Il progetto di arretramento della tratta ferroviaria, che porterebbe alla realizzazione di una nuova infrastruttura destinata al traffico passeggeri e merci, andrebbe a liberare l’attuale tratta, che spesso attraversa i nostri paesi lungo la costa, località turistiche che mal sopporterebbero l’aumento del traffico merci. Abbiamo lavorato in questi anni per costruire un coordinamento tra tutte le Regioni dell’Adriatico centro-meridionale per sollevare nei confronti del governo nazionale, del Parlamento e dell’opinione pubblica questo gap infrastrutturale pesantissimo, che colpisce tutte le regioni esposte sulla costa orientale: abbiamo ottenuto l’inserimento nella Rete Core TEN-T, un primo stanziamento per rafforzare la linea ferroviaria adriatica, bisogna fare di più perché se la linea adriatica deve essere dedicata sia all’alta velocità che al trasporto merci di certo non può passare dove passa oggi e, in particolare, non può passare nei tratti che sono ancora oggi fortemente antropizzati e urbanizzati, lungo la costa turistica.
La Zes Abruzzo ha favorito notevoli investimenti pubblici e privati: la Zes unica del Mezzogiorno è in grado di garantire lo stesso passo?
La Zes Abruzzo ha lavorato molto bene grazie soprattutto alla competenza e all’impegno del commissario Miccio e della sua squadra. Tuttavia, il decreto Sud, che ha istituito la Zes unica nel Mezzogiorno, oltre a essere un’intuizione straordinaria, rappresenta anche un’opportunità ancora maggiore. In Abruzzo, la zona economica speciale copriva solo 1.703 ettari, mentre la nuova area interessa una fetta importante del territorio regionale; inoltre, l’autorizzazione unica è garantita in tutti i comuni della regione. Nello specifico, per l’Abruzzo, che è la sola regione del Sud in transizione, la Zes unica estende vantaggi fiscali a ben 82 comuni, mentre prima i territori comunali interessati dalle agevolazioni e individuati sulla base del regolamento europeo sugli aiuti di stato erano appena 37. Ci sono tutte le premesse per dar vita a un “Mezzogiorno d’Italia” che potrà attrarre nuove imprese grazie a credito agevolato, semplificazione amministrativa e investimenti per la costruzione di nuove infrastrutture.
E che resta di quella cerniera che era il Centro Italia, con Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, Regioni attualmente tutte governate dal centrodestra?
Esiste una questione Centro Italia che riguarda diverse sfide socioeconomiche e infrastrutturali: queste regioni spesso si trovano a fronteggiare problemi come deindustrializzazione, fuga di cervelli, scarsità di investimenti e isolamento geografico. Affrontare queste sfide richiede un impegno coordinato a livello nazionale e regionale per promuovere lo sviluppo economico e sociale delle aree centrali, garantendo loro pari opportunità di crescita e prosperità. Estendere i confini regionali, in un’ottica di sistema con tutto il territorio del Centro Italia, è un passaggio necessario per massimizzare strategie e competenze di rilancio.