Nuove partite Iva, calano le attività del commercio. In crescita sanità e formazione
Nel primo trimestre 2026 cambia il mix delle aperture. Crollano i soggetti non residenti. Forfettario scelto dal 75% delle persone fisiche
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I primi mesi di quest’anno confermano la fuga dalle nuove attività commerciali. Ogni 100 partite Iva aperte tra gennaio e marzo, solo 12,3 hanno riguardato il commercio; fino al 2021 il dato era sempre stato al di sopra del 20% e ancora l’anno scorso era al 16 per cento. Il calo riguarda sia le attività al dettaglio, sia quelle all’ingrosso. E coinvolge anche le vendite online, come si può vedere dal crollo delle partite Iva aperte da soggetti non residenti (-72,6% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo 2025), i quali sono «essenzialmente costituiti da società di commercio on-line», precisa l’Osservatorio del dipartimento delle Finanze.
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Ma mentre nel caso delle vendite via internet la contrazione delle nuove posizioni fiscali può dipendere anche da una concentrazione del mercato in mano a pochi grandi e grandissimi operatori, per le vendite tradizionali tutto lascia pensare che la difficoltà sia generalizzata. Il Rapporto immobiliare dell’Omi rileva infatti che le nuove locazioni di negozi sono scese dal 40 al 35% sul totale di quelle non residenziali registrate alle Entrate su base annua tra il 2016 e il 2022, per poi restare stabili su tale percentuale fino al 2025. Ed è evidente che spesso la nascita di una nuova posizione Iva si accompagna all’affitto di un locale commerciale.
I settori in crescita
La nuova fotografia dice anche altro. Nel complesso, nel primo trimestre del 2026 – pur con una flessione del 2,2% su base annua – sono state aperte 184.895 partite Iva. La quota del commercio è stata superata, anche se di poco, dalle attività per la salute e di assistenza sociale (12,5%): unico settore, insieme a quello dell’istruzione e formazione, a mostrare aperture in aumento (+15%). Insomma, a fronte di un numero di nuove attività che si è sempre mantenuto intorno al mezzo milione all’anno negli ultimi dieci anni, cambia il mix delle scelte di imprese, ditte e lavoratori autonomi.
La banca dati delle Finanze ragiona per macro-codici Ateco, spesso eterogenei al loro interno. In quello delle «Attività per la salute umana e di assistenza sociale», ad esempio, ricadono medici, odontoiatri, psicologi, infermieri o fisioterapisti, ma anche chi trasporta i pazienti in ambulanza e chi esegue «tecniche di trattamento del corpo» (massaggi). Mentre il settore dell’istruzione va da quella primaria a quella terziaria; e la formazione può essere sportiva, ricreativa, culturale, ma anche quella dei corsi di lingua, di aggiornamento professionale, o delle scuole guida.
Di certo, sanità e formazione sono settori a bassa intensità di capitale, adatti anche al regime forfettario, che infatti continua a crescere. Sempre in questo primo trimestre dell’anno 104.136 soggetti hanno optato per il forfait: pari al 75% delle nuove posizioni avviate dalle persone fisiche. Un dato, quest’ultimo, che nel primo trimestre dell’anno scorso era al 73,9% e che nell’intero 2025 si è rivelato pari al 70,7 per cento.









