionale, hanno bisogno degli investimenti sulla logistica integrata per raggiungere più velocemente i luoghi di spedizione.

Le infrastrutture, materiali e immateriali, sono una criticità cronica: come se ne esce?

Migliorando la connettività con le altre regioni, aprendo ai voli intercontinentali con l’allungamento della pista dell’aeroporto internazionale di Pescara, potenziando i collegamenti tra le aree interne e la costa, promuovendo una mobilità sicura e sostenibile, rafforzando la sinergia tra i porti e gli interporti. La Commissione Europea nel 2022, grazie alla nostra azione incessante, ha incluso finalmente nella rete Extended Core la dorsale adriatica da Ancona fino a Foggia, restituendo quindi all’Abruzzo quella vocazione di regione cerniera e luogo di intensi scambi commerciali e culturali tra il Nord ed il Sud, tra l’Ovest e l’Est.

Quali le priorità?

Negli ultimi anni abbiamo intensificato gli investimenti proprio sulle infrastrutture ferroviarie e sulla portualità per agevolare lo sviluppo dell’intermodalità e della logistica. Ora bisogna accelerare per la realizzazione della terza corsia sul tratto abruzzese dell’A14: è in corso una positiva interlocuzione con i vertici di Aspi e presto cominceranno le progettazioni preliminari di un’arteria strategica nel sistema infrastrutturale nazionale ed europeo, per favorire il flusso di merci e di persone che ogni giorno attraversa la nostra regione. Fondamentali saranno anche gli interventi che consentiranno al sistema portuale abruzzese di essere più competitivo, con una offerta ampliata, che vada a sostenere le esigenze del sistema industriale e della pesca.

Sull’arretramento e l’alta velocità ferroviaria lungo l’Adriatica sono tutti d’accordo: meglio interventi chirurgici, dove ci sono progetti seri e soldi sicuri, o va realizzata tutta insieme?

Il progetto di arretramento della tratta ferroviaria, che porterebbe alla realizzazione di una nuova infrastruttura destinata al traffico passeggeri e merci, andrebbe a liberare l’attuale tratta, che spesso attraversa i nostri paesi lungo la costa, località turistiche che mal sopporterebbero l’aumento del traffico merci. Abbiamo lavorato in questi anni per costruire un coordinamento tra tutte le Regioni dell’Adriatico centro-meridionale per sollevare nei confronti del governo nazionale, del Parlamento e dell’opinione pubblica questo gap infrastrutturale pesantissimo, che colpisce tutte le regioni esposte sulla costa orientale: abbiamo ottenuto l’inserimento nella Rete Core TEN-T, un primo stanziamento per rafforzare la linea ferroviaria adriatica, bisogna fare di più perché se la linea adriatica deve essere dedicata sia all’alta velocità che al trasporto merci di certo non può passare dove passa oggi e, in particolare, non può passare nei tratti che sono ancora oggi fortemente antropizzati e urbanizzati, lungo la costa turistica.

La Zes Abruzzo ha favorito notevoli investimenti pubblici e privati: la Zes unica del Mezzogiorno è in grado di garantire lo stesso passo?

La Zes Abruzzo ha lavorato molto bene grazie soprattutto alla competenza e all’impegno del commissario Miccio e della sua squadra. Tuttavia, il decreto Sud, che ha istituito la Zes unica nel Mezzogiorno, oltre a essere un’intuizione straordinaria, rappresenta anche un’opportunità ancora maggiore. In Abruzzo, la zona economica speciale copriva solo 1.703 ettari, mentre la nuova area interessa una fetta importante del territorio regionale; inoltre, l’autorizzazione unica è garantita in tutti i comuni della regione. Nello specifico, per l’Abruzzo, che è la sola regione del Sud in transizione, la Zes unica estende vantaggi fiscali a ben 82 comuni, mentre prima i territori comunali interessati dalle agevolazioni e individuati sulla base del regolamento europeo sugli aiuti di stato erano appena 37. Ci sono tutte le premesse per dar vita a un “Mezzogiorno d’Italia” che potrà attrarre nuove imprese grazie a credito agevolato, semplificazione amministrativa e investimenti per la costruzione di nuove infrastrutture.

E che resta di quella cerniera che era il Centro Italia, con Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, Regioni attualmente tutte governate dal centrodestra?

Esiste una questione Centro Italia che riguarda diverse sfide socioeconomiche e infrastrutturali: queste regioni spesso si trovano a fronteggiare problemi come deindustrializzazione, fuga di cervelli, scarsità di investimenti e isolamento geografico. Affrontare queste sfide richiede un impegno coordinato a livello nazionale e regionale per promuovere lo sviluppo economico e sociale delle aree centrali, garantendo loro pari opportunità di crescita e prosperità. Estendere i confini regionali, in un’ottica di sistema con tutto il territorio del Centro Italia, è un passaggio necessario per massimizzare strategie e competenze di rilancio.

È una sorta di patto per il Centro…

Lo abbiamo avviato già nel 2021 con l’obiettivo di incrementare la capacità delle nostre società in house a progettare e realizzare interventi di sistema, al fine di valorizzare le buone pratiche e avviare azioni condivise nel contesto dei programmi nazionali, dei bandi europei e internazionali.

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